Renzi e l’Italia delle Riforme: Senato, Province e la fine della Democrazia

Tra promesse di cambiamento, slide-show e governo social, quali le conseguenze per i cittadini?

 

“È così che muore la libertà: sotto scroscianti applausi”; forse è una forzatura fare questa citazione in questo preciso momento, ma dà una strana impressione riprendere una frase tratta da una delle più celebrate saghe fantascientifiche, quali il brand di “Star Wars”, per descrivere la situazione che va profilandosi negli ultimi giorni qui in Italia.

“L’Italia è una repubblica DEMOCRATICA fondata sul lavoro” afferma la Costituzione, citando una fonte ben più autorevole di una saga cinematografica, ma forse sarebbe meglio cambiare il dettato Costituzionale (visto che va tanto di moda) con “L’Italia è una repubblica INDIRETTAMENTE democratica fondata sul lavoro”. Questo perché con le riforme che, dopo molti tentennamenti, sono arrivate finalmente ad un passo dall’approvazione, sembra che i comuni cittadini potranno decidere ben poco riguardo a coloro che li dovranno Governare.

Giunto infatti l’accordo tra il Presidente del Consiglio Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, la riforma sul “nuovo” Senato sembra aver preso definitivamente forma e la presenza dei rappresentanti scelti da cittadini pare diminuire di secondo in secondo.

Se da una parte il “nuovo” Senato avrà “nuovi” compiti quali la competenza sulla legislazione regionale e su quella europea, la capacità di co-eleggere il Capo dello Stato, il Consiglio Superiore della Magistratura e i giudici della Corte Costituzionale e il potere di esprimersi sulle leggi elettorali e costituzionali, il progetto della riforma prevede anche che non sarà più necessario il passaggio sia in Camera che al Senato delle leggi in fase di approvazione, caposaldo del nostro Stato.

A questo si aggiunge, in seguito all’accordo con FI, la ridotta partecipazione dei sindaci in quella che doveva essere la “Camera delle Autonomie Locali”: da comporre ben un terzo dei senatori, il numero dei sindaci presenti nell’assemblea sarà venti, uno per regione. Il “fortunato” primo cittadino sarà selezionato a seguito di una votazione a cui prenderanno parte solo i sindaci della singola regione. In pratica, i cittadini di una qualsiasi regione saranno rappresentati da un sindaco scelto da altri sindaci.

In quanto ai consiglieri regionali che dovranno far parte del “nuovo” Senato (e che ovviamente non saranno scelti direttamente dai cittadini), tra di essi manca, in definitiva, un meccanismo per permettere anche alle minoranze di esprimersi, lacuna a cui forse porrà rimedio una proposta dell’on. Calderoli. Questo, unito a quanto detto in precedenza, è il primo grande schiaffo a quel poco di potere democratico in mano ai cittadini.

Rafforzato dunque dal dato elettivo delle elezioni europee, Renzi probabilmente riuscirà a varare questa riforma entro la pausa estiva e, sullo stesso slancio, potrebbe portare effettivamente a compimenti e in tempi brevi la marea di altre riforme promesse all’insediamento, tra cui ovviamente quella che prevede la rivoluzione della pubblica amministrazione e la creazione delle “nuove” Province.

Considerato quanto detto dal ministro degli Interni, Angelino Alfano, sull’intenzione di tagliare ed accorpare diversi organi (quali Prefettura, uffici ministeriali, ecc.) per limare i costi, e tenendo a mente anche, come già profusamente anticipato, che la riforma delle Province vedrebbe i sindaci e gli amministratori dei vari comuni scegliere tra di loro chi dovrà ricoprire le cariche di presidente, assessore e consigliere provinciale, possiamo in sostanza porgere l’altra guancia al secondo schiaffo al potere democratico dei comuni cittadini.

Rappresentanza indiretta in Senato, rappresentanza indiretta delle Province e uffici pubblici che verranno rimodellati, trasferiti e accorpati lasciando in balia delle onde tanto gli utenti del pubblico servizio quanto gli impiegati della Pubblica Amministrazione. E, sebbene non ci siano “scroscianti applausi”, molto hanno reagito alla notizia delle riforme in corso con un entusiasta “Finalmente!”.

Perdonate quindi la citazione ad un film fantascientifico, opera di fantasia, ma quando certe situazioni reali ti portano a ricordare situazioni (negative) tratte da un film di fantascienza… beh, forse è seriamente il momento di fermarsi e chiedersi cosa stia realmente accadendo.

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Vittorio
Vittorio Grimaldi è nato il 17 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Casardi" di Barletta, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Appassionato ed esperto di folklore e mitologia, gestisce dal 2013 il canale youtube a tale materia dedicato "Mitologicamente". Giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, dal 2014 è stato cronista politico della testata online Barletta News fino a dicembre 2017.

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