Tra Populismo e Ideologie morte: l’alba dell’infinita campagna elettorale

barlettanews - campagna elettorale renzi

Stiamo vivendo un periodo storico molto particolare, dove il “dialogo” politico è ormai pesantemente minato da una forma feroce di populismo atto al solo fine di portare avanti una sterile campagna elettorale sempiterna.

Lo abbiamo più volte visto nel locale, negli innumerevoli quanto politicamente vuoti e superflui consigli comunali; lo stiamo vedendo nel sovranazionale, con questa presunta rivoluzione catalana che alla sua base ha poco più di un paio di basi storiche indipendentistiche e nulla più; lo stiamo vedendo nel panorama nazionale con mosse politiche al limite del ridicolo, come per esempio il referendum sulle autonomie di Lombardia e Veneto.

Senza stare troppo tempo a dilungarci sui fattori specifici che rendono queste tre situazioni puro esercizio di una dialettica di per sé povera non solo di sostanza ma anche di forma, queste tre situazioni ben distinte sono accomunate da una caratteristica comune: mascherate da dialogo politico basato su determinate ideologie, giuste o sbagliate che siano, queste iniziative mancano del tutto di una vera ideologia alle loro spalle, sventolandone giusto il cadavere putrescente per giustificare tutto quel fiato sprecato in proclami altrimenti vuoti.

Per quanto, sin da tempi immemori, le ideologie siano state usate dai politicanti di turno per nascondere i propri interessi personali, è difficile rinvenire nei millenni passati un periodo in cui si potesse trovare una così disgustosa pochezza ideologica nel pensiero politico di tutti gli addetti ai lavori. Insomma, detta in soldoni, ogni mossa (macro o micro) politica degli ultimi tempi è spinta solo ed unicamente dal tornaconto personale, dalla voglia sempre più palese di conservare o arraffare una poltrona.

E se prima il candidato di turno aveva quanto meno la decenza di porre una maschera ideologica al proprio disgustoso proposito egoistico, oggi non ci fa nemmeno la cortesia di coprire la putrescenza dei propri scopi. La visita di Renzi a Barletta ne è un chiaro esempio.

L’ex primo ministro nonché segretario del PD è stato accolto in pompa magna qui nella Città della Disfida, storicamente una città di sinistra con a capo dell’amministrazione (si fa per dire) uno dei suoi esponenti, ai tempi dell’elezione ancora “esponente illustro”. Il Renzi Nazionale ha visitato la pista dove si è allenato Pietro Mennea, ha visitato Canne della Battaglia coadiuvato dallo sforzo di illustri colleghi che non hanno perso tempo a fare ciò che meglio sanno fare, il tutto con un nutrito serraglio di appartenenti al partito vogliosi di un po’ di gloria riflessa del loro irreprensibile quanto “di sinistra” leader.

Ma da dove nasce quindi e così all’improvviso tutto questo interesse per la povera pista di atletica solcata ai tempi da Pietro Mennea, fino a pochi mesi (per non dire settimane) fa dimenticata e abbandonata? E tutte queste parole di lode per l’impegno su Canne della Battaglia, quasi che tutte le sue problematiche siano state risolte nonostante recenti casi di cronaca dicano esattamente l’opposto, con scarso interessamento, tra l’altro, dei fedelissimi di Renzi stesso ancora sulle poltrone ministeriali?

Neanche un bambino di 10 anni si farebbe ingannare da questo spettacolino da due soldi: tra le elezioni dei nuovi segretari “territoriali” del PD e le elezioni politiche e amministrative ormai incombenti, ognuno ha detto le sue due belle paroline di circostanza per accaparrarsi qualche voto in più

Così Renzi inizia la sua campagna elettorale, in realtà mai finita, e il PD regionale schiera i suoi due massimi esponenti barlettani in modo da saggiarne la vicinanza al territorio, in modo da non cadere più nell’errore commesso quattro anni fa. E a poco serve commentare furenti su internet contro l’arrivo dell’ex premier se poi chi fa questi commenti è stato il primo a presentarsi alla stazione all’arrivo del Rottamatore e a farsi ovviamente riprendere da telecamere e macchine fotografiche!

Perché il fulcro della vicenda è tutto lì: nell’apparire. Nel far finta, nel pretendere di interessarsi a questa o quella tematica seria, sacrosanta, promettendo questo e quello in nome di una non meglio precisata ideologia, per poi puntare solo e unicamente al proprio interesse personale.

Il “solo ed unicamente” è il punto focale: in un mondo non ideale ma quanto meno razionale, il principio della “mano invisibile” funzionerebbe anche in campagna elettorale, con il politico che, ovviamente, arriva alla poltrona più grossa per proprio interesse, ma che contemporaneamente un qualcosina di utile arriverebbe comunque a fare qualora svolgesse per davvero il lavoro per cui ha fatto campagna.

Il problema è che il lavoro del politico è ormai la campagna elettorale stessa: non c’è sosta, non c’è mai il momento per fermarsi e constatare, senza concetti come Maggioranza e Opposizione di mezzo, che la città/il Paese/la Comunità sta andando a rotoli e nessuno sta lavorando per frenare questa discesa a picco.

È così che la visita del segretario nazionale del PD a Barletta riveste il ruolo di archetipo di ciò che la politica e la campagna elettorale oggi riveste: blasfemo esercizio di una retorica deforme e snaturata al servizio di uno scopo personalissimo ormai abbastanza immorale da non avere più il pudore di rivestirsi delle vestigia di ideologie già secoli fa consunte e oggi definitivamente stracciate e accantonate, con tutte le parti chiamate in causa che approfittano l’una dell’altra nella speranza non di rendere, nel contempo, un servizio alla comunità, ma per il semplice, onanistico piacere, di poter poggiare le proprie natiche su una poltrona priva di qualsiasi altro significato o scopo rispetto a quello di un water per altri quattro anni.

Troppo estrema come conclusione? Scusate, pensavo che a suon di Populismo, voti di fiducia, sentimenti pseudo-indipendentistici e richieste di dimissioni ogni due per tre, l’estremismo fosse diventato la nuova religione di stato! Lieto di sbagliarmi, quindi… se sarete capaci di dimostrare il contrario!

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Vittorio
Vittorio Grimaldi è nato il 17 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Casardi" di Barletta, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Appassionato ed esperto di folklore e mitologia, gestisce dal 2013 il canale youtube a tale materia dedicato "Mitologicamente". Giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, dal 2014 è stato cronista politico della testata online Barletta News fino a dicembre 2017.

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