Elezioni 2018, Renzi si dimette da segretario del Pd: “Sconfitta netta”

barlettanews - Renzi

Matteo Renzi, dopo gli esiti delle elezioni dello scorso 4 marzo, ha annunciato le sue dimissioni da segretario del Pd. L’ex premier del Partito Democratico ha dichiarato  le dimissioni e ha annunciato il congresso, rassicurando che fino alle consultazioni resterà lui a gestire la fase politica. Con le sue parole ha anche tolto il dubbio su possibili ed eventuali “giochi politici”: nessun reggente, il suo impegno lo porterà avanti fino alle consultazioni.  

“Come sapete e come è doveroso, mi pare che abbiamo riconosciuto con chiarezza che si tratta di una sconfitta netta, una sconfitta che ci impone di aprire una pagina nuova all’interno del Pd”. Queste le parole del  segretario del Pd Matteo Renzi al Nazareno per annunciare le dimissioni dopo gli esiti delle votazioni. “E’ ovvio che io debba lasciare la guida del partito democratico”, ha detto.

Le parole utilizzate da Renzi, però, hanno destato polemiche all’interno del partito stesso:  “La decisione di Renzi di dimettersi e contemporaneamente rinviare la data delle dimissioni non è comprensibile. Serve solo a prendere ancora tempo”. Questo il pensiero capogruppo Pd Luigi Zanda. “Le dimissioni di un leader sono una cosa seria, o si danno o non si danno. E quando si decide, si danno senza manovre“. Serve “collegialità che è l’opposto dei caminetti” e “annunciare le dimissioni e rinviarne l’operatività per continuare a gestire il partito e i passaggi istituzionali delle prossime settimane è impossibile da spiegare”.

“Penso che annunciare le dimissioni, e non darle, dopo avere subito una sconfitta di queste dimensioni sia vistosamente in contrasto con il senso di responsabilità di lealtà e di chiarezza dovuti al partito, ai suoi militanti, ai suoi elettori”, commenta Anna Finocchiaro.

“Avevamo detto no a un governo con gli estremisti, non abbiamo cambiato idea“. “Non c’è nessuna fuga. Terminata la fase dell’insediamento del Parlamento  – ha detto il segretario del Pd – e della formazione del governo, io farò un lavoro che mi affascina: il senatore semplice, il senatore di Firenze, Scandicci, Insigna e Impruneta”.  Serve “un congresso che a un certo punto permetta alla leadership di fare ciò per cui è stato eletto. Non un reggente scelto da un ‘caminetto’, ma un segretario scelto dalle primarie”, ha aggiunto il segretario.

“Diciamo tre no: no agli inciuci, no ai caminetti: l’elemento costitutivo del Pd sono le primarie, no agli estremisti’. 

 

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