Savino, Ruggiero e la sindrome Mattia Pascal

Devo chiedere venia fin d’ora, ma questo intervento estemporaneo lo si deve al mio articolo pubblicato un po’ di tempo fa nel quale riportavo la notizia relativa al “vero” nome del Loffredo che, come risulta dall’atto di nascita n. 283 dello stato civile del Comune di Barletta anno 1828, non era SABINO bensì SAVINO.

In tantissimi mi hanno contattato e fermato per strada per manifestarmi la loro sorpresa nel leggere tale verità storica e nello stesso tempo per esprimermi il loro malumore per l’assoluta approssimazione e trascuratezza con la quale sono state organizzate le celebrazioni per il centenario della morte ( ma siamo sicuri che era la morte e non la nascita? Siamo sicuri, siamo più che sicuri!) dello storico Barlettano al quale oltretutto è intitolata la Biblioteca comunale (orrore!) tenuto presente che non ci si è nemmeno accertati di quale fosse il  vero nome del nostro celebre concittadino.

Torno a chiedervi nuovamente scusa, però mi vedo costretto a soffermarmi sull’argomento non tanto per ergermi a tuttologo o depositario della verità ma solo per riportare la mia ormai quarantennale  esperienza lavorativa quale Archivista di Stato che, tra le altre cose, mi vede impegnato nell’informatizzazione degli atti dello stato civile (nascite, matrimoni e morti) del Comune di Barletta, la qual cosa mi ha “costretto” a studiare uno ad uno tutti gli atti prodotti dal 1809 (anno di istituzione dello stato civile) fino al 1899.

Un secolo di nomi vi sembra abbastanza per farsene un’idea più o meno fondata e quindi per poter parlare con cognizione di causa?

E proprio l’annuncio dell’omaggio a  “Sabino Castellano” previsto per lunedì 4 dicembre, organizzato dall’Amministrazione comunale di Barletta, che ha deciso di dedicare una giornata al ricordo del concittadino iniziatore degli scavi a Canne della Battaglia ed intitolare allo studioso il piazzale antistante l’Antiquarium di Canne, ha stimolato la mia curiosità (brutto vizio questo!) e ho voluto verificare l’atto di nascita del professore e con mia minima meraviglia, è arrivata la conferma (ma non avevo alcun dubbio) che il nome voluto per il proprio figlio dal sig. Mariano Castellano il 31 ottobre 1898, atto n. 1620, era Savino con la “V”.

Dico minima meraviglia non per falsa modestia bensì perché nella lingua barlettana, ribadisco LINGUA barlettana, il nome del Vescovo di Canosa si trasformava da Sabino in Savino e questo supportato dai tantissimi atti di nascita di bambini nati nella nostra Città che riportano tale mutazione linguistico-dialettale.

Si badi bene, l’intitolazione di una arteria, piazza, luogo cittadino è ovviamente un atto amministrativo deciso con delibera di Giunta e quindi soggetto ad essere dichiarato nullo in presenza di difformità dalla legge e per questo motivo, avendo ricevuto richiesta di notizie, mi ero premurato di avvisare che il nome era Savino e non Sabino. Ma, come si dice, a lavare la testa all’asino si perde tempo e sapone. Va beh!

Eguale ragionamento per il nome Ruggero (deriva dal germanico Hrodger o Hrotger composto dai termini hrod o hruod  fama o gloria e ger lancia, in Italia inoltre si chiamano Rugg(i)ero in 23.236), che “ …l’amata lingua natia volle” che fosse trasformato in Ruggiero (Rggiir non una ma due i).

Ho seguito nel tempo gli interessantissimi duelli, all’ultimo inchiostro, tra scrittori-storici e giornalisti di diverse testate che in più di una occasione hanno perorato la causa del Savino con o senza la “b” e Ruggiero con o senza la (i).

Non è mia intenzione schierarmi con nessuna delle due fazioni, anche se sono portato a far mie le verità storiche (deformazione professionale ?), ma viene naturale chiedersi il perché si seguano differenti teorie a seconda del vento che spira. E mi spiego.

Su un quotidiano di qualche tempo fa, in prima pagina tra i titoli degli articoli, ve ne era uno così intitolato “Don Ruggero Caputo via alla beatificazione”. Naturalmente anche nel corpo dell’articolo più volte veniva ripetuto il nome Ruggero senza la famigerata “i”.

