Renato Russo: “L’estate barlettana tra turisti e souvenir – Pt.1”

Tempo di escursioni anche a Barletta, pure se marginali in un contesto pugliese, a causa della mancanza di risorse finanziarie che frenano l’attenzione di una adeguata strategia dell’accoglienza. Si aggirano per la città, in queste settimane estive, gruppi di turisti avanti con gli anni, talvolta con una sbiadita guida rossa del Touring Club fra le mani, in ordine sparso lungo le stradine interne del centro storico. Una visitina all’interno della Cattedrale è d’obbligo, una pausa di frescura e di quiete dell’anima, seduti sulle consunte panche della navata centrale, fra una preghiera bisbigliata dai pochi devoti al seguito, e una frettolosa occhiata incuriosita al tabernacolo, in fondo al presbiterio inondato dalla luce riflessa dalle alte vetrate dell’abside pentacuspidata. Altri invece si inoltrano nella lettura della storia plurisecolare del tempio per sapere e risalire, dalle vestigia del sottostrato pavimentale, alle remote origini paleocristiane della chiesa e di qui ad un’epoca remota dalla quale indagare fra le righe abrase di antiche pergamene, risvolti e retroscena di vita religiosa, ma altresì aspetti di vita civile, economica e culturale della città.

Di fronte alla Cattedrale, l’altra tappa obbligata il Castello, austero, maestoso, uno dei più grandi e meglio tenuti d’Italia. I cartelli stradali lo segnalano come “svevo” perché dei sovrani ospitati Federico II fu il più carismatico, quello più rappresentativo, che più gli conferisce prestigio e notorietà. Oggi il Castello ospita la Biblioteca Comunale, il Polo Museale, l’Archivio della Memoria e nella Sala Rossa i convegni più rappresentativi patrocinati dal Comune. Magici i sotterranei dove ti inoltri in un mondo irreale e immaginifico, dove furono tenuti prigionieri i nove fratelli Santa Croce prima di essere decapitati sul cortile per ordine di Raimondello del Balzo (Carlo III di Durazzo ne volle vendetta). Ma in tempi più recenti – a metà degli anni Ottanta – vi sono state girate scene della “Vita di Gesù” di un ispiratissimo Pasolini e dell’“Otello” del raffinatissimo Franco Zeffirelli. Fra le mura del Castello visse una memorabile serata teatrale Giorgio Albertazzi quando evocò dai bastioni il fantasma di Federico II di Svevia, “Una cometa da Oriente a Occidente”. Si ammira dal belvedere, in alto, una straordinaria scenografia sul mare; in lontananza, sulla linea dell’orizzonte, le balze garganiche e il suggestivo panorama di Monte S. Angelo quando il cielo è terso, nelle diafane giornate autunnali.

All’imbocco di corso Vittorio Emanuele da corso Garibaldi, s’erge la monumentale basilica del Santo Sepolcro. Prima d’entrare, però, ti imbatti nel mirabile Colosso di Barletta, Eraclio, la gigantesca statua bronzea che raffigura un imperatore bizantino, da poco restaurata, il monumento della città più citato nei reportages dei viaggiatori francesi del Sette-Ottocento. All’interno della chiesa le sue splendide navate, nel nome stesso del tempio l’evocazione di crociate e di cavalieri d’ogni risma, Teutonici e Templari (due strette vie ne ricordano l’antico stanziamento, presso S. Domenico e S. Agostino), ma anche Ospedalieri-Giovanniti, all’ingresso della città, sul sedime oggi occupato da palazzo Solemar.

Poco distante, il classico Teatro “Curci”, che i barlettani con una punta di civetteria hanno ribattezzato il “piccolo S. Carlo”, e ad esso perpendicolare il magnifico barocco del Palazzo della Marra, che oggi ospita la prestigiosa collezione “De Nittis”. Ma il tempo scorre inesorabile e per l’imminente pranzo si va alla ricerca del ristorantino tipico di un paese di mare e a basso costo, magari di quelli lungo la Litoranea di Ponente da poco ribattezzata “Pietro Paolo Mennea”, o in un ritrovo tranquillo del centro storico, forse su via Cialdini, l’antica ruga Carrotiarum.

La sera specialmente, a zonzo, a respirare l’aria di mare frammista all’acre odore di frittura, mentre nel cielo volteggiano gli aquiloni, l’ultima moda della riviera romagnola. Sulla linea dell’orizzonte, splendido lo scenario dei paesi illuminati nell’entroterra quando il vento di maestrale spazza le nubi che ne annebbiano la vista. Di miniguide della città o di semplici cartine omaggiate dai centri di assistenza turistica, neanche a parlarne. Ognuno s’arrangia come può e si campa alla giornata. Imperdonabile l’inspiegabile trascuratezza dell’Amministrazione Comunale. Così da anni, così da sempre, così a Barletta come alla Bit di Milano.

