Di seguito riportiamo il comunicato inviato in redazione dalla Presidente della SSPP, sezione “S. Santeramo” di Barletta, Antonietta Magliocca in merito ai risultati ottenuti dagli scavi effettuati di recente nella zona tra via Amerigo Vespucci e via Trani.

Lo scavo effettuato nella zona tra via Trani e via Amerigo Vespucci durante la costruzione del collettore di acqua piovana, di servizio alla recente costruzione residenziale, ha restituito tratti di muratura medievale e reperti di varia natura. Si tratta, probabilmente, della Domus medievale degli Ospitalieri, sorta fuori le mura,  che, secondo  Raffaele Iorio, originariamente si estendeva lungo la fascia costiera a levante del castello normanno-svevo in direzione di Trani, zona corrispondente a quella tra viale Regina Elena e via della Misericordia (Uomini e sedi a Barletta di Ospedalieri e Templari” tratto da “ Barletta crocevia degli Ordini religioso-cavallereschi medioevali”, seminario di studi Barletta 1996,  “Melitensia”, Bari 1997,  ripubblicato sul “Quaderno/1 di Baruli res” della sezione barlettana della SSPP). Probabilmente  lo scavo effettuato,  poi ricoperto al fine di ripristinare la viabilità nella zona indicata, è da mettere in relazione con i lavori di costruzione del complesso di Solemar che nel 1974  restituirono 14 lastre sepolcrali, di cavalieri dell’Ordine gerosolimitano, attualmente esposte nel nuovo allestimento del Museo Civico della città.  L’interesse suscitato dal ritrovamento archeologico che nel luglio scorso ha richiamato l’intervento della Soprintendenza Belle arti e Paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia nella persona di Italo Muntoni, e del’Università degli Studi di Bari, riporta alla nota del 2 marzo 2015 con cui la locale sezione della SSPP, informata della edificazione in zona di un enorme complesso residenziale, consapevole dell’importanza archeologica della zona in questione, invitava il Sindaco Cascella e le istituzioni preposte alla conservazione e tutela del patrimonio culturale  ad una maggiore sensibilità e controllo sulle aree non ancora lottizzate. Di rimando il sindaco Cascella, con nota del 5 marzo, assicurava” l’attenzione e la disponibilità dell’Amministrazione alle tutele che gli enti competenti dovessero ritenere opportuno attivare”.   La scoperta ha suscitato una carica di emozioni e di intenso entusiasmo.  Altro è apprendere, scoprire la storia dalle carte, altro è osservare le pietre, i reperti che gli scavi restituiscono, liberandoli dalla coltre di detriti e cemento.  Attraverso queste pietre è oggi emersa una fetta importante della memoria storica. E’ pur vero che molto materiale relativo alla presenza degli Ordini monastico-cavallereschi e militari di Terra Santa a Barletta è andato disperso a causa della distruzione dei borghi di San Vitale e Sant’ Antonio Abate durante la sachomannatio franco-spagnola del 1528, ma ci conforta la consapevolezza che la ricerca e l’attenzione ai beni culturali possano contribuire a restituire, tessera dopo tessera, il complesso puzzle della Barulum del XII secolo. Centro costiero, servito da un buon porto, fu polo di attrazione per gli ordini monastico-cavallereschi di Terra Santa il cui insediamento fu intenso a partire dal XII secolo. In misura considerevole rispetto anche ad altri centri della Puglia medievale  giunsero nella nostra città nel breve volgere di pochi decenni i canonici premostratensi, che a Barletta ebbero una chiesa con annesso ospedale, dedicata a S. Samuele, i cavalieri di S. Lazzaro con la chiesa della Trinità che fu poi dei Celestini; furono edificate la domus templi Baroli, la ecclesia sancti Iohannes Ospitalis Baroli,  la chiesa di Santa Maria di Nazareth, la chiesa del S. Sepolcro,  la cui costruzione procedè di pari passo a quella che fu la più importante istituzione religiosa della città: la chiesa madre, poi cattedrale, dedicata alla Vergine Assunta. Ogni luogo fu espressione del forte legame di Barletta con l’Oriente latino, a conferma che la città per vocazione antica, era proiettata verso il Mediterraneo medio-orientale. Ritornando alle ipotesi sull’identificazione dei resti emersi dallo scavo di via Trani, i  successivi trasferimenti e accorpamenti, il riassetto urbanistico, soprattutto dopo la sachomannatio franco-spagnola, inducono a ravvisare, verso l’ultimo quarto del secolo XIV, l’insediamento degli Ospedalieri in un San Giovanni  infracase al Cambio, poi detto Palazzo del Gran Priore. Ma, all’epoca era già notevole l’insediamento degli Ospedalieri nel territorio urbano.

Le successive indagini di approfondimento da parte della Soprintendenza e dell’Università di Bari, potrebbero probabilmente chiarire una querelle che va avanti da lungo tempo a riguardo della identificazione della domus che da Solemar si spingeva fino a via Trani, identificata come sede ospitale, come sostenuto da Raffaele Iorio, o templare, come asserito da Francesco Tommasi. Nel contempo le notizie apprese dallo scavo, ridisegnando la mappa di città antica, aggiungerebbero ulteriori elementi di conoscenza sul passato della città  e sulla sua cultura materiale. La Sezione di Barletta della Società di Storia Patria auspica che tali indagini possano proseguire eseguendo altri saggi ed ampliando la zona dello scavo,  in modo che sia impressa una svolta alla buona gestione del territorio e dei suoi cittadini.

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