Ruggiero Quarto: Il polmone verde nell’area dell’ex Cartiera andrebbe tutelato, non distrutto”

Nel lontano 1550, lo storico Leandro Alberti in “Descrittione di tutta Italia…”, scrisse della Puglia che “si veggono tanti olivi e tante mandorle piantate con tal’ordine, che è cosa meravigliosa da considerare, come sia stato possibile ad essere piantati tanti alberi da li huomeni”.

Nei secoli successivi, tanti ancora ne sono stati piantati dai nostri previdenti e amorevoli antenati. Infatti, piantare un ulivo è un atto d’amore verso l’umanità e la natura, in quanto, generalmente, chi lo pianta non ne vedrà frutto e ombra, data la sua lenta crescita.

Nel nostro territorio, così come in gran parte del Regno di Napoli e di Sicilia, in seguito alla confisca dei beni dei Gesuiti, Ferdinando IV, nel 1768, diede corso ad una riforma agraria, che distribuì terreni a “gente di campagna”, a patto che fossero piantati ulivi. Ciò venne largamente fatto, utilizzando gli ulivastri spontanei delle marane (corsi d’acqua temporanei del Tavoliere), poi innestati. I nostri “ulivi delle marane”, l’anno prossimo, compiranno 250 anni! Hanno resistito a malattie, gelo, siccità e, finanche, al fuoco. La resistenza degli ulivi, simbolo di pace, fecondità, benessere, benedizione, è straordinaria!

Ma è difficile resistere alla forza distruttrice dell’uomo!

La bellezza travolgente degli ulivi e la loro utilità sono stati riconosciuti nel dopo guerra con il DL N.475 del 1945, che impedì quasi completamente il loro abbattimento. Poi arrivarono gli anni della ricostruzione e la L.144 del 1951 organizzò la materia, concedendo deroghe. Poi arrivò il “progresso” e tali deroghe furono vergognosamente abusate.

A Barletta si è giunti alla spudoratezza di denominare “Parco degli ulivi” una discutibile lottizzazione. Non si tratta di case immerse in un parco con ulivi, ma di scatole di cemento che hanno soppiantato gli “ulivi delle marane”, dei quali non è rimasta traccia!

La Regione Puglia, con le leggi regionali 14/2001 e 14/2007, ha arginato gli scempi che si attuavano in largo e lungo, per il dio “denaro”, sotto occhi omertosi e complici silenzi. Poi è arrivata la globalizzazione, e il flagello Xylella sta decimando le sculture naturali salentine, complici le insufficienti ed errate tecniche colturali dell’uomo moderno distruttore!

A Barletta, intanto, alla fine del secolo scorso andava all’asta il sito dell’ex Cartiera: 55 ettari di terreno, con annesso un uliveto prospiciente via Trani. Lo stato di abbandono di questo, gli aveva dato un aspetto di boscaglia mediterranea di grande bellezza. Sia per tale motivo e sia per evitare lottizzazioni scriteriate, fu proposto un “parco degli ulivi”, sulla base della legge N.1497 del 1939 (Protezione delle bellezze naturali), dopo il salvataggio dell’ex Distilleria da attacchi speculativi, avvenuto in virtù della legge “gemella” N.1089 del 1939 (Tutela delle cose di interesse artistico o storico). Purtroppo, la politica, allora come ora sorda alle istanze ambientaliste, non rinforzò tale idea, né è stata recepita in Piani Urbanistici Generali (PUG), ancora latitanti.

Oggi, sgomenti, assistiamo alla brutale capitozzatura di gran parte degli ulivi delle marane, eccezion fatta per quelli prospicienti la strada. Chi è stato e perché merita sia accertato dalle forze dell’ordine. Comunque, data la resilienza di tali alberi, anche se malamente recisi, possono ridiventare rigogliosi tra qualche decennio, sempre che si riesca ad arginare il flagello Xylella.

