“SE DOVREI …” In aula con i consiglieri comunali

Capace anche di ironia e satira il nostro serioso specialista in racconti d’Epoca di Barletta e d’intorni, Michele Grimaldi. Una sua imprevedibile fiammata in favore del buon lessico arriva come una spensieratezza primaverile sulla mail di redazione e fa bene a noi e al giornale. Una rivelazione, la sua estrosità. Si, perché non sono le bacchettate che dissemina in questo articolo a sorprenderci ma il ” sistema del racconto” prescelto. Soffice, penetrante e severo nello stesso tempo. Coinvolge i Consiglieri comunali ma è un caso, possiamo immaginare che questo suo spunto di efficacia affatto presuntuosa, sia propedeutica ad altri solfeggi con altri indirizzi. Siamo pronti a subirla anche noi questa allegria attuale e inconsueta. 

 

Più volte, dopo aver assistito ad una crudele ed indiscriminata pulizia etnica, oh scusate intendevo dialettica, tipo quella che si compie durante il consiglio comunale di un qualsiasi centro italiano, ho pensato di rivolgermi a qualche organizzazione, stile WWF, che si occupa della difesa e la conservazione della lingua italiana.

L’iniziativa, a dir la verità, andrebbe estesa a largo raggio perché il massacro della lingua italiana e soprattutto delle parole “storpiate” che farciscono discorsi senza senso, croce e delizia della medesima, non viene consumato solo nei piccoli comuni ma anche in sfere ben più alte. Ma si sa, il sud, è da sempre culla di cultura, basti pensare alla magna grecia tanto cara alla Puglia.

E forse, proprio in ossequio a tale retaggio culturale e per il decoro delle istituzioni, non sarebbe da disprezzare l’idea di rimandare a scuola i consiglieri comunali che di etimologia, congiuntivi e sintassi, sorvolando sull’uso improprio di termini stranieri, proprio non vogliono saperne, né nelle esibizioni oratorie (venghino signori venghino!) degli interventi in Aula né nelle molto più dolenti note scritte.
A dirla tutta l’iniziativa sarebbe dovuta partire ad opera dei Sindaci (naturalmente anche loro nel calderone) i quali avrebbero dovuto avvertire la necessità di tutelare “l’immagine” dell’amministrazione e soprattutto accogliere le istanze dei cittadini, stanchi di vedersi rappresentare da politici che fanno un uso improprio non solo della lingua italiana, ma anche dell’associazione di idee, con neologismi frutto della più sfrenata fantasia letteraria meritevole di essere raccolta e pubblicata in qualche libro in stile Totti scrittore di barzellette.

Ometto, dolosamente e soprattutto pietosamente, i nomi e gli esempi più gustosi ascoltati personalmente in questi ultimi tempi ma propugnerei, con forza, l’istituzione di corsi di recupero finalizzati alla salvaguardia di una sintassi corretta e cosciente così pietosamente mortificata da chi fa brutalmente scempio della lingua italiana. Pensiamo anche che i corsi potrebbero essere a costo zero per l’amministrazione comunale, infatti, pur di interrompere il genocidio del dolce stil novo, molti insegnanti si offrirebbero volontari per tale compito, sempre che i consiglieri comunali, offesi, non si ribellino cercando di preservare, istituendo una specie di riserva, la loro “originalità” linguistica.

Ad onor del vero e a parziale discolpa degli “oratori della domenica” debbo riconoscere che a tutti può capitare di sbagliare, specie quando si sta parlando a ruota libera o si sta improvvisando un discorso, peggio ancora quando si sta scrivendo. A volte ci può scappare l’errore, la sbadataggine o il lapsus ma ci conviene, se qualcuno ce lo dovesse far notare, riconoscere di avere semplicemente sbagliato e sorriderci su.
Inoltre non è raro ascoltare altre chicche linguistiche da chi, pur in possesso di un titolo di studio che dovrebbe prevedere la padronanza dell’ars oratoria (leggi avvocati), senza alcuna modestia, si crede convinto di avere buona cultura e di potere declamare qualsiasi cosa in pubblico, ignorando completamente Socrate, illustre pensatore e filosofo, il quale, anche se molto colto con (forse) eccessiva modestia, affermava: “Io non so, quindi come posso dire di sapere di non sapere? ”. In poche parole un chiaro esempio di dotta e inconsapevole ignoranza.

