Riscattare gli anni di laurea, per aumentare gli anni di anzianità pensionistica, da oggi converrà di più.

E’ stata infatti  inserita una norma, nel decreto “Reddito di cittadinanza e quota 100” che introduce sconti rispetto alla vigente disciplina di riscatto ma esclusivamente in presenza di determinate condizioni.

Approvato in data 17 gennaio 2019 dal Consiglio dei Ministri, si è in attesa della pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale.

E’ indubbio che allungandosi l’età media di vita lo Stato ci chieda di andare in pensione più tardi.

Il problema è che sempre più frequentemente  si inizia a lavorare dopo i 35 se non 40 anni con l’evidente  difficoltà di maturare un numero adeguato di anni di contributi.

L’idea di poter riscattare gli anni di laurea (possibilità già esistente) spesso viene accantonata stanti i costi attualmente elevati.

L’innovativo decreto ha così inserito all’interno del capitolo sulla pace contributiva una norma che prevede per i lavoratori iscritti ad una delle gestioni Inps di poter riscattare i periodi contributivi non coperti da contribuzione ottenendo uno sconto del 30% sugli oneri da versare e detraendo il costo al 50%.

Analizziamo in dettaglio i requisiti necessari per poter beneficiare del riscatto light degli anni di laurea.

 

Il limite di età

 

Il riscatto agevolato spetta solo agli under 45 che abbiano iniziato a lavorare e versare contributi dopo il 1996.

Inoltre, non potranno essere riscattati gli anni di studio precedenti al 1996 allorché il sistema di calcolo delle pensioni era retributivo.

Occorre precisare che il limite di età dei 45 anni è stato posto per rendere matematicamente impossibile l’utilizzo del riscatto di laurea congiuntamente alla possibilità di accedere alla pensione anticipata con quota 100 ( che consente di andare in pensione con 62 anni di età e 38 di servizio).

 

Titoli riscattabili

 

A poter essere riscattati sono il diploma universitario (2 o 3 anni), la laurea triennale, quadriennale, il diploma di specializzazione post laurea e il dottorato di ricerca.

Il massimo riscattabile ai fini pensionistici è di 5 anni e sono esclusi gli anni fuori corso.

 

Quanto costa riscattare gli anni di laurea?

 

Per il riscatto degli anni di laurea (in regime agevolato) basteranno circa 5.200 euro per ogni anno di studio.

A chi non vuole spendere troppo è offerta la possibilità di riscattare la laurea parzialmente per periodi più brevi rispetto alla durata legale del corso di laurea.

Inoltre, è prevista la possibilità di pagare ratealmente l’importo dovuto.

Occorre premettere che la possibilità di riscattare gli anni di laurea già esiste e permarrà anche dopo l’entrata in vigore del decreto.

Per il riscatto tradizionale non è previsto il limite di età ed inoltre è possibile riscattare anche periodi precedenti al 1995 ovviamente a costi differenti e molto elevati.

Infatti, nel sistema tradizionale di riscatto il costo varia in base al periodo da riscattare, antecedente o successivo al 1 gennaio 1996.

In particolare, per il periodo antecedente l’importo sarà determinato calcolando la variazione della riserva matematica e l’onere dipenderà da diversi fattori quali l’età, il periodo da riscattare, le retribuzioni percepite negli ultimi anni.

Per il periodo successivo al 1 gennaio 1996 invece, l’onere sarà calcolato moltiplicando il reddito dell’anno precedente per l’aliquota contributiva della propria gestione pensionistica obbligatoria, in vigore al momento del riscatto (es. 33% per i dipendenti del settore pubblico).

Il predetto importo ovviamente andrà moltiplicato per gli anni da riscattare.

 

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi rispetto al tradizionale riscatto di laurea?

 

Dire a priori se sia vantaggioso o meno riscattare gli anni di laurea con il regime light non è possibile atteso che sarà necessario fare dei calcoli e confronti con il sistema tradizionale, grazie anche all’utilizzo del portale a disposizione sul sito dell’Inps.

In tutti i casi, è possibile affermare che lo sconto previsto dal decreto per gli under 45 avvantaggerà chi guadagna di più perché in base al tradizionale riscatto dovrebbe pagare in considerazione del reddito percepito piuttosto che l’importo di 5.200 euro.

Ad esempio, un lavoratore che guadagna 40.000 euro dovrebbe pagare circa 13.200 euro l’anno (applicando l’aliquota del 33%) mentre se chiede il riscatto agevolato (sussistendo i necessari requisiti) pagherebbe solo 5.200 euro l’anno.

E’ evidente il risparmio di spesa.

Tuttavia è anche vero che con il riscatto agevolato, stando all’attuale formulazione del decreto (ove non intervengano modifiche) aumenteranno solo l’anzianità assicurativa e contributiva (in sostanza si potrà andare prima in pensione) ma non crescerà la misura dell’assegno di pensione; mentre pagando l’aliquota del 33% (con il riscatto ordinario) aumenta anche la misura dell’assegno.

Queste le novità che a breve saranno pubblicate in Gazzetta Ufficiale, si ipotizza che il riscatto della laurea potrebbe subire modifiche in sede di conversione in legge e già si vocifera che il limite dei 45 anni potrebbe essere innalzato a 50 con evidente ampliamento della platea dei potenziali beneficiari.

In attesa di conoscere il testo ufficiale del decreto e considerato che potrebbero essere decisivi proprio gli anni di laurea per arrivare alla pensione, il consiglio è quello di iniziare a fare i “conti” grazie anche all’ausilio del portale a diposizione sul sito INPS.

 

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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