Patto Territoriale a un passo dalla chiusura? Ma sarebbe un gravissimo errore

 

Si sta discutendo in questo periodo della sopravvivenza o meno del Patto Territoriale, uno dei primi a essere introdotti sul nostro territorio nazionale vent’anni fa, oggi sul punto di chiudere. E dire che attualmente si auspica, ovunque, la nascita di nuove realtà consortili sovracomunali per realizzare l’opportunità di sfruttare sinergicamente le potenzialità economiche come quelle, per esempio, legate ai bandi FERS che daranno maggiori punteggi a quelle strutture che presentano progetti di area vasta, come la nostra. Dunque, gli altri cercano di costruire queste opportunità aggregative, e noi che ne abbiamo una ce ne liberiamo? “Perché non fa nulla”, ha detto recentemente il sindaco di Trani Bottaro. Ma a ben pensarci, in questi casi, chi fa poco in termini di attività promozionale, sono proprio le amministrazioni comunali che sono costituite in un Consiglio di Amministrazione e nell’Assemblea del Patto ciascuno con un proprio esponente, non sempre scelto con criteri di competenza e propositività operativa!

Insomma un grave passo indietro rispetto ad una strategia di conoscenza di intenti finalizzata ad un ritorno turistico-culturale sull’area territoriale comprensoriale del Nord Barese.

Il Patto Territoriale – come strumento di sviluppo locale, occupazione e progetto pilota di promozione turistico-culturale – fu varato dalla Unione Europea nel 1998 per creare sviluppo e occupazione del territorio. In Europa ne furono varati 89, di cui 10 in Italia, dove uno dei primi fu proprio il nostro Patto Territoriale Nord Barese Ofantino, oggi Agenzia per l’Occupazione e lo sviluppo dell’area Nord Barese Ofantina, società consortile a responsabilità limitata. Il quale, dopo una lunga gestazione, fu varato con l’originario apporto dei comuni di Andria, Barletta, Trani, Bisceglie, Corato, Canosa, Minervino, Spinazzola, Margherita di Savoia, Trinitapoli, San Ferdinando coincidenti con l’allora Comprensorio del Nord Barese i nove comuni che oggi fanno parte della provincia BAT (consorzio nato con decreto di Giunta Regionale nel 1985). Quella attività determinò, nei programmi realizzati nel biennio 1998-99 e nel settennato 2000-2006 l’assegnazione di risorse comunitarie, nazionali e regionali, per un totale di 51 milioni 697mila euro, diventati circa 280 milioni di euro fino ai giorni nostri di finanziamenti esterni investiti sul territorio nei settori della valorizzazione turistica, culturale, enogastronomica, dell’ambiente e dell’inclusione sociale (pari a oltre 20 volte il fondo consortile versato complessivamente dai Comuni all’Agenzia).

Principale obiettivo? Superare il campanilismo (agevolati dal nuovo piano di sviluppo regionale) uniti da prospettive comuni di rilancio specialmente sul piano socio-politico e turistico-culturale. Nelle intenzioni dei proponenti, “un nuovo scenario per il futuro: la nascita della Sesta Provincia” (Gazzetta del Mezzogiorno, Pino Curci, 19 settembre 1990). Protagonisti di quella esaltante stagione Peppino Colasanto per Andria, Domenico Borraccino per Barletta, Angelo Pastore per Trani, con Franco Borgia nelle vesti di vicepresidente della Regione Puglia.

È sull’abbrivio di quella realtà politico-amministrativa, che in adempimento di un indirizzo comunitario, nel luglio del 1998 nasceva il Patto Territoriale Nord Barese Ofantino.

La sede del Patto è a Barletta (con un’altra sede a Corato dell’area turismo di “Puglia Imperiale”), che conta complessivamente 22 dipendenti. Numerosi i presidenti che si sono alternati nel corso di questi cinque lustri. Attuale presidente il gen. Paolo Marrano, sindaco di Margherita di Savoia.

Attualmente sono già fuori dal Patto i comuni di Canosa, S. Ferdinando e Trinitapoli; con un piede fuori dal Patto i comuni di Trani e di Bisceglie, che ne dovrebbero uscire a fine anno. Ancora indecisi gli altri comuni.

Contro la eventuale chiusura del Patto si è recentemente espresso il prof. Aldo Loiodice, che nei remoti anni della sua istituzione contribuì alla sua nascita nelle vesti di direttore dell’Istituto di Diritto Pubblico dell’Università degli Studi di Bari. Parere richiesto dal Comune di Barletta, il 13 marzo di quest’anno in seguito alla entrata in vigore del decreto legislativo 175 del 19 agosto 2016, la cosiddetta “legge Madia” per una verifica circa la fruizione dell’Agenzia in relazione a quella normativa che disciplina i casi in cui un Comune può mantenere o dimettere una partecipazione societaria, prevedendo anche il caso della crisi dell’impresa partecipata.

Sorprendente il parere del prof. Loiodice, riportata in sintesi in uno degli ultimi servizi della Gazzetta, un parere che lascia trasparire un profilo di responsabilità erariale verso quelle Amministrazioni che non abbiano utilizzato l’Agenzia, ma altri strumenti e altre strutture private, spese che avrebbero potuto risparmiare utilizzando l’Agenzia del Patto Territoriale.

In sostanza il parere del prof. Loiodice invita ad un ripensamento, purché naturalmente nel presupposto di una ridefinizione dei ruoli dell’Agenzia degli impegni che essa, e i suoi soci aderenti, assumano per il prossimo futuro.

Tanto più questa prospettiva di chiusura dell’Agenzia rattrista, perché frattanto è stato approvato dal Ministero il progetto “Illuminiamo la Puglia Imperiale”, predisposto dall’area turismo del Patto, al quale – di converso – nella prospettiva di beneficiare di cospicui finanziamenti, hanno dato la loro adesione tutti i soci (attuali ed ex) del Patto Territoriale.

 

Renato Russo

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