Pietro Mennea nella Maratona di Roma

    foto 4 (1)La Maratona di Roma è più bella se il traguardo lo si taglia con il Colosseo alla spalle, come negli anni passati, o se lo si ha di fronte, come avvenuto in questa ventesima edizione? Dettaglio insignificante! Domanda pleonastica, quando si è circondati dalla grande bellezza! Via dei Fori Imperiali è così unica e irripetibile che, da qualunque lato la si osservi, presenta solo l’imbarazzo della scelta.

    I lavori in corso sulla storica via, oltre alla revisione della zona partenza-arrivo, hanno determinato una rivisitazione di tutto il percorso, con il risultato dell’essere, il suo fascino, rimasto immutato, nonostante il mancato passaggio al cospetto della Fontana di Trevi. Va detto, però, che la celebre fontana barocca, immortalata in film e cartoline, è un gioiello così prezioso che bisogna far di tutto per includerla nel tracciato.

    Qualcuno s’è preso la briga di contare in 77 i cambiamenti di direzione, mentre le vie tappezzate con sampietrini, particolarmente insidiosi in Via del Babbuino, sarebbero state 7,6 km.

    L’augurio è che i lavori in questa importante arteria non durino decenni e che, quanto prima, venga restituita alla collettività.
    Nell’insieme, il nuovo percorso m’è sembrato più duro per via delle salite del 4° km, 28° km e 36° km, solo in parte attutite dalle rispettive discese, particolarmente gradita quella di Via Nazionale, che permetteva di tagliare il traguardo a tutto gas. Personalmente, vorrei che fosse ancor più duro e che ci riportassero sulla salita di Villa Borghese e ci facessero scorribandare tra le Mura Latine, come avveniva nelle prime edizioni, le più belle in assoluto. Qualche sacrificio bisogna pur farlo, se si vuole godere pienamente una città!
    La pioggia va ringraziata! E’ stata paziente, comprensiva, generosa. S’è fatta vedere dopo vent’anni. Troppa grazia! Ci sta tutta. Ora che è arrivata, ci siamo tolti il pensiero, possiamo correre per altri due decenni con il sole primaverile che ha illuminato tutte le edizioni. Grazie pioggia!

    La Maratona di Roma ha festeggiato i suoi vent’anni a suon di record. Un fiume di gente, quasi 20.000, si è assiepato alla partenza, impavido sotto la pioggia scrosciante. E’ stato duro per chi non era adeguatamente equipaggiato. Anche lungo i 42 km ha piovuto, ma quando si è in movimento, tutto è più sopportabile. L’essere fermi, fissi, immobili, appiccicati uno all’altro ha messo a dura prova il senso di sacrificio dei maratoneti. Mai il segnale di partenza è stato atteso con tanta impazienza.

    Dato il via, la truppa ha rotto le righe e ha invaso le strade della capitale. Ben 14.875 si sono ripresentati sul traguardo, confermandosi la più amata dagli italiani e dagli stranieri.
    Come al solito, i primi a tagliare il traguardo sono stati gli atleti africani. I nostri si sono dovuti accontentare delle posizioni di rincalzo. La genovese Emma Quaglia è giunta terza, il barlettano Mimmo Ricatti quarto.

    Tante le iniziative che hanno fatto da corollario alla gara: chi ha raccolto offerte per opere caritatevoli, chi si è sposato appena terminata la corsa, chi ha gareggiato armato da centurione, ecc. Terminata la mia maratona, sono rimasto nella zona per vedere l’arrivo di una che mi riguardava da vicino. Ho atteso lungo tempo sotto la pioggia implacabile in maglietta e pantaloncino, giungendo alla conclusione che la broncopolmonite non esiste: se fosse esistita me la sarei presa io.

    Dopo un’ora, hanno tagliato trionfalmente il traguardo 12 ragazze, dei 100 atleti della Barletta Sportiva che hanno portato a termine la Maratona di Roma. Sono giunte frontalmente, occupando l’intera corsia. Avevano un pantaloncino nero e una maglietta bianca con sul davanti e sul retro incisa una grande lettera, in modo che fosse visibile dai due versi. Hanno viaggiato a 7:30 al chilometro, un’andatura che permetteva loro di trovare la strada libera dalla massa dei maratoneti per occuparla interamente, procedere compatte, e il nome formato dalle lettere fosse chiaramente leggibile. Qualche giorno prima, nella loro città, era stato commemorato il primo anniversario della sua scomparsa e avevano scelto questo modo per ricordarlo nella Città Eterna. Sui loro petti e sulle loro spalle, quelle lettere formavano il suo nome: PIETRO MENNEA.

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