Il Piave mormorò… il Lato Oscuro della Grande Guerra

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Il panorama nazionale relativo alle manifestazioni per il centenario della Prima Guerra Mondiale, a partire dal 2014 e fino al 2018, si è caratterizzato, in questi primi quattro anni, per un ampio ventaglio di iniziative.

Degna di rilievo è quella del nostro concittadino, esule istriano, dott. Giuseppe Dicuonzo Sansa il quale, martedì 28 novembre alle ore 18,00 presso la Sala Rosa del Castello, presenterà il libro, edizioni Nuova Prhomos, Il Piave mormorò…La Grande Guerra scritto a quattro mani con la giornalista Giuliana Donorà.

L’idea ispiratrice di questo lavoro non è stata quella di saturare il mercato con l’ennesimo libro di “testo” riguardante la prima guerra mondiale, bensì ha cercato di sviluppare e diffondere la conoscenza della storia riferita alla Grande Guerra vista con gli occhi delle genti istriane e per far questo gli autori hanno profuso un gravoso impegno alla ricerca di dati e fatti relativi a quei nostri connazionali, popolazione di profughi protagonisti involontari dell’esodo forzato verso i campi di internamento in Austria dal 1914 al 1918.

Uno studio, questo, che riguarda la storia e i fatti non solo di guerra, ma soprattutto delle sofferenze della vita quotidiana vissuta nelle baracche delle “Città di Legno” che si trovavano nella regione della Stiria: i campi di internamento di Wagna e Leibnitz.

L’impegno profuso da Dicuonzo e dalla giornalista Donorà, teso a recuperare quanto cercavano, è stato grande e gravoso poiché poco o niente è stato scritto sulle vicende delle genti istriane e poi perché nei libri “canonici” di storia italiana, queste vicende non hanno mai ricevuto il seppur minimo accenno.

Per ricevere qualche testimonianza ufficiale da riportare come insegnamento per le generazioni di oggi, Dicuonzo ha dovuto ricorrere alla memoria orale tramanda dagli anziani del posto e dai propri genitori, nonni materni, madre e zii italiani autoctoni di Dignano d’Istria, i quali hanno subìto, sulla loro pelle, quel periodo di storia e di sofferenze.

Il lavoro del duo Dicuonzo-Donorà, è l’anello che congiunge il racconto storico vissuto di ieri, al successivo anello di una catena che si prolungherà nella memoria di domani.

Il dottor Giuseppe Dicuonzo da anni lotta, in maniera strenua e purtroppo solitaria, per non far cadere nell’oblio un’immane tragedia quale fu quella delle genti istriane nell’arco di quaranta anni di storia, che non solo viene ignorata dalle generazioni più datate, testimoni in prima persona degli avvenimenti accaduti, ma è del tutto sconosciuta alle nuovissime generazioni le quali, oltre ad ignorare le figure basilari della Storia italiana,  “rifiutano”, perché non guidati ed informati, tutto quello che va oltre gli inutili libri di storia canonici.

Il pensiero dell’autore è da sempre rivolto a tutti i familiari delle genti istriano-dalmate ed ai rappresentanti delle associazioni che mantengono viva la memoria di quella tragedia e dell’esodo di intere popolazioni, portatrici di identità culturali e tradizioni che non devono essere cancellate. Coltivare la memoria di quanto è accaduto è indispensabile per ristabilire la verità storica.

Intanto il Novecento è diventato Duemila, l’Europa una casa comune (ma fino a quando?). E i figli e nipoti dell’esodo, nati “al di qua”, che ruolo hanno in questo mondo che cambia ma che non deve dimenticare? Anzi, tutti noi, cosa dobbiamo fare per non rendere inutile il sacrificio di quei nostri fratelli?

Ci tocca, dopo il secolo della barbarie, tenere alta la memoria non per recriminazioni o vendette, ma perché ciò che è stato non avvenga mai più ed a questo è utile il duro lavoro compiuto dagli autori del libro.  

Se il perdono, infatti, è sempre un auspicio, la memoria è un dovere, è la via imprescindibile per la riconciliazione: non è vero che rimuovere aiuti a superare, anzi, la storia dimostra che il passato si supera solo facendo i conti con esso e da esso imparando. Le storie sono racconti dimenticati e ogni storia mai raccontata è successa davvero.

La maggior parte degli Italiani giuliano-dalmati  è morta senza avere non dico giustizia, ma almeno il sacrosanto diritto di veder riconosciuto il proprio immane sacrificio. Nessuno li potrà cancellare, sono ancora là, invisibili, ma come dice Saint-Exupéry nel Piccolo Principe “l’essenziale è invisibile agli occhi”.

Loro sono il nostro essenziale, non dimentichiamo di onorarli.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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