L’11 settembre 1969 scompariva, a 89 anni, Salvatore Santeramo, uno dei nostri storici più illustri. Era nato infatti il 1° maggio 1880 in via Municipio 16 da Antonio e Arcangela Fiore, contadini. Dopo le scuole elementari e ginnasiali, dove si distinse come un ottimo allievo, fu accettato come seminarista esterno nel Seminario-Collegio nazareno di Barletta, presso l’antico monastero di S. Chiara.

Nel 1898 passò al Seminario di Trani per seguire il Corso degli Studi teologici ove ebbe come docente mons. Nicola Monterisi da cui fu contagiato dalla passione per i libri di storia e capì l’importanza della ricerca rigorosa delle fonti e dei documenti.

Il 12 settembre del 1903 fu ordinato sacerdote. Il 30 novembre 1904 conseguì la laurea in Sacra Teologia nell’Almo Collegio dei Teologi di Napoli. Dal 1903 al 1905 fu nominato cappellano della chiesa di S. Ruggero e dal 1905 al 1907 Rettore della antica chiesa dello Spirito Santo (su piazza Roma, sarà demolita nel 1938).

Dal 1907 fino alla morte fu direttore della chiesa di S. Andrea Apostolo e della Confraternita del Terz’Ordine di S. Francesco da Paola.

Nel 1910 don Salvatore fu nominato canonico effettivo di S. Maria e membro del Capitolo Metropolitano (l’ascesa in seno al Capitolo si concluderà nel ’53 con la nomina ad arciprete della Cattedrale).

Nel 1912 l’arcivescovo Francesco Paolo Carrano, apprezzandone la predisposizione per la storia, lo nominò archivista della Cattedrale, incarico che segnò la sua vita e gli consentì di approfondire le ricerche sulla storia locale, i cui esiti, da quegli anni, cominciò a pubblicare sotto forma di articoli, saggi e infine volumi. Mons. Santeramo cominciò da quello stesso anno (luglio 1912) a dare alle stampe, per i tipi della Tipografia Dellisanti, il suo primo volume di storia, il saggio monografico La peste del 1656-’57 a Barletta, monografia storica da documenti editi e inediti.

Nel 1917, incoraggiato da mons. Monterisi, Santeramo completò e poi diede alle stampe il primo volume della sua corposa produzione, Il simbolismo della Cattedrale di Barletta, preceduto da due importanti introduzioni certificative della bontà del lavoro, una del prof. Michelangelo Filograsso e l’altra del curatore del Codice Diplomatico Barese, mons. Francesco Nitti Di Vito. Anche se col tempo molte delle teorie dell’autore si dimostreranno infondate, nulla toglie all’accurata indagine compiuta dal nostro studioso sulle pietre della Cattedrale.

 

Senza nulla togliere alla spiritualità che seguì la missione pastorale di mons. Santeramo nel rapporto con i suoi fedeli, nell’ottica invece della ricostruzione della sua vicenda culturale, la sua biografia è caratterizzata in modo indelebile dalle date che segnano il profondo solco tracciato dal suo cinquantennale percorso bibliografico che iniziò nel pieno della prima Guerra Mondiale.

Del 1921 è la breve ma documentatissima monografia su Le chiese distrutte di Barletta (Dellisanti). Andata rapidamente esaurita, ritroverà una sua diffusa notorietà come seconda parte del secondo volume di Francesco Saverio Vista Note storiche della città di Barletta (ristampa anastatica presso Forni Editore-Bologna 1984).

Nel 1923, ad opera di un nutrito gruppo di appassionati cultori della storia patria (Michele Cassandro, Vito Lattanzio, lo stesso Salvatore Santeramo e il suo vicino di casa, il giovane Sabino Castellano, il preside Leporace, Francesco Faggella ed altri) nacque l’Associazione degli Amici dell’Arte e della Storia Barlettana, diretta a incoraggiare lo studio e la conoscenza della propria città. Santeramo propose allora ai soci di iniziare la pubblicazione degli esiti delle sue ricerche sui documenti dell’Archivio della Cattedrale.

Nel 1924, sostenuto dagli amici dell’Associazione, diede così alle stampe il primo di quattro volumi sulle pergamene della Cattedrale, sotto il nome di Codice Diplomatico Barlettano, 1263 fra antichi documenti e pergamene che vanno dal 1062 al 1504.

Documenti redatti da notai del tempo che riguardano Barletta e Canne e che rappresentano la base di qualsiasi ricerca sulle città medievali.

Nel 1926, introdotta da una prefazione di Michelangelo Filograsso, don Salvatore dava alle stampe una Guida illustrata di Barletta con 56 vedute e 2 piante della città (Tipografia Bagnoregio), di formato ridotto e di appena cento pagine, era tuttavia una guida di grande interesse storico e arricchita da un gran numero di fotografie.

Fra le escursioni suggerite, il Camposanto (!), le rovine di Canne, Castel del Monte, il Campo della Disfida, senza dire di Eraclio, del Teatro Curci e delle chiese di S. Maria Maggiore e del Santo Sepolcro.

