Passeggiata storica per Barletta – Parte I: Dal Castello al Centro Storico

Nel cortile interno del castello, turbe di ragazzini schiamazzanti, accompagnati dalle maestre in visita alla Biblioteca Comunale nel quadro delle attività promozionali alla lettura… Piccoli alunni di una scuola elementare, coi loro grembiulini puliti e i loro zainetti colorati si rincorrono, si abbracciano, si spintonano; c’è una gioiosa armonia fra di loro… Mi prende uno spontaneo moto di ottimismo alla vista di questi bambini vocianti, con la loro chiassosa vivacità, in quest’isola felice e spensierata. Anche le scuole sono assillate da tanti problemi, ma è più forte la voglia di crescere, di imparare, di stare comunque insieme. È difficile trasformare le emozioni in parole, ma la loro voglia di vivere e di gioire, mi coinvolge e mi stimola a illudermi che almeno questa mattinata non sarà guastata da cattivi pensieri.

Dai possenti bastioni, quando le nubi sono spazzate dal vento di tramontana, s’intravede in lontananza la costa frastagliata dagli ingrottamenti delle bianche tufacee garganiche. All’interno del Castello, in fondo al Museo (che di museo ha conservato soltanto il nome) immalinconisce il busto di Federico, inaccessibile alla vista dei più, mentre la sua più naturale collocazione sarebbe quella tradizionale, nel cortile, all’interno della cappella angioina. Contiguo alla cortina occidentale del Castello, l’alto muraglione lungo via Mura San Cataldo e in prosieguo a quello basso lungo via Mura del Carmine che, alternato da torrini difensivi ogni cinquanta metri, si incastra in fondo nel fortino del Paraticchio, parzialmente restaurato. Lasciti di una Barletta medievale che una sindrome assuefacente ci fa spesso dimenticare, mentre, nella loro millenaria esistenza, queste mura rappresentano una delle più cospicue attestazioni del nostro originario patrimonio genetico.

Inoltrandoci nel centro storico, lungo via Duomo, a spina di pesce si susseguono le strette stradine intitolate ai campioni della celebre Sfida; sullo sfondo la vista dell’alto possente campanile proteso sul borgo; si dischiude di colpo all’ammirata visione della superba facciata della Chiesa di S. Maria Maggiore, carica di segni simbologici sospesi fra la terra e il cielo. Nel substrato pavimentale, sono nascoste le origini più remote della città, prima metà del IV secolo a.C., intorno agli anni della prima occupazione dei Romani in Puglia, una storia remotissima ai confini del mito.

Nel tempo, l’avvicendarsi secolare di diverse facies costruttive, le ultime due medievali, mirabilmente armonizzate fra di loro, l’avancorpo romanico e la retrostante basilica gotica sorretta da poderose arcate e possenti colonne, una perfetta sintesi architettonica, esito di calcoli raffinatissimi. Durò dal 1503 al 1516 il terzo e ultimo ampliamento gotico che delineando l’area presbiterale e disegnando un elegante deambulatorio, realizzava finalmente quel perfetto armonioso allineamento con l’antistante basilica romanica. D’estate, a partire dal mese mariano, il tempio è affollatissimo di fedeli, dalle prime ore del mattino al crepuscolo e oltre, fino alle funzioni vespertine.

Ma di chiese, Cattedrale a parte, ce ne sono numerose e rinomate, basterà ricordare il Santo Sepolcro, S. Andrea, S. Giacomo Maggiore, S. Ruggero… Colpisce, in questi antichi templi, l’ampia rassegna pittorica che ne decora le pareti: piccoli e grandi maestri della pittura rinascimentale che hanno dipinto, ciascuno secondo i canoni della propria scuola, un vero catalogo dell’immaginario cristiano: Madonne e Cristi, Angeli e Santi, crocifissioni e deposizioni, resurrezioni e ascensioni.

Fra vecchie strade e antiche piazze, vetusti monumenti e arcaici palazzi, detriti ammucchiati, smagliature del tempo, indugi della memoria per frugare fra le nebbie che avvolgono le origini della città. Per le strade e protèsi sulle piazze, sontuosi e alteri si ergono i palazzi della città dove alloggiavano le grandi famiglie delle quali – estinti i casati – sono sopravvissuti i nomi, testimonianze residenziali straordinarie che nella loro successione temporale ricordano il progressivo ampliarsi urbano e demografico della città. Quanti scorci ancora alla ricerca del nostro passato, quante storie si intrecciano lungo l’arco di una storia millenaria: alcune recenti, altre remote, remotissime e altre ancora smemorate in slabbrate trascrizioni lapidee murate sulle facciate di case che ricorrenze centenarie fanno improvvisamente riaffiorare dalla dimenticanza…

a cura di Renato Russo

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