Il Porto di Barletta protagonista della “Domenica di Carta”

barlettanews - domenica di carta 2017

barlettanews - mostra portoIn occasione della ormai consueta manifestazione nazionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo “Domenica di Carta 2017” che prevede l’apertura straordinaria di Archivi e Biblioteche statali, la Sezione di Archivio di Stato di Barletta curerà in collaborazione con il Comune di Barletta – Biblioteca comunale “S. Loffredo”, presso il Castello di Barletta nella sola giornata dell’8 ottobre 2017, l’allestimento della mostra documentaria “Barletta e il suo Porto nei documenti e nella bibliografia” riguardante gli antichi e sempre strettissimi legami del porto con la popolazione del territorio ed i lavori per la costruzione del nuovo porto avvenuti nel XIX secolo.  

Infatti sin dal XIII secolo, Barletta e il porto costituirono un binomio inscindibile. Protetta dagli Angiò, i quali contribuirono a dare quell’aria grandiosa che ancora nel Settecento le riconosceva Giuseppe Maria Galanti, cinta di mura, circondata da borghi popolosi, sede di nuclei di mercanti veneziani, ragusei e greci, la Città divenne presto una delle più importanti del Regno.

Da ciò deriva che la storia della Città di Barletta è stata sempre strettamente legata alle fortune e al decadimento del suo porto e questo perché le due importantissime realtà costituiscono un binomio inscindibile e, praticamente, l’origine stessa dell’antica “Bardulos” si identifica nell’origine del suo porto.

Sul porto si fondò la prosperità, interrotta dalle traversie delle guerre e delle epidemie, delle popolazioni della Città e dei centri vicini che “vivevano” grazie alla ricchezza che derivava loro dai commerci che arrivavano dal mare.

La Città si organizzò intorno alla sua funzione commerciale: con strade larghe adatte al passaggio dei carri, un gran numero di depositi per la conservazione del grano (fosse granarie n.d.r.), magazzini e stabilimenti delle case commerciali, le grandi e famose fiere dell’Assunta, di S.Martino e dell’Annunziata, il porto migliorato a più riprese da Carlo I e Carlo II d’Angio e da Ferrante d’Aragona.

barlettanews - progetto portoIntorno alla funzione commerciale si strutturò anche il particolare regime della Città, che fu demaniale e la concessione degli uffici e la esazione di gabelle in feudo o in affitto. La magistratura del Regio Secreto e Portolano, che soprintendeva alle attività dei porti di Terra di Bari, fece di Barletta la capitale commerciale della “Provincia di Terra di Bari” anche dopo che l’Udienza fu trasferita a Trani nel XVI secolo.

La ricchezza della Città era soprattutto nelle gabelle che riscuoteva la cosiddetta “giummella in primo luogo, sull’immissione delle vettovaglie e i diritti di infosseria e sfosseria. Una quantità di balzelli gravava sul commercio: l’imbarcatura, la tassa dovuta al “Doaniero”, l’alboraggio.

Alla scomparsa del regime feudale su cui largamente si fondava la forza commerciale di Barletta e la possibilità di limitare la concorrenza di altri porti grazie a privilegi di cui godeva, si rese necessario ricorrere ad altri mezzi per conservare la vitalità della Città. Le famiglie più interessate alle attività commerciali indirizzarono i loro sforzi e le risorse al miglioramento del porto.

Il primo vero intervento per una ottimizzazione del porto fu opera del marchese Nicolò Fraggianni che nel 1750 consentì l’elaborazione di un progetto di ristrutturazione del porto e l’inizio dei lavori.

Nelle vedute e nelle piante topografiche settecentesche il porto appare come una costruzione complessa, pur conservando la forma antica. Le banchine, i blocchi squadrati, le fabbriche del lazzaretto e del corpo di guardia, i due caricatoi, il doppio ponte d’accesso al molo, sono quanto di meglio potesse realizzare la tecnica delle costruzioni marittime nel Regno di Napoli, in cui ancora la grande maggioranza degli approdi era costituita da spiagge o rade naturali malamente riparate o da opere chiuse che tendevano ad insabbiarsi e offrivano ricovero solo a piccole imbarcazioni addette alla navigazione di cabotaggio.

Barletta era, quindi, nella dimensione del Regno di Napoli prima e ancor di più in quella dell’Italia unita, una realtà periferica e tuttavia nulla affatto marginale; come porto commerciale manterrà sempre un carattere di specializzazione che, se la renderà più vulnerabile di altre città all’andamento del mercato, le consentirà di non rinchiudersi nella dimensione angusta del cabotaggio locale, unico tra i porti pugliesi a resistere al confronto con le grandi realtà emergenti di Bari e Brindisi, dopo l’introduzione del vapore. Di qui l’interesse progettuale allo sviluppo della struttura portuale, oggetto di una lunga serie di ipotesi di ristrutturazione.

La realizzazione dei lavori, che compresero anche la sistemazione dell’area adiacente al porto, richiese una più complessa articolazione amministrativa dell’Università ( la Città n.d.r.) e all’uopo venne creata la Deputazione delle Mezzane e del porto con il compito precipuo di amministrare la rendita dell’affitto degli erbaggi delle terre di proprietà comunale e con il ricavato finanziare i lavori di ampliamento del porto.

