Palazzo della Marra e Cittadella di Canne della Battaglia: dare valore alla cultura

pasqua

I destini incorciati dei nostri beni culturali fra crisi e voglia di sviluppo

Il Sindaco Cascella ha firmato a Bari l’accordo di valorizzazione per Palazzo della Marra, penultimo atto prima dell’acquisizione finale al patrimonio storico-artistico del Comune di Barletta. La notizia è sicuramente storica.

Più di settantacinque anni fa il dottor Michele Picardi, podestà di Barletta, firmava il 26 giugno 1937 l’atto di acquisto della collina di Canne, quasi nove ettari pagati appena 8.500 lire di allora (pur valendone almeno tre volte tanto) dal bilancio municipale.

Agli albori del pionierismo archeologico dettato dal sentimento patriottico, il patrimonio del Comune si arricchiva così di un’area agricola riportata come pascolo di greggi o seminativo nelle visure catastali a corredo del voluminoso carteggio (oggi consultabile alla sezione barlettana dell’Archivio di Stato) concernente la trattativa bonaria con la famiglia Cocco di Sulmona, a cui il cosiddetto Monte di Canne apparteneva, rappresentata in contratto dall’avvocato Alfredo Tomassetti con recapito in Andria presso la famiglia De Simone. E molti sono tuttora i cittadini ed operatori economici di Andria proprietari di suolo coltivato nell’agro cannense…

Carte bollate, scritti, atti legali, provvedimenti amministrativi avviati già nel 1927 dal commissario prefettizio: una storia che racconta tutta la volontà del Comune di Barletta di entrare in possesso di quella superficie fondiaria in mezzo alla campagna ofantina toccata dalla ferrovia Barletta-Spinazzola, dove gli archeologi avevano già avviato i primi scavi (grazie ai preziosi studi di Sabino Castellano pubblicati dall’Accademia dei Lincei nel 1910) per riportare alla luce le ingenti rovine riconducibili all’antico abitato cannense, e dove alitava lo spirito di quell’immane scontro militare del 2 agosto del 216 avanti Cristo passato alla storia come il capolavoro di Annibale ola più grande battaglia dell’ antichità.

Canne fu acquistata di tasca propria dal Comune di Barletta nella scia della retorica fascista esaltatrice il culto della romanità imperiale trionfante sul Mediterraneo dopo la disfatta. Ma anche dopo e fino a noi, proprio grazie ad Annibale ed alla sua forza fascinatrice, Canne ha “catturato” ben altri e sostanziosi contributi pubblici orientati però solo alla ricerca scientifico-archeologica ed alle infrastrutture di base senza lasciare nulla di turisticamente utilizzabile sul territorio per farla diventare una meta spendibile nei circuiti dell’ospitalità.

Oggi, ai tempi della spending review che morde, il nostro Comitato ha proposto, con l’avvio di un serio confronto nelle varie Commissioni consiliari, un “totalizzatore” che ridia il giusto valore economico a questa proprietà comunale, finora utilizzata come rubinetto di una disinvolta spesa pubblica alla quale hanno dato mano via via tutte le dirigenze politiche nazionali e locali succedutesi da allora fino ad oggi.

Polo museale, per esempio: é stato finalmente  scongiurato il semplice pensiero che oggi il Comune potesse continuare ad investire a Barletta su un Palazzo Della Marra non suo ma gestito in concessione dallo Stato ignorando volutamente di dover gestire in proprio un bene davvero tutto suo come Canne della Battaglia, sarebbe sembrato uno schiaffo a tutta la cittadinanza.

Ecco perché, proprio in queste intense settimane di preparazione al voto sul bilancio, il nostro Comitato indica a tutta la politica barlettana la completa riformulazione del protocollo 1999 con la Soprintendenza per la gestione diretta del bookshop all’Antiquarium, l’effettiva valorizzazione turistica a tempo pieno (con l’aiuto del SAC Terre Diomedee da seguire attentamente) e l’impiego di nuove, qualificate risorse umane. Ecco dunque la migliore celebrazione di quell’acquisto fino a creare l’idea di un Parco archeologico: Barletta dev’essere la vera padrona di Canne della Battaglia “bene comune” e metterne a frutto l’eredità.

Per battere la crisi e dare futuro di sviluppo e lavoro a tutti con l’aiuto della nostra grande Dea madre, la Storia.

Nino Vinella, Comitato Italiano Pro Canne della Battaglia

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