Riforma della Pubblica Amministrazione: che ne sarà della Prefettura?

Tagli e accorpamenti per gli uffici della PA, a rischio numerosi Uffici Territoriali di Governo

La storia che ha visto la nascita e lo sviluppo della Provincia Barletta-Andria-Trani è lunga e travagliata, piena di conflitti interni ed esterni riguardanti ogni particolare organizzativo di questo ente tanto auspicato da molti. In questa particolare occasione, si vuole ricordare tutto il lunghissimo iter, colmo di rivendicazioni da parte dei comuni dei tre capoluoghi e di altri problemi di varia natura che portarono poi all’istituzione della Prefettura della sesta provincia pugliese, stabilitasi, dopo un lungo dibattimento e a seguito di una certosina ripartizione degli uffici provinciali, a Barletta.

Una lunga lotta, un lungo percorso che ha visto consolidarsi il ruolo di questa nuova Provincia, e degli uffici assegnati ad essa, relativamente tardi, sempre tenendo a mente che, a breve, l’intero assetto delle autonomie locali verrà riscritto. Ma le riforme non si fermano alle Province, come è quasi ovvio che sia.

Solo pochissimi giorni fa, lo scorso 30 aprile, il premier Renzi ha annunciato la nuova tranche di riforme, riguardanti la Pubblica Amministrazione, atta a diminuire i costi della stessa. Queste nuove proposte prevedono, tra le altre cose, l’accorpamento di numerosi enti (in primo piano quello di Aci, Pra e Motorizzazione civile e delle sovrintendenze con la gestione manageriale dei poli museali), la riforma delle funzioni e degli onorari dell’Avvocatura generale dello Stato, la riduzione delle aziende municipalizzate e la riorganizzazione della presenza dello Stato nel territorio. Quest’ultimo punto prevede quindi la riduzione delle ragionerie provinciali, delle sedi regionali Istat e la riduzione delle Prefetture, che diventeranno solo 40 e che avranno sede solo in alcune province e nei luoghi strategici per la lotta alla criminalità organizzata.

Insomma, dopo tanto lottare, è probabile che la Provincia BT perderà anche la sua Prefettura, e tutto questo non può che avere un ché di ironico visto e considerato l’abnorme dispendio di energie, tutte profuse in rivendicazioni, comunicati stampa e riunioni fra sindaci dei capoluoghi, per l’istituzione e il collocamento della suddetta.

I problemi causati da questa nuova riforma sono, in teoria, sempre gli stessi: i lavoratori attualmente impiegati nelle Prefetture che “scompariranno” e negli uffici che verranno accorpati in nuovi enti dovranno essere ricollocati, determinando quindi tutta una serie di spese in capo all’Amministrazione e ai dipendenti, probabilmente costretti a spostarsi continuamente per raggiungere il posto di lavoro; l’utenza, per avvalersi dei servizi garantiti da questi uffici, probabilmente sarà costretta a rivolgersi ad enti molto distanti dalla realtà locale, incapaci di agire efficacemente e in tempi brevi; per ultimo, ma primo per importanza, la cittadinanza dovrà ora fare i conti con una Pubblica Amministrazione ormai sempre più centralizzata.

Alcuni hanno definito questa riforma come l’ennesimo passo verso uno Stato Totalitario. Qui ci limitiamo a ricordare che l’attuazione di questi cambiamenti è, in sostanza, la totale negazione del principio di sussidiarietà, tanto importante un tempo da meritarsi una riforma di rango costituzionale tutta sua. Inoltre, il presunto risparmio economico derivante da questa riforma è tutto fuorché sicuro per i motivi sopra illustrati.

E probabilmente a poco servirà l’idea del premier di digitalizzare completamente la PA per un accesso immediato ai documenti della stessa da parte dei cittadini, che dovranno essere muniti di apposito PIN. L’idea non è affatto nuova o rivoluzionaria, visto che, ormai dieci anni fa, il d.lgs 82/2005 già dava grande importanza all’amministrazione “digitale” e agli “strumenti digitali per la disponibilità, la gestione, l’accesso, la trasmissione, la conservazione e la fruizione delle informazioni”.  Evidentemente le cose non sono andate come previsto dal legislatore se ogni due anni si è dovuta ribadire l’importanza della digitalizzazione!

Con questa proposta, si è originato l’ennesimo punto interrogativo sul futuro di un ufficio che, nel nostro territorio e nel corso della sua breve vita, ha comunque dimostrato di saper lavorare efficacemente nell’ambito delle competenze ad esso assegnate. Che ne sarà quindi della Prefettura e di tutti coloro che vi lavorano? Questo è ancora presto per dirlo ma ogni cittadino può contribuire affinché questa riforma non dia origine a conseguenze impreviste. Il premier Renzi ha infatti messo a disposizione, fino al prossimo 30 maggio, l’indirizzo e-mail rivoluzione@governo.it, al quale chiunque può scrivere per proporre cambiamenti e nuove idee al programma di questa riforma e che vi invitiamo ad utilizzare, nella speranza che sia effettivamente data voce al comune cittadino e che questa trovata “da terzo millennio” non sia l’ennesima trovata pubblicitaria a favore di questo “giovane” esecutivo.

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Vittorio
Vittorio Grimaldi è nato il 17 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Casardi" di Barletta, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Appassionato ed esperto di folklore e mitologia, gestisce dal 2013 il canale youtube a tale materia dedicato "Mitologicamente". Giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, dal 2014 è stato cronista politico della testata online Barletta News fino a dicembre 2017.

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