Ancor più capita e non di rado, di ascoltare amministratori della cosa pubblica, consiglieri comunali, gente comune, presentatori di programmi televisivi e radiofonici o di spettacoli vari o ancora improvvisati oratori che, nei loro comizi elettorali, in assemblee, convegni e raduni pubblici, si inventano parole tipo “stranizzato” ignorando, in maniera colpevole, l’esistenza del verbo “stranire” e della sua declinazione.
Ah come sono lontani i tempi di un Signore della politica e sopraffino oratore, tale Cesare Dante Cioce, il quale ogni volta decideva di intervenire nel consesso comunale barlettano, attirava, come il pifferaio di favolistica memoria, l’attenzione e l’approvazione dell’intero auditorio !

Si, va bene, vogliamo anche accettare l’obiezione di coloro i quali affermano che un sorriso vale molto, e quindi è bello ed anche utile, inventarsi un antidoto ai tanti pensieri della vita e ai tanti veri problemi che quotidianamente ci tolgono la serenità, cercando, quando ciò sia possibile, di sorriderci sopra e sorridere anche di noi stessi.
E passi ! Come, in più, vogliamo far nostro l’antico proverbio latino che recita “Errare humanum est ” riconoscendo così di appartenere ad una società che nel suo complesso è caratterizzata sia da pregi che da difetti. Ma e c’è sempre un ma, se accettiamo l’inizio della massima antica dobbiamo, gioco forza, far nostra la seconda e forse più importante parte nella quale si può leggere una sentenza e cioè “perseverare autem diabolicum ”. E questa la si può applicare alla maggioranza dei casi!
Chi scrive si rende conto benissimo dei pericoli continui, sempre in agguato, che ci sono nell’esercizio di professioni o incarichi pubblici come quello di giornalista, di politico o di uomo di spettacolo in genere, dovendosi confrontare molto spesso (e mi riferisco soprattutto ai massmediologi) con strumentazioni varie e sempre più sofisticate, soprattutto i computer e i nuovi mezzi di trasmissione delle notizie e soprattutto, con i tempi sempre più ristretti per essere pronti e prima degli altri, a dare le ultimissime notizie, a raccontare gli ultimi avvenimenti.

In questo contesto di stress da notizia l’errore, la svista, la “castroneria” non può mancare certamente. E finché ci si può ridere sopra, va tutto bene però guai se l’errore, la svista fa diventare, solo per fare qualche esempio, un noto consigliere comunale e professionista di indiscussa fama in un altrettanto affermato consigliere e professionista “discutibile”.
E guai per chi parla o scrive se poi è costretto, anziché confrontarsi con lettori/platea che per fortuna, in parte, sono distratti da altri attrattori al momento delle corbellerie, a dover fari i conti con la meticolosa attenzione di personaggi che possono essere considerati vere e proprie lenti di ingrandimento mediatiche, “esseri” che, non sappiamo come facciano, riescono a seguire contemporaneamente, magari, diversi giornali, radio, televisioni nazionali e locali, siti Internet e diavolerie del genere, uno che riesce istintivamente a cogliere a volo quel “batti lei ” alla Fantozzi che da un lato provoca un bonario sorriso che ha un valore “dissacratorio” notevole e che si basa su un ragionamento semplice, dall’altro scatena un atteggiamento di pietosa commiserazione e se vogliamo ribrezzo per l’incauto oratore.
A questo punto da persone intelligenti, quali stimiamo essere tutti gli oratori, dovrebbero porsi una semplice domanda: come evitare di far parte dell’esercito dei comici inconsapevoli ?

Capita a tutti di avere un dubbio, di non sapere come vada pronunciata o scritta una parola, come debba essere declinato un verbo o fatta una concordanza. I novelli assassini seriali della grammatica massacrano con supponenza e sfacciataggine le regole e la tradizione della nostra lingua: chi invece la ama e la rispetta fa uno sforzo in più e quando è tormentato da un dubbio, cerca la giusta soluzione in una buona grammatica, in un buon dizionario, o nei manuali facili e divulgativi.
Basta poco, in fondo, per evitare di far parte di questo esercito: un po’ di attenzione, maggiore rispetto, e ogni tanto un veloce test di autovalutazione per essere sicuri di stare alla larga dal comico ma anche grammaticalmente triste e desolante “se dovrei”, oppure adottare l’antico detto che recita “La natura insegna a parlare, e la ragione a tacere”.
Con buona pace di Dante e compagni che smetterebbero, così, di rivoltarsi nei loro alloggi.

Commenta questo articolo

CONDIVIDI
Articolo precedenteIl via ai lavori della I Commissione per l’istituzione del registro delle unioni civili
Articolo successivoLavoro ed emergenza casa, la Cgil incontra il Presidente ed il Prefetto della Bat
Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here