Preparazione didattica e aggiornamento continuo non sono sufficienti a fare di un insegnante un buon insegnante!

Le problematiche sociali, in continua evoluzione, rendono doveroso un ulteriore requisito, direi fondamentale per lo svolgimento di tale professione: la sensibilità.

E’ questa che ti fa vedere, laddove molti non guardano, il disagio che tanti alunni vivono tra i banchi di scuola.

 Bullismo, depressione, disturbi alimentari, assenza di autostima, sono problemi che in tanti, troppi,  sperimentano.

Sicuramente tanti insegnanti staranno pensando: “Noi abbiamo già tante responsabilità”.

E’ vero ma è altrettanto vero che la scuola è luogo di aggregazione sociale ove hanno inizio le prime relazioni fuori dal contesto familiare.

Arrivati a scuola i nostri figli sono fuori dal nostro controllo e non possiamo che sperare che mettano in pratica i nostri insegnamenti, se impartiti.

Cosa possono fare gli insegnanti di studenti con scarsa autostima? 

Devono possedere quella sensibilità tale da far comprendere loro che se un alunno sta vivendo un disagio, dettato magari dalla timidezza o da personali limiti, va supportato e non lasciato in ultima fila.

 

Tanti insegnanti non si rendono conto di quanto possa essere importante una parola di incoraggiamento, soprattutto a bambini di scuola primaria.

Se invece di riferire ai genitori durante i colloqui che il proprio figlio/a è timida, non prende la parola, non ha sufficiente autostima, provassero a far qualcosa…

La sensibilità credo che in questo caso farebbe loro notare che quel bambino/a non alza mai la mano per timidezza quando si chiede chi vuol ballare o cantare ad una recita scolastica ma sarebbe ben contento se la maestra gli assegnasse quel ruolo.

Farebbe loro comprendere, altresì, che se la poesia viene recitata correttamente ma con un filo di voce è perché si è timidi ma dietro quell’esposizione ci è tanto lavoro che va premiato e non mortificato.

A volte basta davvero poco per evitare che bambini con poca autostima diventino potenziali vittime dei bulli.

Qual è il ruolo degli insegnanti in caso di bullismo?

Osservare e ascoltare …anche i silenzi.

Tante volte le parole dei bulli sono pronunciate con astuzia, lontano dagli insegnanti mentre le vittime non ne pronunciano affatto, chiudendosi nel silenzio, forse temendo di non incontrare  il sostegno dei più grandi.

Diviene così fondamentale essere in grado di ravvisare prontamente il fenomeno per arginarlo.

Segnali spesso trascurati sono un improvviso calo del rendimento scolastico o la chiusura della vittima verso il resto del gruppo.

 

Una volta individuato il fenomeno va avviato un dialogo tra i docenti, coinvolgendo studenti e famiglie.

Non bisogna minimizzare il problema ma affrontarlo.

Purtroppo il bullismo inizia presto, troppo presto.

Bambini di 7/8 anni sono già vessati da compagni di classe per i motivi più vari.

E se il bullo punta maggiormente ad una violenza fisica per affermare erroneamente una forza che non possiede, la bulletta a quella psicologica onde far sentire la vittima sbagliata, spesso per gelosia.

Sei brutta, sei grassa, hai le lentiggini, sei rossa, sei magra, i tuoi genitori non vivono insieme…ogni motivo è buono per far sentire l’altro inadeguato.

A quanti di voi sarà capitato di veder piangere un vostro figlio perché insultato e sentirgli pronunciare frasi del tipo: “Non voglio più andare a scuola”.

Vorremmo proteggerli contro tutti e tutto ma non siamo a scuola ed allora ci affidiamo agli insegnanti.

 In alcuni casi questi ultimi tendono a sminuire con frasi del tipo:” Sono troppo piccoli non conoscono la cattiveria” mentre i più attenti si interrogano e ad un certo punto della propria carriera si rendono conto che i tempi sono cambiati e che oltre alle lezioni di matematica, storia, geografia, occorre educare al rispetto.

Il programma da portare a termine, la preparazione per le prove invalsi, possono aspettare… il benessere psicologico degli studenti è più importante.

 Cosa si può concretamente fare dunque?

 Si potrebbe dedicare un’ora a settimana alla discussione circa le  problematiche sociali più diffuse, spiegando ad  esempio cosa sia il bullismo, chiarendo che trattasi di comportamento intollerabile.

Si potrebbe insegnare agli studenti a gestire i conflitti senza ricorrere alla violenza.

Ovviamente i bulli vanno prontamente ammoniti e puniti anche ricorrendo, nei casi più gravi, alle autorità competenti.

Al bullismo tradizionale si affianca il cyberbullismo (realizzato per via telematica), quell’odioso bullismo cioè che non ti abbandona mai neanche se rientri a casa perché si infila ovunque perseguitando la vittima con messaggi e video offensivi inviati con telefonini o pubblicati su qualche sito.

Ho già trattato dell’argomento al quale rinvio,  ma ci tengo a ricordare che la legge 71 del 2017 intitolata “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” evidenziava chiaramente il ruolo delle istituzioni scolastiche prevendo in ogni istituto scolastico la nomina di un referente con il compito di coordinare le iniziative di prevenzione e di contrasto del cyberbullismo, anche avvalendosi della collaborazione delle Forze di polizia.

 Ci si augura un effettivo impegno da parte delle istituzioni scolastiche sempre e comunque con la collaborazione delle famiglie dalle quali devono originare i primi insegnamenti al rispetto verso l’altro.

Cosa può fare un insegnante per contrastare il fenomeno dei disturbi alimentari tra i giovani?

 Rafforzare l’autostima degli alunni, ove necessario, e combattere il bullismo è vitale atteso che due tra le conseguenze più gravi del bullismo scolastico sono il suicidio e il disturbo alimentare (bullismo, anoressia).

Non possiamo dimenticare il lascito di Carolina Picchio che prima di togliersi la vita, a soli 14 anni, scrisse: “Le parole fanno più male delle botte”.

 Soffermandoci sui disturbi alimentari, prima di pronunciare frasi offensive occorrerebbe prestare attenzione perché la destinataria di quelle frasi potrebbe decidere di dedicare la sua esistenza a raggiungere un peso che non la soddisferà mai e tutto questo…solo per piacere agli altri e ricevere la loro approvazione.

Anche in tal caso gli insegnanti possono far tanto, adottando provvedimenti nei confronti del responsabile e  incoraggiando l’alunno/a (vittima) a coltivare le proprie passioni: musica, arte, sport, disegno etc perché ognuno di noi è diverso ma speciale.

Frasi del tipo: “Sei un ciccione, che pancia che hai….” a quell’età hanno un peso che noi adulti non dovremmo sottovalutare e se è vero che non possiamo controllare tutto è altrettanto vero che laddove quelle frasi vengono pronunciate in presenza degli insegnanti questi non devono ignorarne la portata ma intervenire.

Un insegnante fa anche questo: ha cura dei suoi studenti!

Commenta questo articolo

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here