Un tempo il centro storico era un sonnolento borgo dove Beppe Tosches, osteggiato come tutti i precursori, in fondo a via Nazareth, doveva arrabattarsi per combattere contro le pastoie burocratiche per la sopravvivenza del suo rustico pub all’aperto dove serviva pizza, birra, cartocci di patatine e vassoietti di hamburger, mentre nella vicina Trani era tutto una fantasmagoria di luci e di colori, locali aperti fino a tarda notte, ogni angolo del centro storico un’occasione di incontri musicali, artistici o gastronomici, le moto sfrecciare a tutto gas sul lungomare dove avventori gustavano – con l’ultima frittura – lo spettacolo del mare rischiarato dai raggi della luna.

Tutto cambiò poi con l’avvento dell’amministrazione Salerno – bisogna dargliene atto – e improvvisamente, nel giro di un paio di stagioni estive, fine anni Novanta, anche da noi ogni cosa si trasformò tumultuosamente, tanto che ancora oggi, dopo quasi vent’anni, non si contano i locali di intrattenimento serale, specialmente nel centro storico, una moda che ha contagiato anche numerose ville e masserie circondariali. Una vera trasformazione antropologica sui nostri usi e costumi del tempo libero.

Oggi, come in un vorticoso carosello, i locali notturni aprono, chiudono, cambiano nome, proprietario, menu, alla ricerca del soddisfacimento del cliente sempre più esigente che pretende un ottimo servizio a basso prezzo. Sono i clienti della notte, un fenomeno nato a partire dai primi anni del nuovo millennio. Quando un tempo ci si accingeva per andare a dormire, oggi ci si prepara per uscire con amici e inoltrarsi per le stradine interne del centro storico: via Nazareth, via Ettore Fieramosca, piazzetta Pescheria o della Sfida, su piazza Marina o piazzetta Monte di Pietà, per non dire di via Duomo e dintorni, davanti e intorno al Castello, un alveare di locali densi di avventori, tutto pieno, tutto coperto, per cui ti vien facile da pensare che la congiuntura sia finita.

Gli appuntamenti sono fissati per le due, le tre di notte, quando le lancette sono ormai cadute dal quadrante. Sono i luoghi scelti per il divertimento notturno dei giovani: american bar, accovacciati sui marciapiedi intenti a mandare sms o seduti in uno dei cento locali attrattivi del quartiere intenti a seguire sul megaschermo dello snack-bar la finale della Coppa dei Campioni. Qui non è difficile imbatterti in turgidi avventori dalle rotondità boteriane o semiclandestini viveurs dall’aria trasandata, jeans strazzonati e pizzetto arruffato, mentre è bandita ogni senescente partecipazione, relegata sui lunghi viali alberati delle litoranee. Qui è il ritrovo della bella gioventù, ribelli e paninari, global e sfaccendati, figli di papà e figli di nessuno, in una ininterrotta festa dove, fra l’indistinto schiamazzo della gente, nascono e muoiono amori nel giro di una nottata, la birra scorre a fiumi e dove la vita non vuole invecchiare perché la clessidra del tempo si è fermata.

“L’Estate barlettana” sponsorizzata dal Comune nei primi anni Duemila è un lontano ricordo, ora c’è restato solo il nome. Il programma di spettacoli organizzato dall’Amministrazione Comunale sul palcoscenico cittadino era un tempo ricchissimo di eventi, oggi risente delle ristrettezze economiche del bilancio. Basterebbe tornare appena qualche anno addietro alla Stagione teatrale estiva, alla Mostra dell’Artigianato su via Nazareth, al Certame atletico nel vecchio campo sportivo, al Torneo di biliardo. Dieci anni fa il programma si chiamava “Barletta incontri” e nel 2005, su una richiesta di un milione e mezzo, il Comune stanziò 735mila euro: cantanti di fama e concerti classici promossi dall’Associazione culturale e musicale “G. Curci”, balletti latino-americani nei giardini del Castello, il Teatrino dei Pupi, rappresentazioni teatrali d’avanguardia e concerti nell’elegante cortile di palazzo della Marra o nel retrostante giardino reading di letture d’autore, l’escursione agostana sui luoghi della famosa battaglia, il grande concerto estivo attratti dalle star di richiamo nazionale. Una stagione estiva con positivi ritorni in termini di risposte di pubblico, accoglienza turistica, ospitalità, gradimento dei cittadini che non potendo consentirsi una vacanza, restavano a Barletta.

Non si trattava di un risultato casuale dettato dai singoli eventi, mentre l’Amministrazione, ritenendo l’organizzazione di queste manifestazioni di importanza strategica per lo sviluppo economico della città vi destinava significative risorse. Ma anche sul piano del puro volontariato, numerose erano le iniziative fra lo storico e il folcloristico, perse negli anni, come l’animazione del Centro storico a cura della Ce.S.A.Coop. Arte, le mostre fotografiche della “Barletta d’un tempo” allestite da Fotorudy o dall’associazione UNESCO, tenute a battesimo da Ruggiero Dicorato e da Silvia Liaci o le vignette satiriche di Borgiàc per la rivista “Tentativo” oppure le espressioni di immagini di arte sacra illustrate da don Gino Spadaro, iniziative realizzate con pochi mezzi ma con grande entusiasmo e notevole partecipazione.

A cura di Renato Russo

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