Riflessioni di Raffaella Salerno aspettando Berlinguer

Enrico Berlinguer: Comunista Italiano (1922 – 1984)

Incarna un sogno rappresentando la realtà”, così diceva il politico europeista J. Delors di Enrico Berlinguer, il leader comunista più progressista della Storia della Sinistra italiana.

Da comunista incarnò gli ideali, le esigenze e le aspettative del popolo che rappresentava, specie quello della classe operaia, in un contesto di capitalismo industriale italiano ed europeo pur in rapida trasformazione. Da leader creava sintonia nelle piazze gremite ed appassionate, e del popolo ne rappresentava i “bisogni umani emergenti” i diritti, specie del lavoro, le lotte come quella per il divorzio o l’interruzione della gravidanza.

Da intellettuale della politica non appiattiva la sua riflessione sul consenso populista e vuoto di prospettive ma si spingeva oltre, avendo maturato la convinzione di “democratizzare il comunismo” in veste socialista. Gli strumenti credeva, dovessero essere il Partito, il Parlamento e lo Stato e per rendere pragmatico il suo pensiero, cercò di costruire alleanze di programma con le forze democratiche governative e non presenti nel nostro Paese, credendo che fossero l’unico modo per realizzare le riforme che solo un largo consenso popolare potessero pienamente legittimare.

La strada non era libera da ostacoli e questi pervasero le scelte e non ne diedero pienezza di realizzazione. I rapporti di presa di distanza senza però netta soluzione di continuità con l’URSS e il “compromesso storico” naufragato anche in via Fani unitamente al sogno del socialismo democratico senza veri interlocutori di cui si fidasse e che stimasse, ebbero l’effetto di introdurre la contraddizione nella sua linea politica. Eppure Berlinguer credeva fermamente che tali alleanze politiche fossero necessarie al Paese in quel contesto storico, per operare una protezione alle ondate antidemocratiche anche di matrice terroristica e soprattutto per traghettare l’ Italia nell’ Unione Europa con passi sicuri e solidi.

Ma i conti si fanno con chi c’è e i politici italiani con i quali doveva costruire il rinnovato comunismo socialista democratico non erano una variabile indipendente. Si poteva e doveva prendere le distanze dal comunismo russo che invadeva nel ‘68 la Cecoslovacchia e, nel 1980, l’Afghanistan, ma i politici sullo scanno affianco potevano essere un problema della stessa portata. Oggi, l’occasione di riflessione fornita dal 30° anniversario della Sua scomparsa la porgiamo ai politici attuali che sono ancora impegnati a realizzare compiutamente il progetto riformatore del nostro Paese iniziato negli anni ’70.

Riflettere è doveroso, rispettare la storia per arricchire l’azione politica di oggi è un atto non solo rispettoso ma doveroso utile ed intelligente se la politica e’ un divenire nella costanza della riflessione più profonda, per realizzare la nuova realtà della comunità a cui specificatamente si rivolge. Gramsci diceva che “ svalutare il passato implica la giustificazione della nullità del presente e la generazione che non riesce a vedere la grandezza di chi l’ha preceduta è meschina e priva di fiducia in se stessa.”

Ricordare e studiare il pensiero e la prassi di Enrico Berlinguer significa capire quello che di grande diceva e come interpretava la realtà sua contemporanea durante il suo mandato di vice prima (1969) e poi di Segretario del PCI (1972 ) ed e’ un’ eredità che oggi noi sappiamo apprezzare e sapremo custodire per il nostro cammino verso l’Europa.

Raffaella Porreca Salerno
ViviBarletta
Aislo Puglia

 

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