Recupero e valorizzazione di immobili storici di Barletta – Il punto sulle opportunità

 

     Trovo che la lettera aperta della consigliera Giuliana Damato (Gazzetta del Nord-Barese del 23 agosto 2015) rivolta al sindaco di Barletta (ma un po’ anche a tutti noi cittadini, diciamo per conoscenza) sia in linea di massima condivisibile, in particolare nell’individuazione da un lato degli immobili da salvaguardare (S. Lucia, S. Andrea ecc., i soliti, insomma) e dall’altro dello strumento disponibile (Fondo di Sviluppo e Coesione, Scheda 45 “Interventi di recupero, restauro e valorizzazione di beni architettonici e artistici”).

     La ritengo tuttavia carente in un punto, uno solo ma decisivo, perché è quello che divide la dichiarazione politica dalla applicazione pratica, il desiderio dalla realtà, e questo mi dà lo spunto per alcune considerazioni anche in proiezione futura. Infatti, così come ho letto attentamente l’intervento suddetto, con altrettanta attenzione ho esaminato l’avviso pubblico della Regione, che rende disponibili i fondi per le opere di recupero e valorizzazione. Allora vediamone gli elementi fondamentali per esaminarne le opportunità, alla luce della realtà di Barletta.

Possibile una sola istanza per Comune o associazione di Comuni

Decisione inevitabile alla luce della limitatezza delle risorse complessive (stiamo parlando di circa 17 milioni di € per tutta la Puglia!). Questo significa che è illusorio pensare di risolvere il problema degli immobili storici di Barletta con la scheda 45, e che è invece necessario fare una scelta precisa, focalizzarsi su un bene e puntare tutto su quello, altro non è possibile, perlomeno al momento.

Valutazione in ordine cronologico di presentazione

Chi prima si alza prima si calza, diceva mia nonna. E per arrivare al traguardo prima, bisogna che sia tutto pronto o quasi fin da ora, in particolare progettazione almeno definitiva (meglio se esecutiva), ovviamente collegata ad un riuso futuro, che deve essere chiaro e fattibile, ivi compresa la sostenibilità finanziaria autonoma.

La cosa è ancora più chiara se pensiamo che il termine per la presentazione dei progetti è il 15 settembre ed entro il 31 dicembre dovranno essere assunti tutti gli atti di impegno (quindi gara espletata e appalto concesso).

Cofinanziamento

Una quota di finanziamento da parte del Comune non è obbligatoria ai fini della presentazione della candidatura, ma l’esperienza insegna che una partecipazione finanziaria dell’Ente interessato, non teorica o annunciata ma corredata da atti di copertura finanziaria, e anche la sua entità sono tutt’altro che indifferenti rispetto all’esito positivo della selezione.

Piano economico-finanziario di gestione

Un piano dettagliato di gestione deve rendere chiaro non soltanto l’uso del bene, ma la copertura di tutti i suoi costi di gestione per almeno 15 anni. Richiesta ineccepibile, poiché si intende evitare che le risorse disponibili vengano disperse in opere senza alcuna finalizzazione futura e in taluni casi destinate all’abbandono.

     Non è tutto, ma è quanto basta. Cosa si deduce da questi elementi messi in evidenza? E’ molto semplice:

  • che bisogna avere ben chiara la destinazione d’uso del bene oggetto della candidatura, non alcune ipotesi auspicabili, ma un riutilizzo preciso, e averlo ora;
  • sulla base di questo, che è necessario avere già pronto o elaborare in pochi giorni, compreso approvazioni e autorizzazioni, un progetto esecutivo (quello definitivo non è escluso, ma è poco compatibile, a mio giudizio, con i tempi previsti per l’attuazione) e che è molto importante presentare la domanda il più presto possibile, magari il 1° settembre, che è il primo giorno utile;
  • che sarebbe molto importante prevedere una disponibilità di bilancio per cofinanziare il progetto;
  • che bisogna prevedere fin da ora le spese da affrontare per la gestione del bene nei prossimi 15 anni, non soltanto per assolvere a un obbligo dell’avviso pubblico, ma anche per le ripercussioni concrete sul bilancio comunale.

     Questo mio intervento non ha lo scopo di scoraggiare, anzi, al contrario, quello di spingere i responsabili ad operare, ma a ragion veduta, evitando di commettere errori. Oltre a ciò ha una finalità, forse ancora più rilevante, che è quella di far comprendere l’importanza che ha questo avviso pubblico in prospettiva. Tale importanza, infatti, non è tanto in sé (si è già detto delle risorse abbastanza limitate), ma risiede nel fatto che anticipa in qualche modo, a mio giudizio, le modalità con la quali verranno gestiti i fondi europei nel prossimo periodo di programmazione 2014-2020, e non soltanto per quanto riguarda i beni culturali.

   Tali modalità impongono:

  • una programmazione per così dire “focalizzata”, che supera anche l’idea del “parco progetti”, in via di superamento prima ancora di essere, in molti casi, realizzato;
  • scelte di progettazione chiare e lungimiranti su cui lavorare, per farsi trovare pronti e in fase avanzata al momento giusto;
  • certezza delle procedure e tempi di realizzazione veloci;
  • risorse finanziarie certe e costanti per il cofinanziamento dei progetti in fase di esecuzione e per le spese legate alla loro gestione nel tempo;
  • risorse professionali e organizzazione adeguate al compito.

     Il Comune di Barletta è pronto ad affrontare questa sfida? Questo è il vero, grande problema da affrontare, per questo avviso e per gli altri che verranno. E se non lo è, cosa intende fare per attrezzarsi, per ora e per il futuro?

     E’ giusto segnalare quali sono le opportunità da cogliere e quali i bisogni da soddisfare, ma sarebbe oltremodo utile se ci fosse anche qualche idea sugli strumenti, le risorse, i tempi e i modi per raggiungere i risultati, altrimenti si alimenta soltanto il dibattito politico inteso come interlocuzione di politici tra di loro. Se si vuole ridestare un interesse in questo momento molto vicino allo zero, in esso devono emergere azioni concrete e verificabili, e bisogna passare dall’auspicio alla proposta, dal desiderio agli atti e ai fatti.

     Qualche tempo fa, nell’ambito della polemica sulla decisione dell’Amministrazione Comunale di affidare alcuni immobili storici a privati, espressi, motivandola, la mia condivisione di questa scelta (Gazzetta del Nord-Barese del 13 dicembre 2013). Non ho cambiato idea. Ora c’è questa novità. Allora se il Comune è in grado di operare validamente sulla strada tracciata dall’avviso pubblico, bene. Sospenda quella decisione, proponga subito un solo progetto e ne programmi altri per l’immediato futuro, con tutti gli elementi previsti, a partire dal riuso e dalle conseguenti coperture finanziarie, in previsione di una possibile riproposizione di questa tipologia di intervento regionale nella programmazione 2014-2020. Diversamente, vada avanti nell’affidamento di questi immobili ai privati (sempre ammesso di trovarne di disponibili), prima che crollino definitivamente.

Commenta questo articolo

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here