La riapertura della “questione” porto nell’arco temporale 1840-1850 coincide con un momento di eccezionale sviluppo degli interventi relativi ai lavori pubblici nel Regno e soprattutto in Terra di Bari. Con il progetto dell’ing. Lauria si apre una serie di ipotesi che non verranno poi realizzati ma che sono di grande interesse per lo studio delle applicazioni concrete dell’ingegneria e soprattutto per il dibattito che si svolse nelle sedi istituzionali.

Nei primi anni della seconda metà del 1800 sorsero dubbi sulla convenienza di investire nel rafforzamento del porto di Barletta. Si sperava che Brindisi, grazie alla ferrovia delle Puglie e all’ipotizzato taglio dell’istmo di Suez, potesse decollare come porto di transito del commercio intercontinentale.

Nel contempo Bari e Molfetta realizzarono impianti moderni ed efficienti che convogliarono importanti correnti di traffico commerciale e non.

Ma personaggi lungimiranti avevano chiara l’importanza di dare a Barletta il nuovo porto commerciale e mentre il dibattito si faceva sempre più teso, soprattutto in sede amministrativa e si moltiplicavano esponenzialmente le pressioni popolari, diversi progetti venivano elaborati dagli ingegneri Luigi Giordano, Saverio Calò, Francesco Losito e Tommaso Mati. Tra le tante idee fu infine l’ipotesi di quest’ultimo, successivamente modificata, che verrà realizzata e che darà la forma attuale al porto.

La cerimonia d’inaugurazione dei lavori per il nuovo porto, tanto attesi e fortemente voluti dai rappresentanti barlettani in Parlamento e da importanti figure istituzionali come l’allora Ministro dei Lavori Pubblici commendator Alfredo Baccarini e il mai dimenticato concittadino Consigliere di Corte d’Appello e Storico Savino Loffredo, si tenne il 17 ottobre 1880.

Naturalmente il saluto ai convenuti fu dato dal Sindaco dell’epoca cav. Francesco Paolo De Leon il quale volle subito ribadire che “…fu lungo aspettare, ma forte e costante il volere e quest’opera compensa le lotte sostenute e le contrarietà che ritardarono l’attuazione di un’opera in cui è riposto un avvenire di ricchezza e di prosperità. Imperocché, l’esecuzione di essa, non fu dettata da un cieco amore del natio loco, ma dell’imperioso bisogno di vedersi svolgersi e progredire le forze economiche del paese”.

Dopo De Leon prese la parola l’on.Alfredo Baccarini, Ministro dei Lavori Pubblici, il quale dopo aver ringraziato la popolazione barlettana per l’entusiastico trasporto con il quale lo aveva accolto, affermava che “…Barletta chiede di essere aiutata onde esercitare un mercato che da secoli qui esiste:non si tratta, o Signori, di creare una posizione commerciale ma, invece, di mantenerla convenientemente. Quando una Città è stata, ed è, come Barletta, sì pronta al sagrifizio, non deve chiedere il concorso del Governo, può invece, secondo me, pretenderlo come suo diritto”. Parole queste quanto mai chiare e pertinenti pronunziate da un membro del Governo centrale correttamente informato sulla storia della nostra Città.

La conclusione spettò al concittadino Savino Loffredo che nel suo articolato, documentato e appassionato intervento non potè non ricordare le origini della nostra Città spiegando che “… noi Barlettani sappiamo che questa natale nostra Città ha dal suo porto origine, incremento,storia chè sbocco naturale della pingue Abulia qui la vetusta Canusium sin dai tempi di Stradone “suam navium stationem habeat” e presso a quello scalo surse e crebbe marinara una borgata, l’antica Bardali o Barecte” e concluse con una domanda che trasudava di immenso amore per la propria Città “…non vi pare ora sia giustificata, o miei Signori, la importanza, la grandissima importanza che la nostra Città pone in questo inaugurare dei lavori del novello suo porto?”.     

barlettanews -mostra porto grano sabbiaLa ricca ed interessantissima documentazione di tutto l’iter che, in tanti secoli, ha innalzato ad interesse nazionale il porto di Barletta fa parte di quel “tesoro” chiamato archivio storico del Comune di Barletta conservato dalla Sezione di Archivio di Stato di Barletta che, nel 1982, organizzò e realizzò in collaborazione con il Comune di Barletta un’interessantissima mostra cartografica e documentaria dal titolo “Barletta tra il grano e la sabbia – I progetti per il porto” che il dott. Pasquale Pedico, instancabile fautore di un rilancio alla grande del porto, considerato il volano principale per l’intera economia di Barletta e della Sesta Provincia pugliese, in diverse occasioni ha proposto alle autorità cittadine e alle Associazioni culturali e del settore la riproposizione della mostra ( non sarebbe questo il momento giusto ?) da lui considerata “…interessante anche come promozione culturale nelle scuole medie superiori cittadine”. Inoltre lo stesso Pedico ha pronto, per la stampa, un interessantissimo studio lasciatogli in “eredità” dal  padre Oronzo, storico e profondo conoscitore delle vicende riguardanti il porto collegato alla Città.  

Da tutto quanto detto si può comprendere benissimo come Barletta, sin da quando era considerata “Emporium Canosinorum” ha vissuto in simbiosi con il suo porto e da esso ha tratto benefici enormi per lo sviluppo economico e culturale che ha condotto le genti della Terra d’Ofanto a svolgere un ruolo determinante tra le città più importanti che si affacciano sull’Adriatico specie in questo periodo che Barletta è alla ricerca di nuove fonti di reddito .  

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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