Pietro Verna: un artigiano della musica

Incontro a la penna blu con il cantautore barese che si ispira a De Andrè

“Un attimo di pace in questo continuo correre”. Questa è l’idea della musica di Pietro Verna, il cantautore barese ospite ieri sera a La Penna blu nell’ambito della rassegna “Incontrautori”, dedicata agli autori musicali emergenti, incontro trasmesso in diretta radiofonica sull’emittente locale Radiobombo. Emergente, Verna, perché giovane (classe 1986 ); emergente perché non inserito nel grande circuito della musica commerciale consumata dai giovani e macinata dalle radio. Ma musicista esperto e autore sensibile, anzi “artigiano della musica” come lui stesso si definisce.

“Il termine artista – dice lo stesso Verna – è abusato e spesso usato in modo ingiustificato, preferisco la parola “artigiano”, colui che leviga le parole, ne ascolta l’odore sul foglio, mi piace l’immagine della bottega in cui chiudersi e fabbricare testi e musica”. Discorsi quasi stonati in un mondo virtuale dove la trappola della rete è dietro l’angolo. “La rete non è un male in sé – è sempre questione dell’uso che se ne fa; bisogna piuttosto educare alla bellezza e moltiplicare le occasioni di incontro, di pausa dai ritmi e dai rumori delle metropoli”.

Invalid Displayed Gallery

Incalzato dalle domande dei conduttori Peppe Martiradonna e Maria Grazie Marchese, Verna racconta dei suoi esordi, della prima chitarra avuta in regalo a 15 anni e gestita prima solo come un gioco; ricorda il furore giovanile ispirato dal rock degli anni ’70, la nascita poi di un’esigenza diversa “quella di dire la mia in qualche modo” e il passaggio ad un altro tipo di musica che lo porta quasi naturalmente verso Fabrizio De Andrè. Al grande genovese Verna dedica la tesi di laurea e a lui si ispira nelle sue canzoni: atmosfera e intenzioni riconoscibili nei brani che Verna suona accompagnato dal chitarrista Luca Fortugno, uno fra tutti “Genova” omaggio inequivocabile al suo maestro.

I brani fanno parte del disco “Ritratti” con cui Verna è arrivato finalista quest’anno proprio al premio De Andrè: “ un’emozione fortissima anche perché in giuria c’era Dori Ghezzi”. Il titolo della raccolta è un omaggio ad un’altra fonte di ispirazione di Verna, e cioè Alessandro Baricco che in un suo romanzo racconta di un uomo che decide di abbandonare la prosa per “scrivere ritratti”. E ogni canzone è il ritratto di un momento interiore, di una sosta dell’anima che – conclude l’autore – non deve avere paura di fermarsi per pensare, perché a volte “si scappa per paura di tradire la propria stabilità”, come recitano alcuni suoi versi

Commenta questo articolo

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here