Passeggiata storica per Barletta – Parte IV: Tra crisi culturali, vuote promesse e tempi perduti

In tempi così avari di prospettive di rinascita culturale, anche per inadeguatezza di risorse economiche, quando gli indici finanziari volgono verso il basso, in cui chiudono le librerie, le visite museali diminuiscono e gli spettatori al cinema diradano, in apparente controtendenza le associazioni proliferano, ma di iniziative frivole ed estemporanee, ciascuna coltivando il proprio angusto orticello senza alcuna prospettiva di un coordinamento progettuale proiettato sullo scenario di un rilancio omogeneo alla città e al suo territorio. Barletta capoluogo di provincia non ha saputo ancora sfruttare al meglio questa sua potenzialità, mentre ha così numerose risorse turistico-culturali che avrebbe potuto diventare il richiamo per frotte di turisti italiani ma anche stranieri: la sua terra è stata teatro di straordinari episodi come la Disfida di Barletta, conserva straordinari tesori d’arte e di cultura, basiliche come il Santo Sepolcro, suggestivi monumenti come il Colosso, il grandioso castello e fastosi palazzi come della Marra o palazzo Bonelli, lasciato ad un inarrestabile degrado, testimonianze di un passato esaltante che la frettolosa vita di ogni giorno rischia di far cadere nell’oblio, se nessuno, facendoli rivivere nel presente non li trasformerà in proposte progettuali investendone le potenzialità in ritorni turistici, impresa improba senza il determinante sostegno della pubblica Amministrazione. Mancano le risorse, ci viene ricordato ad ogni piè sospinto, dimenticando le opportunità che abbiamo perduto nel corso degli anni e in ogni caso che per siti come il nostro, altrove, l’investimento di un euro, se ben concepito e realizzato, ne restituisce cinque.

Ogni tanto riaffiora la peregrina speranza della rinascita di un sito di interesse internazionale come quello di Canne dove il nostro impegno si è ormai ridotto all’elusivo rituale della retorica delle promesse, mentre, in un gioco di rimandi che si tramanda almeno da tre lustri, è deprimente leggere la recente cronaca della nostra ennesima esclusione, questa volta dal novero dei “poli museali” e dal piano ministeriale di assegnazione di fondi per la sistemazione di aree archeologiche di interesse regionale. In compenso una straordinaria performance recitativa di Michele Placido sull’epopea omerica, le sue gratificanti parole, sulla storica collina, ci restituiscono, al termine della rappresentazione, per una sera almeno, l’orgoglio di un’appartenenza e la speranza di un risveglio. Ma ci manca il senso della storia, del sito e la consapevolezza della grandiosità dell’evento, stigmatizzata da Giovanni Brizzi, quando, qualche anno fa, nel commentare lo stato dell’abbandono della Cittadella, esordì esclamando: Ciò che non avete saputo fare in questi anni, è trasformare la storia di una battaglia in leggenda, lasciando che Canne smemorasse in un banale sito medievale!

Nel ritmo frenetico della vita, che ci prende nel vortice di una quotidianità senza soste, spesso non ci accorgiamo di ciò che ci sta attorno, come la conoscenza del nome delle strade che attraversiamo giornalmente, talvolta quelle stesse nelle quali abitiamo. Penso per un attimo ai nomi delle vie del quartiere “Medaglie d’Oro”, sette eroi che hanno perso la vita nel corso della seconda Guerra Mondiale, tutti immolatisi per la Patria fra il 1940 e il 1944: Coletta, Stella e Vitrani in Africa, Boccassini sul fronte russo, Chieffi su quello greco, Rizzitelli nei cieli dei Balcani, Sernia in Puglia, presso Celenza Valfortore, in un episodio della guerra di liberazione contro i tedeschi. Ogni tanto viene spontaneo interrogarsi se abbia ancora un senso oggi parlare di virtù militari, di amor di patria, di nazione, di bandiera… e se non siano questi, retaggi ormai remoti di una cultura obsoleta, offuscata da nuovi miti…

La stazione è un angolo dolente della città. Mentre di giorno i viaggiatori salgono e scendono in fretta dai treni e i convogli arrivano e ripartono con ininterrotta monotona frequenza, di notte un barbone emarginato racconta la crudeltà della vita, più e meglio di un reportage giornalistico, il suo corpo inerme infilato dentro un cartone logorato dall’usura. E come non bastasse – è cronaca recente – due arroganti rumeni pretendevano il “pizzo” per il suo pernottamento! I radi viaggiatori notturni, distratti dalla fretta, non s’accorgono di nulla, mentre, a due passi, appena oltre la piazza, ad onta della crisi, si brucia il rito del consumismo, e nei locali notturni la vita trascorre fra un trancio di pizza e un boccale di birra.

a cura di Renato Russo

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