Ripropongo, quindi, che il sito sia vincolato, in virtù della L.1497/1939 e/o sia espropriato per pubblica utilità, in qualità di unico “polmone” verde nella nostra desolata zona industriale. Verde necessario per motivi paesaggistici e ambientali e indispensabile per la salute dei cittadini, in quanto tali alberi sono capaci di assorbire molti inquinanti dell’aria, micro polveri in primis, che lì abbondano!

Sarà in grado la politica di far propria questa proposta? Certo che, a vedere la condizione penosa in cui versa il verde cittadino (centinaia di lecci trascurati e gravemente ammalati, le palme canariensis sterminate dal punteruolo rosso e dall’incuria, aree destinate a verde abbandonate), c’è da essere scettici.

Però, ad una politica che manca di visione strategica e non sa plasmare una città bella e vivibile per i decenni futuri, ad una politica che ha qualche difficoltà a concepire le parole “ambiente” e “salute” urbana, deve far da contro altare un’alta coscienza ambientalista della gente. Occorre scandalizzarsi per gli scempi ambientali! Dobbiamo pretendere il diritto alla salute! Un’ottima occasione per ciò è la manifestazione a favore dell’ambiente del 14 febbraio, organizzato da “Operazione Aria Pulita”.

Dobbiamo sognare la Bellezza! E se saremo in tanti a sognarla, si affermerà! Anche perché saremo capaci di lottare per realizzare il sogno! Dobbiamo praticare una politica “visionaria”!

Sarebbe oltremodo bello commuoversi per un ulivo che muore!

Canta Pascoli:

Tu, placido e pallido ulivo,
non dare a noi nulla; ma resta!
ma cresci, sicuro e tardivo,
nel tempo che tace!
ma nutri il lumino soletto
che, dopo, ci brilli sul letto
dell’ultima pace!

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Ruggiero Quarto
- Laureato in Scienze Geologiche, Università di Bari, con il massimo dei voti. - Vincitore di una Borsa di Studio nel Consiglio Nazionale delle Ricerche per il “Progetto Finalizzato Geodinamica – Rischio Vulcanico”. Quindi Borsista CNR dal 1978 al 1981. - Vincitore del concorso d’idoneità al ruolo di ricercatore in Geofisica Applicata nel Novembre del 1981. - Ricercatore confermato in Geofisica Applicata (settore disciplinare GEO11) presso il Dipartimento di Geologia e Geofisica dell’Università di Bari. -Relatore di numerose Tesi di Laurea in Geofisica Applicata, nell’ambito del Corso di Laurea in Scienze Geologiche dell’Università di Bari. - Seminari ed esercitazioni, sia di laboratorio che di campo, su tecniche di acquisizione e interpretazione di dati geofisici, per gli studenti delle varie discipline geofisiche per i Corsi di Laurea in Scienze Geologiche e Beni Culturali dell’Università di Bari.

1 COMMENTO

  1. La città di Barletta è davvero ricca di polmoni verdi e di parchi pubblici in cui schiere di sportivi e di famiglie con bambini possono ritemprarsi nel loro tempo libero. Viali alberati e aiuole dappertutto, piste ciclabili con un bike-sharing perfettamente funzionante, fanno di questa ridente città dell’Adriatico meridionale un bellissimo esempio di smart city per mobilità e attenzione all’ambiente. Una litoranea vasta e totalmente sabbiosa, con un mare sano e pulito nonostante la vicinanza dei fiumi Ofanto e Ciappetta Camaggio costantemente monitorati, rendono completa l’offerta turistica di questa città che vanta una storia notevole soprattutto nel basso medioevo, quando l’Imperatore del Sacro romano impero Federico II la elesse tra i maggiori centri meridionali. Se non ci fosse Napoli, a solo due ore di macchina di distanza, verrebbe da dire: “Vedi Barletta e puoi muori!”.
    Ah, ma sono già morta. Peccato…

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