Quando la malavita si infiltra prepotentemente in un settore quale quello alimentare, che vede coinvolta la totalità dei cittadini, il Governo non può restare a guardare.

Lo ha ben compreso il ministro della giustizia Alfonso Bonafede che in questi giorni ha espresso l’urgenza di proteggere l’agricoltura italiana e di combattere la mafia, sottolineando che la tutela del settore agroalimentare implica la tutela di altri diritti quale quello alla salute, all’ambiente salubre, all’informazione.

Quando tali diritti si scontrano con l’affarismo impunito, si manifesta in tutta la sua evidenza  l’inadeguatezza del nostro quadro normativo non in grado di contrastare efficacemente i tanti operatori corrotti e senza scrupoli.

Nasce da qui da necessità di un inasprimento delle pene attualmente vigenti.

Quali sono le pene attualmente previste dal codice penale in materia di reati alimentari?

L’art. 439 c.p. prevede che chiunque avveleni acque o sostanze destinate all’alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per il consumo, sia punito con la reclusione non inferiore a 15 anni.

Il successivo articolo 444 c.p. sancisce che in caso di adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari, o comunque di commercio di prodotti contraffatti o adulterati, la pena è della reclusione da 3 a 10 anni.

Differente e meno incisiva risulta essere la pena prevista invece dall’art. 444 del codice penale secondo il quale la reclusione va da 6 mesi a 3 anni in caso di commercio di sostanze destinate all’alimentazione che non siano contraffatte o adulterate ma pericolose per la salute pubblica.

E’ proprio la necessità di porre in primo piano la salute del consumatore che aiuta a comprendere quanto sia lieve tale ultima pena.

Quali sono le novità prospettate in tema di reati alimentari?

Affinché possa essere realmente assicurata la genuinità del prodotto (bevande e alimenti), nell’interesse dei cittadini, si rende necessario un intervento legislativo finalizzato ad esempio a garantire agli inquirenti strumenti sempre più efficaci quali le intercettazioni.

Un disegno di legge intitolato “Nuove norme in materia di reati agroalimentari”, ideato a tutela del consumatore, è stato presentato ad aprile e in estate assegnato alla 2° Commissione permanente (Giustizia).

E’ da questo disegno che si deve ripartire, analizzandone le principali novità tra cui l’innalzamento di pena in tema di commercio di prodotti pregiudizievoli, il reato di omesso ritiro di alimenti pericolosi, le informazioni commerciali ingannevoli, il disastro sanitario e l’agropirateria.

Il commercio di alimenti pericolosi e contraffatti

Una novità è rappresentata innanzitutto dall’innalzamento di pena in tema di commercio di prodotti pregiudizievoli per la salute ed infatti se l’attuale disposizione del codice penale prevede un pena di massimo 3 anni, il nuovo articolo 440 c.p. (così come riproposto nel disegno di legge) la innalza fino a 10 anni sancendo: “Chiunque produce, importa, esporta, spedisce in transito, introduce in custodia temporanea o in deposito doganale, trasporta, detiene per il commercio, commercializza, somministra, vende o distribuisce alimenti non sicuri, pregiudizievoli per la salute o inadatti al consumo umano, ovvero contraffatti o adulterati, ponendo concretamente in pericolo la salute pubblica nella consumazione del prodotto, è punito con la reclusione da 2 a 8 anni”.

L’omesso ritiro di alimenti pericolosi

Innovativo anche l’art. 442 del codice penale che nel disegno di legge introduce il reato di omesso ritiro di alimenti pericolosi chiarendo che è punito da 6 mesi a 3 anni l’operatore del settore alimentare che, venuto a conoscenza della pericolosità per il consumo degli alimenti da lui detenuti o alienati, omette di provvedere, ove possibile, al loro ritiro dal mercato e di informare immediatamente l’autorità competente.

Informazioni commerciali ingannevoli e pericolose

Al di fuori dei casi di applicazione delle pene più elevate per contraffazione o adulterazione, è prevista la pena della reclusione da 1 a 4 anni per chi, mediante informazioni commerciali false o incomplete riguardanti alimenti, pregiudica la sicurezza della loro consumazione con pericolo concreto per la salute pubblica.

E’ indubbio infatti che molte delle nostre scelte alimentari sono influenzate dalle informazioni riportate sul prodotto che purtroppo spesso promettono effetti in realtà inesistenti.

Disastro sanitario

Una grande novità del disegno di legge è il disastro sanitario, reato che secondo il nuovo art. 445 bis c.p. si manifesta quando ai reati alimentari, di cui agli articoli precedenti, seguono la lesione grave o la morte di tre o più persone e il pericolo grave e diffuso di analoghi eventi ai danni di altre persone.

La pena prospettata dal disegno va dai 6 ai 18 anni.

L’agropirateria

Trattasi di reato che comprende i casi di contraffazione dei marchi di qualità, delle etichette, delle procedure di produzione come la simulazione del metodo biologico e dei documenti di accompagnamento.

Si manifesta quando, al fine di trarne profitto, ci si rende responsabili di commercio di prodotti alimentari o vendita di alimenti con segni mendaci.

Ciò che caratterizza l’agropirateria è la circostanza che i reati, di cui sopra, sono commessi da soggetti che pur non facendo parte di vere e proprie associazioni mafiose, agiscono con condotte sistematiche ed organizzate.

In tali casi è prevista la pena della reclusione da 2 a 6  anni e la multa da 15.000  a 75.000 euro.

In caso di contraffazione di alimenti a denominazione protetta la pena va dai 3 ai 7 anni e la multa dai 20.000 ai 100.000 euro.

Un innalzamento di pena, da un terzo alla metà, si prospetta in presenza di circostanze aggravanti: se i fatti sono commessi mediante falsi documenti o se l’alimento è falsamente presentato come biologico.

Ulteriore novità del disegno di legge è la confisca obbligatoria delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prodotto, il prezzo o il profitto.

Questi gli strumenti ai quali poter ricorrere in caso di approvazione del disegno di legge, non resta che sperare che a prevalere sia il desiderio di una società sana piuttosto che di un sistema malato.

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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