Renato Russo: “L’estate barlettana tra turisti e souvenir – Pt.2”

E così anche quest’anno, grata al lodevole volontariato culturale associazionistico cittadino, l’Amministrazione ha annunciato, a costo (quasi) zero, una stagione estiva ricca di eventi, rinvigorita – in extremis – dal recupero dello spettacolo estivo di “Castellocinema”. Il successo delle scorse edizioni ha favorito la riproposizione di iniziative per un pubblico intergenerazionale, quali “Festivalmar”, “Barletta Summer Play” e “Giardini in festa”. E fra i grandi nomi della canzone italiana, Fiorella Mannoia, Francesco Renga, e fra i complessi più noti i Negrita, i Dream Theater, i The Kolors; fra gli attori di punta Enrico Brignano e Teresa Mannino oltre agli attori di “Made in Sud”. Eccellenti gli spettacoli allestiti dal “Barletta Art Festival” che offre un ampio repertorio di qualità artistica, dalla lirica alla concertistica, dai grandi interpreti del mondo del jazz alle ensemble giovanili, dal workshop alle performances di ballo. Di grande rilievo, a cura dell’Associazione Cultura e Musica “G. Curci”, anche questa volta promotrice di una rassegna “Musicarte” presso la corte del Palazzo della Marra.

Sul piano culturale, nel quadro delle iniziative legate agli Open Days, progetto organizzato da Puglia Promozione, (l’agenzia regionale del Turismo per la valorizzazione dell’offerta turistica promosso dall’Assessorato regionale del Mediterraneo Cultura e Turismo) oltre alle aperture straordinarie con visite guidate gratuite alla Pinacoteca “De Nittis”, alla Chiesa di S. Maria degli Angeli (Chiesa dei Greci), al Castello e al Museo Civico, il Comune ha organizzato – in collaborazione con le associali locali di guide turistiche – visite al Centro Storico. E ancora, il concorso di poesia “La Stradina dei Poeti” in vico Stretto organizzato da Ce.S.A.Coop mentre Cialuna allestisce “Un’estate al mare”; la Società “Dante Alighieri” qualche estemporanea iniziativa promossa dalla incontenibile verve creativa di Pino Lagrasta. L’estate dei più piccoli è promossa a cura della Biblioteca Comunale, in collaborazione con la cooperativa “Lilith Med 2000” e l’Associazione Mirabilia, con l’organizzazione de “La biblioteca al Parco”, spazio lettura per bambini dai 4 agli 11 anni.

La sera s’anima – il centro storico – di luci e di rumori, non c’è differenza fra giorni festivi e feriali, qui ogni sera è festa e la crisi sembra non mordere… Tutti i locali sono affollati, ogni stradina ha la sua attrattiva, la sua particolarità. Su via Nazareth, specialmente in fondo alla strada, c’è grande animazione con musica ad alto volume fino a notte inoltrata e gran consumo di bevande, un’antica contesa con gli stanziali che se ne dolgono – invano – da anni presso le autorità municipali che, dopo qualche vano tentativo, desistono.

I granelli di sabbia nella clessidra, la spiaggia sconfinata, le piccole onde che si frangono monotone e silenziose sulla battigia e l’immensa distesa di mare dinanzi a noi. Lungo le due litoranee uno schiamazzante ininterrotto andirivieni di gente per i larghi marciapiedi alberati. Di tanto in tanto scansi una tavola imbandita proprio nel mezzo del marciapiede, i rustici commensali a consumare allegramente una focaccia casereccia innaffiata da un forte vin rosso nostrano. Prima era solo quella di Levante densa di eventi animati dai tradizionali chalet, (eleganti intrattenimenti culturali sulla spiaggia vivacizzate da fresche gradevoli serate). Oggi anche quella di Ponente è gradualmente animata da nuovi lidi sul mare. E intanto, di sottecchi, sulla linea dell’orizzonte, cogli barlumi di un lontano paesaggio, sull’ampia insenatura del golfo di Manfredonia, una fila ininterrotta di luci attenuate dalla lontananza. Alla saldatura delle due litoranee, fra Duomo e Castello, ancora altri locali, al chiuso o all’aperto, sul bordo di una banchina abbandonata o uno slargo improvvisato, un alveare di habitués dove consumare un gelato affogato nel moscato di Trani o una bistecca alla brace, un panino con wurstel o una pizza alla crudaiola, nel sottano di un’antica locanda o nel nascosto angolo del ridotto di un’antica vineria dimenticata, all’imbocco di una stradina stretta del vecchio borgo con quattro tavolini e qualche sedia impagliata, rischiarato da un lampione scarsamente illuminato per creare un’atmosfera déjà vu.

Ristoratori grandi e piccoli, operatori estivi, una miriade, una movida capace di animare nel suo complesso un portafoglio milionario che tuttavia non riesce a scalfire l’indifferenza dei vertici del Palazzo, se i suoi speakers non riescono a farsi ricevere per rappresentare le loro doglianze, richieste modestissime del resto, di natura organizzativa territoriale, spesso legati a permessi plausibili o modeste deroghe al codice della strada, relativamente agli orari o ai luoghi di transito e parcheggio. Ho raccolto spesso queste proteste, come quel ristoratore che deve spesso pagare la multa per la breve sosta del furgoncino che giornalmente gli scarica, davanti al ristorante la spesa quotidiana, la materia prima del suo lavoro giornaliero. Non riesce a venirne fuori, e non è il solo.

D’estate una sia pur frettolosa visita a Canne è d’obbligo, ancorché sono anni ormai che il sito è in una condizione di completo abbandono, non solo un degrado del luogo ma anche – e soprattutto – uno sgombero della memoria, specialmente dopo la chiusura del bookshop che ha contribuito a tagliarci fuori dai classici itinerari turistici, da quando – a partire da fine millennio, in occasione della riapertura dell’Antiquarium – la Sovrintendenza ha imposto una lettura medievale del sito in danno di una rappresentazione rievocativa annibalica privandola degli inconfondibili segnali che avrebbero dovuto trasformare il toponimo di un’arcaica cittadella trasfigurandola nel mito di una battaglia, la più famosa dell’antichità.

Oggi, sugli spenti, silenziosi scenari di luoghi un tempo teatro di rumorose battaglie e di sfrenate passioni, si poggia talvolta distratto l’occhio del contemporaneo, svagato dal degrado del tempo, manifesto nei ruderi melanconici, muti testimoni del tragico splendore di un passato ormai remoto. Ne può sopravvivere il ricordo solo attraverso le nostre narrazioni, senza pretese di esaustività. Il passato, ancorché trascolorato nei secoli, non è scomparso del tutto. È appena nascosto da un tempo neppure tanto lontano, fra ciottoli antichi sospinti sul greto del fiume, nei capitelli sbreccati, nelle colonne reclini su zolle umorose, nei paesaggi assolati, scenario di fulgide imprese, che oggi solo le nostre parole d’immaginifiche storie rievocatrici, potrebbero d’un tratto rianimare di vita.

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