Palazzo della Marra sarà dei Barlettani. Per merito o per colpa di chi?

All’inizio del mese di luglio il Sindaco di Barletta Pasquale Cascella aveva sottoscritto con la dott.ssa Maria Milella della Direzione Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e la dott.ssa Giuliana Dionisio della Direzione Regionale Puglia e Basilicata dell’Agenzia del Demanio, il verbale di approvazione del programma di valorizzazione presentato dal Comune di Barletta lo scorso febbraio e riguardante Palazzo della Marra o Fraggianni che dir si voglia.

Il programma, portato in Consiglio Comunale  nella seduta del 28 luglio, è stato approvato, all’unanimità dell’Assemblea, ma con diversi rilievi e distinguo da parte di tutte le componenti politiche presenti in aula.

La notizia è ovviamente storica se si pensa che nella seduta si è dato il via libera per completare l’iter procedurale e amministrativo per il trasferimento non oneroso del bene al patrimonio della Città il prossimo 18 settembre alle ore 10, allorquando sarà sottoscritto l’accordo di valorizzazione.

Queste sono, senza tema di smentita, notizie che ridanno fiato a coloro che hanno a cuore le sorti dei beni culturali e, ovviamente, dei suoi operatori.

Nella lucida ed accorata cronistoria effettuata dal Sindaco Cascella che ha ripercorso la lunga e travagliata strada che sta per fare rientrare negli immobili storici di proprietà comunale anche il Palazzo barocco, sono stati citati sindaci quali Giuseppe Palmitessa il quale, per primo, nel 1957 tentò di acquisire, invano, il palazzo e Nicola Maffei, l’ultimo, che “approfittando” del federalismo fiscale che prevedeva la dismissione di beni demaniali, era quasi giunto ad oltrepassare il traguardo cadendo, però, come il mitico Dorando Pietri a pochi passi da entrare nella Storia barlettana.

Ma, come in tutte le ricostruzioni storiche, spesso le brume del tempo offuscano anche chi è fornito di una memoria eidetica. Infatti i Padri nobili e artefici della futura acquisizione di Palazzo della Marra li si possono individuare con certezza (documentata) nell’ingegner Gabriele Lionetti Sindaco di Barletta nel 1988 a capo di un pentapartito formato da Democristiani, Socialisti, Socialdemocratici, Repubblicani e Liberali e nell’on. Franco Borgia autore di un intervento a dir poco miracolistico presso santi domiciliati a Roma.

In quell’epoca “regnava” politicamente a Barletta il Partito socialista guidato da Borgia compagno di partito e braccio destro di Rino Formica all’epoca Ministro delle Finanze (ricordate queste indicazioni!).

Il Direttore dell’Archivio di Stato di Bari e della Sezione di Barletta in quegli anni era il barlettanissimo prof. Giuseppe Dibenedetto il quale, dopo incontri fruttuosi con alti funzionari del Ministero delle Finanze e dei  Beni Culturali, era riuscito ad ottenere che Palazzo della Marra fosse assegnato all’Archivio di Stato per trasferirvi la sede della Sezione di Barletta.

Naturalmente, quanto riferisco, non è frutto di sentito dire bensì risulta da una missiva inviata dall’Intendenza di Finanza, proprietaria di Palazzo Fraggianni, con la quale il 7.1.1988 si intimava al Comune di Barletta di   “… lasciare libero il palazzo barocco perché si sono privilegiate le esigenze governative su ogni altra forma di utilizzazione degli immobili di proprietà dello Stato. Nello stesso tempo si accoglie la richiesta dell’Archivio di Stato che prospetta l’utilizzo di Palazzo della Marra come sede della Sezione di Archivio di Stato presente a Barletta”.

All’indomani di questa decisione che “pareva” definitiva, la vicenda entrava in una situazione di stallo per l’opposizione del Comune che, forte del sostegno dei socialisti presenti in giunta, interessava della cosa il Ministro Formica il quale non poteva esimersi dal ritirare “l’intimazione di sfratto” inviata al Comune, mutandola in una proroga di utilizzo a favore dell’Ente locale.

