Il diritto di ospitalità era una cosa sacra da tempo immemorabile.

Per gli antichi Greci era un dovere e un piacere; nell’Odissea Ulisse non fa altro che essere ospitato da donne appassionate, vergini vogliose, re melanconici.

In generale ospitare chi  è in difficolta è una incombenza alla quale nessuno almeno da noi si sottrae eccetto leghisti vecchi e nuovi anche se un adagio popolare  recita che il terzo giorno l’ospite incomincia a puzzare.

Nel mondo dei giornali e dell’editoria ospitare un commento, un’opinione è un fatto accettato e spesso richiesto dalla testata stessa.

E’ abitudine che il commento venga fatto da un esperto del settore specifico : economia, politica, storia, cultura, costume. E’ molto raro che la stessa persona possa essere interpellata per argomenti che non gli competono e né d’altra parte il commentatore per pudore o per coerenza si  azzarda a sconfinare in un territorio che non è esattamente il suo.

In tempi recenti con l’arrivo di nuovi format televisivi che abbinano spettacolo e cronaca abbiamo assistito al nascere di una nuova figura professionale che  sostituitasi alla vecchia   ha assunto nella cultura dello politica e dello spettacolo una posizione di grande prestigio. Per loro è stato coniato un  neologismo  che ha ancora una buona frequentazione : tuttologo se attribuiamo una connotazione negativa, opinionista se positiva. Vittorio Sgarbi che è persona gradevole e coltissima  rappresenta al meglio questa categoria.

Condizione principale per la loro sopravvivenza è che siano sempre informati, attuali, vivaci, convincenti. 

Anche I nostri giornali locali  ospitano  i commenti dei lettori;  alcuni di loro sono diventati ospiti fissi, firme del giornale. Gli argomenti sono strettamente legati alla vita cittadina e  può capitare  che in un sol giorno i lettori siano sollecitati da dotte dissertazioni  in merito ai mutevoli cambi di stagione, campagne in fiore, porti in costruzione, glorie passate, il bel tempo che fu.

Frequentando assiduamente il giornale non possiamo non notare un sottile e forse inconsapevole autocompiacimento che giocoforza interviene, si insinua quando non c’è  uno scambio di vedute o un contraddittorio; questo  fa sì che i nostri opinionisti locali  parlino a ruota libera,  asseriscano, pontifichino senza tema di essere smentiti o contraddetti.  

La cadenza quasi  giornaliera degli interventi  costringe  i poveri  lettori a impegnativi  tour de force resi più gravosi dalla profondità spesso ripetitiva delle argomentazioni. Insistere su temi di per se poco attraenti e di cui si sa già tutto diventa esercizio accademico. Il che non serve a nessuno.

Selezionare gli interventi, allargare il dibattito e dare spazio ad altri “opinionisti” sarebbe come si dice, opera buona e giusta. L’aria fresca che entra dalle finestre al mattino è quanto di meglio si possa desiderare per affrontare  un  nuovo giorno.     

A cura di Luigi Damato 

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