Nicola Palmitessa: “Quale populismo per Cannito e per la città di Barletta?”

Cannito

Vogliamo ringraziare tutti i candidati e consiglieri comunali che hanno prestato attenzione alle nostre idee progettuali di sviluppo su “Barletta città marinara. In particolare i candidati sindaci tutti, dal programma dei 5stelle a quello della lista civica di Mino Cannito. È importante prendere atto che coloro che hanno prestato attenzione alla città marinara sono stati tra i più premiati in questa campagna elettorale, tra i quali lo stesso Cannito, il quale, nel suo Progetto Politico, ha fatto la differenza tra gli altri per una sua originale idea antipartitocratica, sommando ogni partito da destra a sinistra, per approdare ad una visione larga della politica, per così dire neopopulista, anche se tutta da sperimentare.

“Il governo della città non sarà di una giunta né di destra, né di sinistra. Ma della città di Barletta”, così ha solennizzato durante la proclamazione il nuovo sindaco Cannito. Se da un lato è presto delineare il modello del populismo civico targato Cannito, dall’altro la sua vittoria al primo turno ci offre già importanti elementi su cui tracciare alcune riflessione sul futuro. Di quale male soffre una città da sempre telegovernata da lontano? Tra i diversi soggetti politici e ambientalisti, culturali e imprenditoriali, quali le priorità per un effettivo ascolto, se un pezzo della vecchia partitocrazia è stata imbarcata tra le sue dieci liste elettorali? Come governare la città facendo appello alle sue notevoli risorse materiali e immateriali? Come accontentare tutti senza scontentare alcuno? Se forti problematiche ambientali già suggeriscono di utilizzare la manodopera della Timac, per un’opera di radicale e complessa bonifica di quell’area, le prospettive speculative del territorio incombono su molti altri siti, suscitando appetiti non facili da controllare.

Se per città marinara significa avere una visione complessiva della rinascita della città e del suo territorio (da quello costiero alle sue periferie), per la prima volta il sistema politico cittadino tutto, nei programmi elettorali, ne ha preso atto. Infatti, ciò è testimoniato: dal Movimento 5stelle (che ha inserito nel programma elettorale la “istituzione di Barletta città marinara”), dal candidato Carmine Doronzo, da sempre attento a queste linee strategiche di sviluppo. E l’attenzione dello stesso Dottor Cannito pare si sia resa ancora più circostanziata in alcuni aspetti. Questo vuol dire, che la giunta del nuovo sindaco, – almeno pare sulla carta – non sarà facilmente isolabile, da di dentro o dal di fuori.

In particolare, di quali mali e sintomi patologici soffre la città e la stessa mentalità barlettana? Quali reali prospettive sono in gioco? La nostra visione, comunemente condivisa, è quella di una città resa brutta e abbandonata, come ipermaterialistica e pure smaterializzata nella sua più intima identità. La lenta agonia della città non è dovuto solo alla catastrofe ambientale, ma anche ad una consolidata e arcigna mentalità fatta come di paura delle piante, del verde, dalle strade pubbliche agli ambienti domestici (botanico-fobica), nonché da pessime relazioni del cittadino e classi dirigenti con il mare (talasso-fobia).

Le antiche bellezze della città, sepolta da queste fobie, sono state abbruttite e vilipendiate dalla indifferenza di tutti e di ciascuno. Il cattivo gusto dilaga dal mare costiero alla terraferma. L’anomia dei palazzoni da caserma e degli habitat urbanistici è simile ai fumosi porti maleodoranti della prima rivoluzione industriale dell’Ottocento. Persistono da oltre un secolo nell’area retroportuale, diversi capanneti fatiscenti come bidonville da terzomondo, che troneggiano e separano il porto dalla città e la città dal porto. Se il barlettano si fa il naso, il turista vero rimane deluso. L’accesso viario al mare e l’arredo urbano con il decoro simbolico della città marinara sono tutti da inventare.

Sappiamo che quello dei 5Stelle sarebbe un populismo che storicamente nasce sul web, mentre quello della Lega di Salvini si staglia tra i sovranisti ora a dignità nazionale. Contrariamente a questi, quanto al neo-populismo cittadino – anche se il blog di Cannito Sindaco lascia a desiderare per qualità e strategia comunicazionale (anche per dovizia di puntualità) -, perché perdura l’assenza di una sede fisica per la politica cittadina delle dieci liste civiche? Forse si ipotizza un governo civico, per così dire, nomade, oppure elitario, secondo tradizione liberal-socialista tout court? Insomma, è pur vero che le api hanno i loro nidi e le volpi le loro tane, ma chi si opporrebbe ad una sede fisica del comitato civico-politico di successo? Certo è che anche la formula del populismo targato Cannito si prospetta felicemente come un effettivo governo del cambiamento, non molto lontano da quello di Salvini e Di Maio.

Dott. Nicola Palmitessa

Centro studi: La Cittadella Innova

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