Passa DDL Delrio: Abolite vecchie Province e ridefinito il nuovo assetto

Approvato nella notte e tra mille disordini il controverso disegno di legge

Come già detto negli articoli precedenti, la miracolosa soluzione alla crisi, per molti politici, è l’abolizione degli organi dell’amministrazione provinciale e, con il disegno di legge approvato alla Camera nel corso della nottata, tale soluzione non è più così lontana dal realizzarsi. Con 277 voti favorevoli e 11 contrari, la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge Delrio, ridefinendo l’assetto delle province, tra mille discussioni e disordini; infatti, in una sessione durata tutta la notte, i rappresentanti di Forza Italia, lega Nord e Movimento 5 Stelle, astenutisi dalla votazione, hanno sottolineato come, invece di rendere la situazione nazionale più semplice e ridurre la spesa pubblica, questo nuovo progetto porterà solo confusione e ulteriori costi che dovranno essere ammortizzati nello stesso modo di sempre, cioè pescando a mani piene dalle tasche dei cittadini. A nulla è servito poi l’intervento di Antonio Saitta, presidente dell’Unione delle Province, che ha commentato così la votazione: “Tra qualche mese anche sulle Province il Parlamento sarà costretto a tornare indietro, come sta facendo sulle slot machine. Quando si vedranno nel paese i risultati del caos, del blocco dei servizi e dell’aumento della spesa pubblica che questo disegno di legge produrrà”

La normativa prevede la trasformazione dei consigli provinciali in assemblee dei sindaci, che lavoreranno a titolo gratuito; l’istituzione di 9 città metropolitane e la disciplina della fusione dei comuni. Le province dovranno inoltre comprendere aree più vaste di quelle attuali e i loro rappresentanti saranno designati non più dai cittadini, ma dagli amministratori locali, che sceglieranno tra i sindaci dei comuni del territorio; per quanto questo possa sembrare un piano di riordino sotto certi punti efficiente (la promessa del lavoro prestato a titolo gratuito dai Sindaci per questa nuova funzione affidata loro è a dir poco utopica, in tutti i sensi che questo aggettivo comprende), sorgono non poche perplessità analizzando il testo, a partire dal disordine che porterà riorganizzare anche territorialmente le “nuove province”, per non parlare degli aspetti puramente tecnici riguardo i vari uffici adibiti ai vari settori dell’amministrazione, per finire all’apparente mancanza di democraticità dei nuovi organi provinciali, scelti dagli elettori solo di rimando, visto che questi si dovranno fidare delle scelte dei sindaci e delle varie amministrazioni comunali, come se tutte fossero composte da sovrani illuminati e burocrati diligenti e appassionati come quelli dell’Impero Cinese del 3000 a.C. (che molto probabilmente sono più figure mitologiche che altro).

E così, tra minacce di ricorso alla Corte Costituzionale e grida al colpo di stato o all’antidemocraticità, il disegno di legge comincia a prendere vita e, zitto zitto, si avvia all’esame del Senato, lasciandosi scorrere addosso le critiche ricevute. E, vista la situazione, probabilmente accadrà lo stesso anche al Senato e bisognerà aspettare la prossima primavera, quando si sarebbe dovuto votare nelle 52 Province in scadenza di mandato e nelle 20 attualmente commissariate, per vedere il caos o il nuovo ordine che questo disegno di legge porterà nella nostra nazione. Agli scaramantici è permesso di incrociare le dita

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Vittorio
Vittorio Grimaldi è nato il 17 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Casardi" di Barletta, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Appassionato ed esperto di folklore e mitologia, gestisce dal 2013 il canale youtube a tale materia dedicato "Mitologicamente". Giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, dal 2014 è stato cronista politico della testata online Barletta News fino a dicembre 2017.

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