Sanremo 2018 tra umanità e attualità: il messaggio nella musica e nel testo

barlettanews - Sanremo 2018

Sanremo, come ogni anno, entra nelle case degli italiani portando dosi massicce di musica, divertimento, noia, momenti trash e soprattutto critiche. Barletta News ha deciso di non limitarsi al classico commento post visione della kermesse canora più chiacchierata d’Italia, ma di spingersi in un’osservazione del messaggio di alcune delle canzoni scelte da Claudio Baglioni. Abbiamo così scelto di sviscerare i brani degni di nota di questo Festival della canzone italiana.

Partiamo quindi con la canzone vincitrice di Sanremo 2018: Non mi avete fatto niente di Ermal Meta e Fabrizio Moro. Questa canzone tratta un tema non semplice e sostanzialmente definito dai più “facilotto e esageratamente perbenistico”. Ci piacerebbe però soffermarci su una delle dichiarazioni rilasciate dai due cantautori e cioè che Non mi avete fatto niente è nata dopo l’attentato avvenuto durante il concerto di Ariana Grande a Manchester e trae ispirazione dalla lettera scritta da uno dei parenti delle vittime dell’attentato al Bataclan. Vi domanderete questo cosa significhi: ebbene, il primo ascolto del brano evoca alla mente l’immagine di un uomo che urla nel vuoto la sua disperazione. Disperazione nata non solo a causa del dolore provocato dagli attentati terroristici, ma anche dalla scelta dei luoghi in cui colpire. Il pregio di questo brano sta nella sua evoluzione, l’urlo di un singolo che si unisce in un coro di voci che cantano un inno alla speranza, voci che urlano:

Non mi avete fatto niente

Non mi avete tolto niente

Questa è la mia vita che va avanti

Oltre tutto, oltre la gente

Non mi avete fatto niente

Non avete avuto niente

Perché tutto va oltre le vostre inutili guerre

La paura di ciò che accade all’estero, ma non così lontano da noi, non potrà certamente essere guarita da una canzone. La musica però ha grossi poteri sulla nostra psiche, ci motiva, ci aiuta ad andare avanti e in questo caso ci può far vivere ogni giorno con la consapevolezza che ciò che accade nelle nostre vite ed intorno a noi non deve avere il potere di bloccarci.

Niente finto perbenismo per due cantautori raffinati come Meta e Moro, che anche questa volta hanno lanciato un messaggio forte al pubblico, quell’urlo nel vuoto che è ritornato indietro con un eco esplosivo, la dimostrazione che la gente non ha voglia di farsi incatenare a rocce immaginarie a causa della paura. Perché, si sa, la paura uccide più di una bomba.

Un altro brano di Sanremo 2018 di cui vogliamo parlarvi, e che chi scrive avrebbe voluto vedere sul podio, è Almeno pensami di Ron. Ron è un grande interprete, e la sua canzone, firmata dalla penna sopraffina dell’immenso Lucio Dalla, realizza una combo perfetta. Questo brano non può che essere definito, forse anche in maniera troppo semplice, con il termine poesia. Chi conosce, anche in minima parte, la discografia di Lucio Dalla sa cosa intendiamo dire con questa parola. Una semplice storia d’amore che lascia già al primo ascolto mille emozioni. La perseveranza e la forza dell’amore: questo scaturisce dal brano, in una storia d’amore vista attraverso gli occhi di un artista sensibile come Dalla e portata sul palco di Sanremo – grazie alla lungimiranza di Claudio Baglioni – da Ron. Una canzone che non verrà dimenticata tanto facilmente.

E poi, che Sanremo è senza canzoni d’amore? Tra le tante ne ricordiamo un’altra, una canzone che racconta un amore di quelli tormentati e inarrivabili, un amore che però non conosce limiti, un amore tutto pugliese. La leggenda di Cristalda e Pizzomunno di Max Gazzè. Max Gazzè non si smentisce mai, perché le sue capacità da cantastorie permettono a tutti di immergersi in mondi lontani, in leggende infinite che continuano a vivere nonostante il tempo tenda a coprirle con un sottile strato di polvere.

