Retrospettiva Hayao Miyazaki, La città incantata

Torna al cinema Hayao Miyazaki , e con lui la magia che solo il grande  autore nipponico è capace di trasmettere con le sue opere. Lo fa con “La città incantata”, riproposto per l’occasione con un nuovo doppiaggio. Miyazaki ha negli anni sapientemente mostrato di saper dar vita alla materia fantastica con un tocco assolutamente peculiare. La sua poetica vive infatti di elementi tipicamente derivanti dal retroterra culturale nipponico e orientale, e non è difficile scorgervi differenze concettuali importanti con i caratteri dell’animazione occidentale.

Vedasi proprio “La città incantata”, film premio oscar nel 2003, opera che ha definitivamente consacrato alla profana attenzione nostrana questo indiscusso maestro del sol levante. Nelle avventure della piccola Chihiro, intrappolata in una dimensione spirituale, e alla ricerca della salvezza propria e della sua famiglia, è facile scorgere un disegno in cui pre-condizione necessaria per la vita ( a cui sono metaforicamente sottese crescita e maturazione ) è la piena affermazione di se. E quale modo migliore, se non il “furto” del proprio nome ordito dalla crudele strega Yubaba, (personaggio di una bruttura morale e fisica non casuali, perché parte di un orientamento in cui l’impermeabilità dell’anima all’innocenza non corrode solo la dimensione interiore) , per proiettare la piccola Chihiro verso un viaggio in cui tutto dipende dal suo giudizio ?

Una premessa di una finezza intellettiva e morale superiori, lontana dalla immediatezza dell’animazione nostrana, erede ancora oggi del pantheon disneyano, in un momento in cui si fa evidente uno storico passaggio di consegne tra animazione tradizionale e computerizzata. Le prove della protagonista brillano di una preziosità e di un fascino allegorico che splende ben al di là dei confini di genere, producendo chimere visive e personaggi grandiosi, sfumature immaginifiche e paesaggi ai limiti dell’onirico. Il microcosmo di Miyazaki si accartoccerà su se stesso, perché teatro di quel mondo esterno che la protagonista si rivelerà in grado di affrontare e vincere con le armi più efficaci.

Il viaggio in treno che Chihiro intraprende nel finale è uno squarcio sull’animo umano, un breve e melanconico sguardo sul nulla e sul dubbio, sulla solitudine di quel percorso obbligato che ogni uomo affronta per diventare se stesso, in una deriva di bizzarrie surrealiste che toccano le corde più profonde di chi sceglie di abbandonarvisi senza remore.

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Michele Lasala
Michele Lasala è nato a Barletta l'11/6/1989. Ha conseguito la maturità scientifica nel 2010. Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, indirizzo d'impresa, é giornalista pubblicista dal 2016. Amante della lingua inglese, ha svolto un corso di Business English e possiede certificato Cambridge di livello B2. Nel 2016 consegue l'attestato Google: Eccellenze in digitale. Appassionato di Cinema e Poesia e scrittore a tempo perso, ha ricoperto il ruolo di responsabile della comunicazione presso NIDOnet e ne é attualmente addetto all'ufficio stampa. Dal Gennaio 2014 é redattore di cultura e spettacolo presso la testata telematica Barletta News.

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