Appare chiaro ed inequivocabile, quindi, che senza l’intervento delle due figure politiche Lionetti-Borgia, la Sezione di Archivio di Stato di Barletta sarebbe, ormai da 25 anni, nel prestigioso palazzo cinquecentesco con buona pace del Comune di Barletta.

Ovviamente qualcuno potrebbe obiettare che con i ma e con i se non si plasma la storia, in questo caso però non si tratta né di ma e tantomeno di se, bensì di atti facilmente riscontrabili ed altrettanto difficilmente oppugnabili.

Detto questo bisogna, senza ombra di dubbio, riconoscere il gravosissimo lavoro ai fianchi dell’Agenzia del Demanio, svolto dal Sindaco Cascella e dagli Assessori Di Palo e Caroppo che in un momento di grossissime difficoltà hanno avuto la lucidità operativa che li ha portati al raggiungimento di un obiettivo inseguito per più di mezzo secolo.

Sono consapevole che chiedere lo stesso impegno per altri beni culturali quali Canne della Battaglia, S.Andrea e via discorrendo, sarebbe forse non realistico se non improponibile ma, sarò anche monotono nel ripeterlo,  Barletta ha nella cultura un’imprescindibile matrice storica e identitaria e soprattutto una potenzialità economica fondamentale. Dovremmo tutti insieme, in questa crisi che attanaglia l’intero continente, immaginare un new-deal della cultura cittadina attorno al quale costruire, nel vero senso della parola, il futuro per i nostri figli.

Ma, dopo aver avuto questi pensieri che ritengo legittimi per un operatore che da quasi 40 anni vive nel mondo della cultura, mi cadono le braccia quando ascolto il mio Ministro Franceschini il quale, nel corso di una conferenza stampa al Mibact ha affermato “…Penso che in Italia ci sia un gran bisogno di campi da golf e che ci sono alcune regioni, in particolare del Mezzogiorno che, ampliando l’offerta di campi da golf, riusciranno ad attrarre il turismo straniero, che oggi non si riesce ad attirare”.

No, credetemi, non è uno scherzo. Lo ha detto proprio il Ministro.

A questo punto penso che accanto al titolare del dicastero Beni Culturali ci dovrebbe essere qualcuno che si prenda la briga di spiegargli  che Pompei muore nonostante il vergognoso sperpero di denaro pubblico. Che il Colosseo è stato ristrutturato solo perché i privati ci hanno messo i soldi. Che in Sicilia intorno ai templi di Agrigento fioccano case abusive e mercatini indegni, così come a Paestum. Che ci sono sezioni di musei chiuse (leggi Canne della Battaglia !) per mancanza di fondi. Tesori che restano nei depositi o contenitori culturali i quali, benché pronti per essere utilizzati, rischiano di vedere vanificati e sperperati milioni di euro serviti per restaurarli. E a proposito di questo, a che punto siamo con la nuova sede della Sezione di Archivio di Stato ?  

Il Ministro forse non è neanche lontanamente cosciente di tutto ciò. Occorrerebbe ricordargli che non basta avere “il lavoro più bello del mondo” così come Barack Obama ha definito l’impiego di un Ministro ai Beni Culturali in Italia, ma che quel lavoro bisogna renderlo produttivo e non sognare ideali paradisi culturali.

La sempre più marcata separazione tra le esigenze di un onesto e proficuo lavoro sulle possibilità che si offrono a chi voglia veramente difendere i beni culturali e l’indifferenza della politica a ciò che ci rende unici nel mondo, diventa oggetto di esperimenti, di proposte che passano sotto silenzio proprio perché non in sintonia con quel mercato che da cittadini ci rende turisti.

Se si legge la lista di amministratori (Ministri, Sindaci, Assessori e Dirigenti vari ed eventuali) che hanno retto il settore Cultura in questi ultimi anni, non c’è alcun bisogno di domandarci come mai l’Italia tratti in questo modo la più nobile tra le sue risorse.

E come mi ripeteva qualcuno che ne sapeva molto più del sottoscritto e che solo ora ho scoperto avesse anche doti divinatorie, spero che la frase tratta dal  De Imitatione Christi  “sic transit gloria mundi” non venga mai accostata a Barletta e alla cultura.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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