Riflessioni sulla violenza di genere: Castello Cinema si colora di speranza con “Per amor vostro”

In una serata arricchita dalla presenza di relatori fortemente edotti sul tema in esame e  coordinata dalla giornalista Floriana Tolve, si inserisce l’opera di Giuseppe Gaudino “Per amor vostro”, co-sceneggiata da Isabella Sandri. Entrambi presenti come ospiti della rassegna “Castello Cinema”, non hanno mancato d’inserirsi in una discussione di stretta attualità. Isabelli Sandri tiene a specificare d’aver curato la sceneggiatura ma non il soggetto del film, che ha condotto Valeria Golino alla vittoria della sua seconda Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile alla 72esima mostra del Cinema di Venezia. Anna Ruotolo (Golino), protagonista relegata ai margini della propria esistenza da un marito animato dall’odio, troverà nella realizzazione occupazionale il modo per ribaltare la condizione di dolorosa immobilità in cui naviga da anni. E’ una vera e propria dichiarazione d’amore quella della Sandri, tra l’altro regista documentarista, per il lavoro del suo collega Gaudino, col quale collabora da quasi trent’anni. Ad unirli è questo senso del bisogno nella rappresentazione del vero, che parte forse dall’esigenza d’una reciproca contaminazione tra la sensibilità nel captare e l’immediatezza nella rielaborazione, propria di una matrice di nudo documentarismo. WP_20160804_002Proprio in queste radici “Per amor vostro” riesce però a ritagliare una dimensione del racconto che s’affranca lentamente dalla spoglia fattualità pur transitando dal vestibolo della fedeltà riproduttiva. Tutto questo in una contestualità che “rifiuta il fatterello”, per utilizzare le parole della sceneggiatrice, insinuando il pensiero e conducendolo ad assumere un ruolo preponderante nella narrazione. Chiari i riferimenti anche letterari a Virginia Woolf o ad Anna Maria Ortese, autrici di quel flusso di coscienza che nell’interiorità riflette l’universo femminile. L’intervento di Laura Pasquino, avvocatessa e componente dell’Osservatorio Giulia e Rossella – Centro antiviolenza Onlus, si inoltra poi nella tematica della violenza di genere, rea di annientare la vittima da un punto di vista non solo squisitamente fisico, ma spesso psicologico. Santa Scommegna, dirigente del settore Servizi sociali, ribadisce poi l’importanza d’un primo approccio corretto al problema, nel quale anche il luogo fisico può contribuire almeno inizialmente a ripristinare una condizione di benessere nella donna oggetto di sevizie. Negli obiettivi del Centro antiviolenza figura anche l’impegno attivo non solo nel trarre il soggetto via dalla situazione di disagio in cui versa, ma nella costruzione di un’alternativa di vita, per quel reinserimento sociale e lavorativo che può definitivamente affrancare la donna da uno status di inerte volontà.WP_20160804_001Giuliana Damato, componente della Commissione Cultura del consiglio comunale, insiste poi sul ruolo che un sostegno di tipo culturale possa avere in queste tristi vicende. Al centro della sua analisi vi sono i modelli di relazione tra i generi, il progressivo abbattimento di quelle rigidità che contribuiscono ad isolare il dramma in una normalità distorta. Superabilità delle barriere sociali che passa anche attraverso gli ambienti politici, con le quote rosa che hanno rappresentato un piccolo ma significativo traguardo nel ribaltamento di arcaiche e diffuse mentalità. Presso il Senato della Repubblica, a Novembre d’ogni anno, è presentato un rapporto eseguito dalla Onlus “We World”, condotto con Ipsos Italia, che evidenzia i numeri schiaccianti a sostegno di queste tesi. Il 40 % degli uomini intervistati, in un campione tra i 18 e i 65 anni, ritiene che la donna possa trovare realizzazione solo con la maternità e che per gli uomini siano più importanti gli studi universitari. Un radicalismo del disvalore, molto più diffuso di quanto si creda nel nostro paese, che si riflette anche sulle avances a sfondo sessuale, ritenute normalmente esercitabili anche in ambienti lavorativi da un quarto degli intervistati. L’intervento del magistrato Francesco Messina è utile nell’evidenziare come i soggetti che commettano violenza siano oltremodo estranei alla comprensione di una corretta dinamica di relazione, proprio perché vissuti e spesso cresciuti, nella stragrande maggioranza dei casi, in ambienti in cui il delirio e la deriva comportamentale riflettano un’assuefazione normalizzante, una concezione spesso informe dei rapporti interfamigliari. Da questo sistema è incredibilmente complesso liberare la vittima e convincerla a denunciare gli abusi psicofisici subiti, proprio per la difficoltà di quest’ultima nel riconoscerli come tali nella loro mancata rispondenza ai canoni della civiltà occidentale contemporanea, imperniata sul reciproco rispetto e sulla parità dei sessi. Il sistema giudiziario, sovente accusato a fasi alterne di bieco giustizialismo o di ipergarantismo (e Messina sottolinea giustamente il ruolo ricoperto nella corrente disinformazione da alcuni organi di diffusione mediatica), è nella fase puramente repressiva il cavallo di battaglia di un cambiamento che deve investire l’intera società civile. Il regista Gaudino non tace su un’oggettiva difficoltà nel reperire sostegno economico per progetti che, come il suo, portino sul grande schermo conflitti e amare verità del mondo moderno, combattute da chi dovrebbe propugnare uno sviluppo culturale dedito alla diffusione di documenti artistici come “Per amor vostro”. Una censura che è cesura, un taglio eretico dedito a fini esclusivamente commerciali, che pellicole come quella in esame affrontano con l’arma della realtà.

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