La delicatezza con cui viene interpretata la storia d’amore tra Cristalda e Pizzomunno non lascia all’ascoltatore l’amaro in bocca, poiché ognuno in cuor suo ha imparato la lezione – forse scontata – che lascia questo racconto: l’amore supera ogni barriera, anche temporale, e Cristalda e Pizzomunno, infatti, ogni cento anni hanno la possibilità di incontrarsi di nuovo.

Ma io ti aspetterò

Io ti aspetterò

Fosse anche per cent’anni aspetterò…

Fosse anche per cent’anni

Cosa sono cent’anni quando si è innamorati?

Ultimo brano della categoria big di cui vogliamo parlarvi è Adesso di Diodato e Roy Paci. Brano che tratta un tema non proprio scontato, e cioè quello del bisogno di fare ritorno all’essenziale.

Dici che torneremo a guardare il cielo

Alzeremo la testa dai cellulari

[…]

E dici che torneremo a parlare davvero

Senza bisogno di una tastiera

Parole che sono oggi più che mai immagine di una società social – dipendente, che non sa guardare un tramonto senza fotografarlo, o mangiare una pizza con gli amici senza postare foto sui vari social del momento. Il testo di questa canzone lancia un messaggio forte e chiaro: bisogna smetterla di rincorrere alternative, sogni vacui, speranze irrealizzabili, e bisogna prendere coscienza dell’importanza del presente, rendersi conto che ciò che si vive adesso è essenziale tanto quanto quello che vorremo vivere nel nostro futuro.

E dici che avremo prima o poi il coraggio

Di vivere tutto per davvero

Senza rincorrere un altro miraggio

Capire che adesso è tutto ciò che avremo

Le ultime canzoni di cui vogliamo parlarvi rientrano nella categoria giovani di Sanremo 2018 e sono: Il ballo delle incertezze di Ultimo (vincitore della sezione giovani) e Stiamo tutti bene di Mirkoeilcane. Del brano con cui Ultimo ha vinto nella categoria giovani lo stesso dice: “Quando ho scritto Il ballo delle incertezze ho voluto puntare su chi è come me. È un brano che rappresenta chi non ha un domani nella società; chi ha più domande che risposte; chi ha perso rischiando. È il mio ennesimo attestato che tende la mano a chi è stato emarginato”.

Un brano è vero e graffiante, come la vita che racconta. Il racconto di un vissuto difficile, della voglia di emergere dal buco nero delle incertezze, status quo di molte persone. Un testo verace come il suo interprete. 

Stiamo tutti bene di Mirkoeilcane, invece, è uno di quei brani che non ti aspetti di trovare a Sanremo. Portare la tematica dell’immigrazione sul palco di Sanremo è una scelta forte e forse inaspettata, soprattutto in un periodo storico dove non si riesce più a scorgere la differenza tra cosa è giusto e cosa è sbagliato, dove ci si dimentica il significato della parola fratellanza.

Il testo di Stiamo tutti bene è tratto dalla storia vera di un bambino che vede scorrere davanti a sé una serie di eventi, senza però avere la capacità di comprendere tutto quello che sta succedendo realmente. Un testo forte, che lascia l’amaro in bocca e che fa riflettere molto.

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Ilda Dinuzzi
Ilda Dinuzzi nasce a Trani il nel 1992. Durante la sua infanzia sviluppa l'interesse per la musica e decide di percorrerne la strada studiando per dieci anni solfeggio e violino; da tredici anni è parte attiva della corale polifonica "Il Gabbiano" di Barletta, con la quale ha potuto vivere molteplici esperienze musicali. Nel 2010 si diploma presso l'IPSSAR di Margherita di Savoia e nel febbraio 2016 consegue la laurea in “Scienze dei beni culturali” presso l'Università degli studi di Bari "Aldo Moro". La sua propensione alla bibliophilia la porta nel 2014 a decidere di aprire il blog, un spazio in cui dove condivide le sue opinioni e riflessioni sui vari libri letti, passioni ed esperienze vissute. Attualmente è redattrice di Barletta News occupandosi prevalentemente di musica, libri e teatro ed è anche in attesa di continuare il suo percorso di studi in Archivistica e Biblioteconomia presso l'università La Sapienza di Roma.

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