Riforma dell’istruzione e “la buona scuola”: la protesta infinita degli studenti

Di riforma in riforma, i leit motif scelto dai vari governi è sempre lo stesso: sanità e istruzione sono sempre gli ambiti più “colpiti”.

E così, anche con il governo Renzi, arriva una proposta per riformare radicalmente la scuola, presentato come di consueto in maniera alternativa, multimediale, come se termini simili siano sufficienti ad addolcire la pillola: “La buona scuola”, un libro digitale di 136 pagine in cui viene illustrato un programma per la riforma delle scuole pubbliche, tra l’assunzione di oltre 150.000 precari e un maggior peso della meritocrazia e all’auto-valutazione dei docenti, il tutto diviso in due periodi di tempo ben distinti: ci saranno dodici mesi in cui sarà necessario rivoluzionate tutto, ma solo dopo due mesi di confronto con la popolazione per riceverne i consigli e le opinioni. Sicuramente però il premier non si aspettava una risposta così “rumorosa”

In tutte le città d’Italia gli studenti hanno manifestato, hanno protestato, chiedendo sicurezza per il futuro, sempre più un’utopia, maggiore sicurezza nel loro ambiente di lavoro (perché chiunque neghi che lo studio sia un lavoro a tempo pieno evidentemente non ricorda il tempo passato sui libri oppure non ha mai veramente studiato), maggiori fondi, maggiori risorse per rendere realtà quello che è un diritto consacrato dalla Carta Costituzionale.

E così, tra Roma, Milano e Firenze in cui i giovani hanno manifestato, protestato, a volte piuttosto veementemente, e in cui hanno voluto precisare che loro e un ambiente di studio adeguato sono la vera “Grande Bellezza”, si aggiunge alla lista di cittadine percorse dalla protesta degli studenti anche Barletta che, nella giornata di venerdì, ha ospitato per le sue arterie stradali principali il grande corteo dei liceali.

Ma in realtà tutto questo, almeno per chi scrive, sa tanto di dejà vu: sono sì passati alcuni anni e forse, tra una crisi politica ed una economica, potrà essere passato di mente ai più, ma quando fu presentata la famigerata “riforma Gelmini”, gli studenti di tutti i licei di Barletta e, per diverse giornate, anche i loro professori hanno manifestato, hanno protestato insieme al resto dei loro “colleghi” sparsi in tutta Italia, per una riforma che, nel promettere cambiamenti, non specificava quali sarebbero stati i costi, i sacrifici necessari.

La verità è che l’endemica crisi del sistema scolastico dura da anni: infrastrutture inadeguate e lasciate “morire”, con appena i fondi necessari  per cercare di arginare i danni più evidenti; precariato e caos in ogni concorso riguardante l’assunzione di nuovi docenti; la totale arretratezza di programmi e strutture rispetto al tempo che passa. Il quadro che emerge da questo contesto è che, se c’è da riformare (e in politichese italiano “riformare” e “tagliare” sono sinonimi), la scuola, l’istruzione pubblica è sempre lì, pronta a subire l’ennesimo abuso. Male che vada, medici e malati pagheranno per ciò che resta. Per non parlare poi del sistema universitario, totalmente ignorato in tutte le 136 pagine virtuali e che ha quindi fatto sentire anche la sua voce.

È anche vero che gli scioperi degli studenti delle volte hanno motivazioni “gonfiate”, spesso i ragazzi nemmeno sono consapevoli di quello che gli sta accadendo, sanno solo che uno sciopero è un modo  come un altro per prendersi una vacanza estemporanea, ma situazioni simili, così “universali” e reiteratesi più e più volte nel corso di pochissimi anni non possono che essere sintomi di un malessere diffuso che, di riforma in riforma, non accenna a passare, anzi si intensifica sempre di più.

L’unico dato positivo, detto da qualcuno che ha assistito da molto vicino alle manifestazioni contro la riforma Gelmini, è che i ragazzi non hanno ancora perso la speranza e continuano caparbiamente a gridare il loro pensiero, le loro necessità, con l’auspicio di trovare qualcuno che, finalmente, ascolti quelli che non sono solo i desideri di un gruppo di ragazzi, ma la preghiera di un sistema scolastico pubblico sempre più stretto nella morsa della privatizzazione e delle manovre politiche. Che i due mesi di “consultazione” con il popolo italiano abbiano inizio, ma nessuno si aspetti un dialogo tranquillo. Non con i ragazzi. Soprattutto non quando hanno ragione!

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Vittorio
Vittorio Grimaldi è nato il 17 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Casardi" di Barletta, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Appassionato ed esperto di folklore e mitologia, gestisce dal 2013 il canale youtube a tale materia dedicato "Mitologicamente". Giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, dal 2014 è stato cronista politico della testata online Barletta News fino a dicembre 2017.

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