Rischi, dipendenze e pericoli di Internet – Come intervenire e prevenire questi fenomeni

Venerdì sera, presso l’auditorium San Francesco di Barletta, si è tenuto l’evento inaugurale di Obiettivo Formazione S.r.l.s (una società che si occuperà di formazione in collaborazione con enti locali e provinciali) in co-organizzazione con A.N.A.I (Associazione avvocati Italiani) dal titolo “Internet e i potenziali rischio di commettere un reato”. Al convegno sono intervenuti l’Avv. Raffele Losappio del foro di Trani,  il Dr. Emanuele Mascolo direttore di “Obiettivo Formazione S.r.l.s”, il Dr Vito Ventrella segretario provinciale SIAP Bari e la Dr.ssa Giuliana Attanasio, psicologa forense.

La conferenza ha avuto inizio con l’intervento dell’Avvocato Raffele Losappio con un focus sul problema della tutela della persona in caso di diffamazione, soffermandosi sul diritto alla riservatezza, all’informazione, alla reputazione e il diritto all’oblio. “Essendo costituzionalmente garantiti, tutti hanno diritto alla tutela della propria persona, non escludendo dei settori specifici dove uno può prevalere sull’altro.  La globalizzazione della comunicazione oggi è più veloce a causa dei nuovi mezzi tecnologici. Internet, ad esempio è molto più veloce rispetto alla tradizionale stampa.  La differenza tra informazione tradizionale e informazione del web è che la fonte per quest’ultima non è sempre attendibile poiché può essere non autorevole e non impugnabile, poiché molto spesso anonima.  Il reato della diffamazione ha come principio la tutela dell’onore e della reputazione: intesi rispettivamente come sentimento soggettivo e collettivo. Sicuramente la diffamazione oggi ha più mezzi a disposizione, primi fra tutti i social network come Facebook”, ha dichiarato l’Avvocato Losappio.  Il relatore ha infine sottolineato che la stampa è soggetta alle leggi e alla “regola dei tre diritti” (diritto di cronaca, diritto di critica, diritto di satira) e che Internet non deve assolutamente essere considerato una zona franca del diritto.

In seguito il Dr. Emanuele Mascolo, ha elencato le normative e le ultime leggi approvate e sanzionate dalla legislazione italiana in ambito della pedofilia, pedopornografia, pornografia, divulgazione e cessazione di materiali di tal genere, precisando che il minore è vittima non sempre cosciente. “Molti sono gli sforzi legislativi poiché è un argomento che ha interessato e interessa la giurisprudenza. L’auspicio è che possano esserci sanzioni più incisive per reati di tal genere; reati che possono verificarsi sia in assenza che in presenza del soggetto passivo. La divulgazione (anche inconscia) di materiale pornografico o pedopornografico a più soggetti è sancita dalla legge, a differenza della cessione di materiale ad 1-2 soggetti interessati. Vi è un’ulteriore differenza tra cessione e detenzione: quest’ultima si divide in divulgazione (imputabile) e detenzione ad uso personale (che fa fronte alla tutela della privacy).  In tali casi è grazie all’importantissimo ausilio della Polizia di Stato che si può accertare il reato commesso” ha dichiarato Mascolo.

Il Dr. Vito Ventrella, segretario provinciale SIAP, ha sottolineato come la stessa Polizia di Stato rivela che l’utilizzo di internet oggi ha scopi ben diversi, a volte illeciti. In realtà internet è nato per utilizzi militari al fine di velocizzare l’informazione tra emittente e destinatario ed evitare eventuali attacchi nucleari. Per questo motivo si chiama rete. Tutte le informazioni trasmesse nel web transitano tramite linee telefoniche e una volta inserite in rete nascono e non hanno un fine, anzi vengono ripetute miliardi di volte, dando  la possibilità alla Polizia di Stato di rendere più semplici le tracciabilità per le ricerche di un potenziale reato.  “Non bisogna sottovalutare che la maggior parte del traffico web che scaturisce delle informazioni non è di carattere umano bensì robotico, dunque va inteso come fonte non attendibile ma molto intelligente. È pertanto consigliabile utilizzare il computer con moderazione e parsimonia solo per lavoro o studio, evitando la pubblicazioni di foto di minori e far una selezione nell’inserimento dei dati prettamente personali” ha concluso Ventrella.

