Recensione: “Un fidanzato per mia moglie”

Riproposizione ingenua e confezionata di una commedia argentina

Titolo originale: Un fidanzato per mia moglie
Regia: Davide Marengo
Interpreti principali: Luca Bizzarri; Paolo Kessisoglu; Geppi Cucciari; Dino Abbrescia
Genere: azione
Durata: 100 minuti
Valutazione: Gold-star-graphic_(1)Gold-star-graphic_(1)half star

locandinaDa anni è ben visibile dalla varietà delle pellicole distribuite nelle sale italiane una sorta di progressiva apertura ad alcune interessanti commedie latine o d’oltreoceano. Scelta senz’altro non priva di merito, vista la qualità dei soggetti palesatesi alla nostra attenzione cinefila, e che si sposa con la tendenza, sempre in ambito di genere, seguita al boom di proposte d’oltralpe resa possibile dall’exploit di consensi, anche e soprattutto in ambito internazionale, per il film “Intouchables” ( 2011, distribuito nel bel paese col nome di “Quasi amici”), delicata e indimenticata opera francese.

Un movimento, quello cinematografico, che negli ultimi anni ha dimostrato dunque la volontà di aprirsi a nuove frontiere nazionali. Tale fenomeno ha forse indice in certo Almodovar di fine secolo scorso, nella capacità dell’autore castigliano di rivestire di una patina “magica” e accattivante trame intricate e intriganti. Il pensiero corre subito a “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”(1988, con Carmen Maura), e al più recente e trasgressivo “Tutto su mia madre” (1999). Ritroviamo la bravissima Carmen Maura nell’intelligente “ La comunidad ”(Alex De la Iglesia) , e degno di nota, oltre ad essere molto vicino a “Un fidanzato per mia moglie” per ovvie similitudini tra intrecci narrativi, è anche il successivo “Crimen perfecto” diretto dallo stesso De la Iglesia.

Spostando la nostra attenzione verso la commedia d’oltreoceano, è doveroso ricordare il fantasioso e ,ahimè, sottovalutato “Un cuento chino” , meglio conosciuto come “Cosa piove dal cielo ?” o ancora “Il figlio della sposa” di José Campanella ( celebrato regista argentino del Thriller “Il segreto dei suoi occhi”, vincitore nel 2010 dell’oscar come miglior film straniero ). La pellicola di Marengo nasce come remake dell’omonimo “Un novio para mi mujer “ ,da cui non mutua solo aspetti narrativi, ma l’intera costruzione e proposizione strutturale. Non sono poche infatti le sequenze palesemente trasposte dalla pellicola argentina, riproponendone pedissequamente ambiente e posizione della cinepresa.

“Un fidanzato per mia moglie” vede come interprete principale Paolo Kessisoglu, Simone, novello marito dell’irritante e permalosa Camilla ( Geppi Cucciari ). Le ansie e i dispiaceri nella vita di coppia spingono il protagonista a rivolgersi, grazie all’”intercessione” dell’amico e datore di lavoro Carlo ( interpretato da un piacevolissimo Dino Abbrescia ) a tale inarrivabile e inafferrabile “Falco” (Luca Bizzarri), esperto in divorzi lampo. Il compito del misterioso figuro sarà dunque quello di sedurre Camilla per spingerla a porre fine al matrimonio con Simone. Il film è, chiariamolo subito, ben lungi dall’essere un’opera fallimentare. Alcune scene, tra cui citiamo quella del primo ritorno a casa di Simone dopo lo sfogo con gli amici, o il surreale incontro-scontro tra Simone e il falco in un parco giochi, strappano più di una piacevole risata, riscuotendo l’effetto ironico con precisa e studiata gestualità scenica. Ciò che purtroppo non convince e mina senza appello la riuscita e l’efficacia del film , oltre alla lampante mancanza di tocco personale registico più che autoriale, è proprio la scelta di scritturare come attori protagonisti il sopracitato duo comico targato mediaset, oltre alla coppia di “zelighiana” memoria Ale e Franz.

In una commedia dall’approccio spiccatamente focalizzato sul soggetto avrebbe di certo aiutato la presenza di attori navigati nei panni dei personaggi principali. E quantunque volessimo chiudere un occhio sulle doti recitative di Luca e Paolo e della simpaticissima Geppi Cucciari, non potremmo negare come le coppie comiche possiedano per loro natura alchimie e manierismi difficilmente eliminabili, insite nella natura stessa della dialettica tra spalla e capocomico, come la tradizione teatrale ci insegna. E se Bizzarri e Kessisoglu si salvano a fatica da tali considerazioni grazie a discrete capacità recitative (Kessisoglu più di Bizzarri ), è inutile e controproducente la presenza nel cast di Ale e Franz, inadatti a reggere i (seppur macchiettistici ) ruoli loro affidategli perché immediatamente associabili alla consolidata dimensione umoristica acquisita dopo anni di “gavetta” televisiva.

La sensazione è che questa compenetrazione forzata tra sketch e commedia d’autore non dia i risultati sperati, e in tal senso “Un fidanzato per mia moglie” è solo l’ultimo esponente di una lunga lista di concettualmente similari e mediocri pellicole nostrane. Degno esempio italiano di come si possa rendere cinematograficamente persuasiva la comicità ,non rinunciando affatto a meccaniche estranee ad una ricerca diretta della risata, furono i film interpretati e diretti dal compianto Massimo Troisi, tra cui figura l’inarrivabile (anche se forse “fuori tema” ) “Non ci resta che piangere”; Titolo che , alla luce di quanto discusso, sa inevitabilmente di beffa.

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Michele Lasala
Michele Lasala è nato a Barletta l'11/6/1989. Ha conseguito la maturità scientifica nel 2010. Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, indirizzo d'impresa, é giornalista pubblicista dal 2016. Amante della lingua inglese, ha svolto un corso di Business English e possiede certificato Cambridge di livello B2. Nel 2016 consegue l'attestato Google: Eccellenze in digitale. Appassionato di Cinema e Poesia e scrittore a tempo perso, ha ricoperto il ruolo di responsabile della comunicazione presso NIDOnet e ne é attualmente addetto all'ufficio stampa. Dal Gennaio 2014 é redattore di cultura e spettacolo presso la testata telematica Barletta News.

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