A quel punto mi sono chiesto e tanti altri lo hanno fatto come me: “ Perché, dopo una dura disputa per affermare il barlettano RUGGIERO in questo caso si è deciso di mutare il vero nome del sacerdote?”

E si, perché, come viene riportato sulla pubblicazione di Don Sabino Lattanzio (a ridaglie! Nomi “ufficiali” Sa(v)ino Amedeo Lattanzio nato a Barletta l’11 ottobre 1960, atto n.1687) “Don Ruggero Caputo pane spezzato con Cristo”  il sacerdote in odor di santità “…prende il nome dal Santo Patrono di Barletta, e come avviene da tradizione secolare per la maggior parte dei barlettani, per volgarizzamento del nome latino è stato dichiarato all’anagrafe Ruggiero. Tuttavia alla stregua di altri confratelli del suo tempo aventi lo stesso nome, preferirà firmarsi Ruggero (anche il Loffredo si firmerà sempre Sabino come risulta da diversi documenti).

Stesse considerazioni possono essere associate alla presentazione del libro riguardante il gesuita barlettano Giuseppe Filograssi (?). La pagina culturale dello stesso quotidiano se n’è interessata in maniera completa e puntuale, come al solito, ma qualcosa, non proprio trascurabile, è sfuggita all’autore del libro e cioè che nel Comune di Barletta non risulta essere nato nessun FILOGRASSI Giuseppe bensì, come si evince dall’atto di nascita n.1.341 dello stato civile del Comune di Barletta, “ … il giorno 17 novembre dell’anno 1875 alle ore antimeridiane dieci in via Mulini n.13 è nato FILOGRASSO Giuseppe figlio di Michele, contadino, e Monterisi Angela Michele, donna di casa”. Per completezza d’informazione il gesuita è morto a Roma il 12 aprile 1962, atto n.587 parte I.

Accetto, da persona democratica e quindi aperta ad ogni giusta osservazione, la tesi del “così si firmava”, ma subito ci salta agli occhi un altro errore ( o orrore ?) storico; vi dice niente il nome di don Peppuccio Damato ?  

E si, il religioso e storico barlettano che ha raccontato il periodo delle due guerre ed è stato artefice della rivalutazione della Disfida di Barletta avendo avuto anche la felicissima idea, in collaborazione con l’assessore dell’epoca Vittorio Grimaldi e il notissimo cav. Damiano Daddato, di riproporre il Certame cavalleresco così gradito ai concittadini e ai turisti, si firmava D’Amato.

Altro colpo di scena ! Scatta immediatamente ulteriore e rapido controllo degli atti di nascita e al n. 1641 del 1886 risulta che il giorno 8 del mese di dicembre “nasce DAMATO (senza apostrofo) Giuseppe figlio di Giovanni e di Francabandiera Maria ”.  

A questo punto ( facendo il verso al mitico Lubrano) sorge spontanea la domanda: “ Visto che per il Loffredo si è scelto di intitolare la Biblioteca comunale riportando il nome Sabino così come per Castellano, dato che così si firmavano, perché nell’intitolare a Don Peppuccio la piazzetta prospiciente il Monte di Pietà, il Comune ha optato (dopo rapidissimo dietro front estirpando la vecchia segnaletica verticale con “D’Amato” e sostituendola con la targa “Damato”)  per il cognome risultante dagli atti di nascita senza apostrofo?

Ultima domanda che aumenta i miei dubbi. Perché si è intitolata una via a Michele Genovese e non a “Piripicchio” visto che l’artista di strada così si faceva chiamare?

E così andare per altri tanti ma tanti casi!

In base a questi innegabili fatti viene dal profondo di me stesso depredare l’immenso repertorio dell’inimitabile Totò che in questi casi soleva chiedersi “ … ma siamo uomini o caporali ?”.

Stimati lettori concludo chiedendovi ancora una volta scusa per avervi reso partecipi dei miei dubbi ma, per un’archivista con qualche centinaia di migliaia di atti di nascita negli occhi, non potevo tacere ciò che non è un mio pensiero bensì la storia, polverosa, ma chiarissima…per non parlare della legge, ma questa è tutta un’altra storia.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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