Pioggia di recensioni: Si accettano miracoli; The imitation game

Si accettano miracoli Gold-star-graphic_(1)Gold-star-graphic_(1)

50673ujjSecondo esperienza alla regia per il comico napoletano Alessandro Siani. Trattasi di una sterile favola moderna, ben costruita sul rapporto conflittuale fede/interessi. Siani mostra ancora una volta di saper portare a compimento un’opera comica corale e lo fa con l’apporto consuetamente efficace di un discreto Fabio De Luigi (forse non completamente a proprio agio nei panni di un prete). Ogni cosa è al suo posto, a partire dall’evento centrale della narrazione, e per finire con la scarna e prevedibile love-story del protagonista con una bellissima Ana Morariu, attrice recentemente impegnata più in tv che sul grande schermo. Gli elementi non sono quindi erroneamente posti in scena, così come non lo erano ne “Il principe abusivo” (2013). Ciò che Siani invece, ancora una volta, manca di perfezionare, è la visione d’insieme dell’opera tutta. “Si accettano miracoli” infatti sconvolge per la descrizione infantilmente semplicistica della diatriba tra i due paesi,i cui nomi (Rocca di Sopra e Rocca di Sotto) sono forse indicativi di una superficialità ai limiti del fiabesco della rappresentazione. E a nulla servono in tal senso i tempi comici del Siani, che annegano in battute a tratti imbarazzanti. Il regista è dimentico forse di quanto in un’opera comica sia fondamentale far ridere lo spettatore, soprattutto quando, come in questo caso, l’impianto della sceneggiatura soffra di defezioni gravissime nella sua profondità. L’archetipo idillico, quasi bucolico, del soggetto stona con capolavori del passato. L’immagine di una bella Italia, in cui sentimento e verità si scrivano e si leggano in occhi ridenti ed opere artigiane è forse ciò che l’autore punta a rappresentare. Ma a questa pellicola manca la poesia del miglior Troisi, e quella vena nostalgica d’annata (il pensiero corre a “Il postino”; 1994), perennemente assorta tra il tragico e il ridicolo.

The imitation game Gold-star-graphic_(1)Gold-star-graphic_(1)Gold-star-graphic_(1)

imitationgame-posterStoria d’uomini e intelligenze, questa prima vera “fatica” targata Morten Tyldum, regista norvegese alla sua prima esperienza di spessore. Tralasciando l’ancestrale questione delle major cinematografiche e del perché scelgano di affidarsi a mani così inesperte pur in progetti così importanti, coglierete senz’altro, con un piccolo sforzo d’interpretazione critica, quanto poco ci sia del cineasta norvegese in quest’opera. La vita del matematico inglese Alan Turing cambia per sempre quando, agli ordini dell’esercito inglese, è incaricato, assieme ad altri esperti di crittografia, di decodificare il Codice Enigma, insieme di coordinate e messaggi cifrati della Germania nazista. In palio la vittoria contro le potenze dell’Asse e la fine del secondo conflitto mondiale. Benedict Cumberbatch, nei panni del protagonista, offre una recitazione a tratti sontuosa ed al contempo intima, dimostrando di essere forse uno dei migliori attori della propria generazione. Da segnalare la presenza di Charles Dance, in un ruolo che sembra tagliato per il quasi settantenne attore britannico. Pur con un budget di 15 milioni di dollari, evidentemente speso nella sua quasi totalità per il cachet di attori come Keira Knightley e lo stesso Cumberbatch, la pellicola mostra evidenti carenze sul versante grafico nelle seppur brevi ed estemporanee sequenze dei bombardamenti su Londra o nell’oceano Atlantico ai danni di navi inglesi. Ciò in cui però il film di Tyldum pecca visibilmente è – paradossalmente per un film che ha ben pochi spunti autoriali – la definizione di una propria identità cinematografica. Si percepisce chiaramente il taglio biografico della vicenda, per via dei frequenti riferimenti alla vita privata del prodigioso matematico inglese. Ma non è egualmente chiaro quanto si tratti di dramma storico o di film di denuncia sociale. A confermare le lecite perplessità arriva nel finale la discutibilissima scelta di inserire didascalie e dati sulle vittime della persecuzione omofoba in Gran Bretagna. Turing, nel tragico epilogo e nella verità storica, ne è stato vittima incolpevole. Piace pensare, e sperare, invece che questo film non muoia per queste motivazioni nell’ansia e nel buonismo filantropico del racconto gay-friendly.

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Michele Lasala
Michele Lasala è nato a Barletta l'11/6/1989. Ha conseguito la maturità scientifica nel 2010. Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, indirizzo d'impresa, é giornalista pubblicista dal 2016. Amante della lingua inglese, ha svolto un corso di Business English e possiede certificato Cambridge di livello B2. Nel 2016 consegue l'attestato Google: Eccellenze in digitale. Appassionato di Cinema e Poesia e scrittore a tempo perso, ha ricoperto il ruolo di responsabile della comunicazione presso NIDOnet e ne é attualmente addetto all'ufficio stampa. Dal Gennaio 2014 é redattore di cultura e spettacolo presso la testata telematica Barletta News.

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