Al fine di trattare tali argomenti dal punto di vista psicologico, analizzando tra l’altro le tentazioni e le dipendenze di Internet, Barletta News ha avuto modo di parlare con la psicologa forense Giuliana Attanasio, autrice del libro “Quando il sesso su internet diventa una dipendenza”, presentato proprio durante la conferenza. La Dott.ssa ha gentilmente risposto ad alcune nostre domande:

Crede sia opportuno allertare e informare i bambini riguardo i rischi legati ad Internet e alle altre forme di dipendenza mediante incontri formativi nelle ore scolastiche?

“Si è proprio quello che possiamo fare attraverso la prevenzione che è una forma d’intervento volta a ostacolare l’insorgenza di una situazione problematica e a promuovere negli individui e nel loro contesto sociale forme di autotutela, incrementando le risorse personali e sociali.  Bisogna spiegare a bambini e ragazzi che ci sono forme patologiche di dipendenza (uso, abuso e dipendenza da sostanze psicostimolanti, disordini della condotta alimentare, abuso di farmaci, dipendenza da videogames, gioco d’azzardo, comportamenti a rischio) in cui troviamo un tratto caratteristico della società contemporanea: la spinta al godimento solitario e indisturbato dell’oggetto unito allo sfondamento ripetuto e compulsivo di ogni limite. Il soggetto ricerca un rapporto elettivo con un oggetto (cibo, droga, computer, farmaco, ecc.) e trae da questo rapporto tutto il necessario per stare bene e per ottenere piacere, riducendo o eliminando la dialettica con l’altro”.

Come pensa si possa contrastare o prevenire il fenomeno della diffamazione e del cyberbullismo in età giovanile?

“Il bullismo si definisce come relazione basata sulla reiterazione di prepotenze verbali, psicologiche, fisiche o sulle cose, da parte di uno o alcuni ragazzi più forti verso altri più deboli e incapaci di difendersi. Generalmente questo avviene in un contesto di gruppo e può avvalersi o meno di media quali il telefono cellulare e la rete internet. Attraverso gli interventi di prevenzione devono assumere come riferimento il significato del rischio in adolescenza.
La strategia migliore per combattere il bullismo è la prevenzione, alla base della quale c’è la promozione di un clima culturale, sociale ed emotivo in grado di scoraggiare sul nascere i comportamenti di prevaricazione e prepotenza. La scuola è il primo luogo di relazioni sociali per i bambini e in virtù del suo ruolo educativo, ha la responsabilità di farsi portavoce di alcuni valori che possono aiutare a prevenire il bullismo, come promuovere la conoscenza reciproca, favorire l’autostima dei ragazzi, insegnare l’apertura verso la diversità e il rispetto degli altri, insegnare ad affrontare i conflitti invece di negarli, spiegare l’importanza del rispetto di regole di convivenza condivise.  Riconoscere il bullismo non è sempre facile. Da parte di insegnanti e genitori sono necessari ascolto ed osservazione dei ragazzi.

Come consiglia di intervenire in casi simili?

Più il tempo passa, più i ruoli si definiscono e le conseguenze diventano dannose. Contro il bullismo si dovrebbero attivare sia la scuola che la famiglia: è importante che genitori e insegnanti comunichino tra loro e si metta in atto un intervento condiviso e coerente. Se un genitore ha il sospetto che il proprio figlio sia vittima o autore di episodi di bullismo, la prima cosa da fare è parlare e confrontarsi con gli insegnanti. Viceversa, se è un insegnante ad accorgersi di atti di bullismo, dovrebbe convocare i genitori, sia del bullo che della vittima, e organizzare insieme una strategia condivisa per porre fine alle prevaricazioni.

Grazie per la sua disponibilità.

A cura di Francesca Soricaro

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