Nel 1927, a conferma del suo grande amore per i libri e per la cultura in genere, diventò Presidente della Commissione di Vigilanza della Biblioteca Comunale.

Nel 1931 dava alle stampe Il Palazzo della Marra (Dellisanti)  l’anno dopo (1932) una monografia su La Madonna dello Sterpeto nel suo secondo centenario (Dellisanti).

Nel 1935 il Ministero della Pubblica Istruzione istituì la Regia Deputazione di Storia Patria per la Puglia (presidente Gennaro Maria Monti), una per ogni regione, con sezioni ramificate per ciascuna provincia, così l’Associazione degli Amici dell’Arte e della Storia Barlettana, benché non capoluogo di provincia ma sottointendenza di Bari, adesso adottò questo nuovo nome (in seguito Società di Storia Patria per la Puglia). E mons. Santeramo naturalmente non solo continuò a farne parte, ma fu, in quegli anni, uno dei più fervorosi e fecondi soci.

L’associazione era attiva e spesso organizzava anche eventi notevoli, come la promozione di scavi presso Canne, la costituzione di un Museo della Disfida presso palazzo della Marra, l’organizzazione di gite sociali sui luoghi della storia della città, convegni su famosi personaggi o grandi eventi. E spesso anche la pubblicazione di volumi, non solo di mons. Santeramo, ma anche di altri soci come del presidente Vito Antonio Lattanzio. Nel 1939, Santeramo riprese la biografia su S. Ruggero di mons. Nicola Monterisi, allora Arcivescovo di Salerno e – di concerto con lui – l’integrò con documenti importanti, ristampandola presso la stessa Tipografia Dellisanti. Una curiosità: mentre mons. Monterisi fin dalla prima biografia del 1905 indicava il nome del santo come Ruggero (senza la “i”), mons. Santeramo lo trascriveva Ruggiero (con la “i”) alla maniera barlettana e in genere pugliese e meridionale. Ma la cosa strana era che questa contraddittorietà emergeva nel testo, nel senso che quando la citazione partiva da Santeramo era riportato il nome di Ruggiero, mentre nelle pagine del Monterisi era citato come Ruggero, contraddizione manifesta sin dal titolo del volume.

Non si hanno molte notizie di mons. Santeramo durante gli anni della guerra, e neppure delle fatidiche giornate del settembre del ’43, alle quali però il nostro storico dedicherà delle pagine che ricostruiranno con chiarezza e con dovizia di particolari quelle tragiche ore, nella monografia Barletta durante l’occupazione tedesca: vigili urbani e cittadini barbaramente trucidati, 12-24 settembre 1943 (Rizzi&Del Re 1945).

Nel settembre del 1948, il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, di passaggio diretto a Bari per l’inaugurazione della Fiera del Levante, si trattenne a Barletta dove visitò il Museo-Pinacoteca a palazzo S. Domenico, ospite della sezione locale della Società di Storia Patria per la Puglia, e in quella circostanza, mons. Santeramo fu fra gli invitati eccellenti della manifestazione, ed una vecchia foto dell’evento lo ritrae accanto a due altri protagonisti della storia culturale di Barletta, Michele Cassandro e Vito Lattanzio.

Nel 1953 fu promosso arcidiacono e il 31 dicembre dello stesso anno arciprete di S. Maria.

Negli ultimi anni mons. Santeramo continuò i suoi studi monografici su numerosi argomenti legati alla nostra storia cittadina, ma in particolare riprese la raccolta dei documenti dell’Archivio della Cattedrale che non aveva ancora collazionato e pubblicato, e un po’ per l’età, un po’ per mancanza di risorse finanziarie, rinunciò alla pubblicazione, ma nel ’62 affidò quelle carte a Carlo Ettore Borgia, lui pure appassionato cultore delle cose patrie che, nel corso di un ventennio, completerà quel lavoro adoperandosi per la loro pubblicazione (sarà data alle stampe nel 1985).

A consuntivo dei suoi studi, non sono pochi gli accademici che manifestano perplessità di fronte a tanta parte della sua produzione storiografica, per certe carenze di metodo di indagine (è quasi una regola ch’egli trascuri di citare la fonte della sua ricerca).

Ma mons. Santeramo bisogna valutarlo per l’enormità delle sue ricerche e la onestà delle sue indagini, molte delle quali pubblicate, ma tante ancora inedite, come le carte sul Cinquecento, una colluvie documentale che non trovò mai il tempo di riordinare.

Di certo, con Sabino Loffredo e Francesco Saverio Vista, è uno dei tre più grandi e prolifici studiosi della nostra storia che ha scandagliato in lungo e in largo nel corso della sua lunga intensissima esistenza.

Mons. Salvatore Santeramo scompariva quasi novantenne l’11 settembre 1969. Oltre ad essere stato autore di numerose pubblicazioni – oltre cinquanta titoli fra libri e monografie – fu un eccezionale animatore della nostra cultura e uno straordinario testimone del suo tempo. La Società di Storia Patria per la Puglia, in riconoscimento dei suoi meriti di storico, nel 2000 gli ha intitolato la sezione di Barletta.

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