Orfani dei crimini domestici, ancora in attesa di tutela

Orfani

Sembrava giunto il momento di garantire loro la meritata protezione eppure un anno è trascorso dall’entrata in vigore della legge n° 4/18 recanteModifiche al codice civile, al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in favore degli orfani per crimini domestici senza che sia stata offerta loro, realmente, l’opportunità di vivere come i loro coetanei.  

 L’ambizioso progetto concernente borse di studio, orientamento, formazione e sostegno, illustrato in questa legge non è stato infatti,  in alcune sue disposizioni, accompagnato da azioni concrete, ragion per cui in questi giorni l’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza ha sollecitato  il Ministero dell’economia e delle finanze.

Prima di addentrarci in tale vicenda chiariamo chi sono gli orfani di crimini domestici e analizziamo le principali disposizioni della legge dalle quali si evince l’urgenza di tutelare, non solo da un punto di vista psicologico ma anche economico, chi  improvvisamente sperimenta un dolore talmente grande.

 

Chi sono gli orfani di crimini domestici?

Sono i figli rimasti orfani a seguito di omicidi commessi in danno di un genitore dall’altro. Nella maggior parte dei casi sono figli di vittime di femminicidio.

Non si può continuare ad ignorare la sofferenza di tutti quei bambini e ragazzi che, incolpevoli, vivono il dramma di vedersi privati contestualmente della figura di entrambi i genitori atteso che alla morte dell’uno, proprio perché  cagionata volontariamente dall’altro, seguirà inevitabilmente l’applicazione di misure cautelari a carico del genitore in vita.

 Quali sono le tutele previste a livello psicologico?

Privati della loro naturale sfera affettiva, l’impatto psicologico sui figli risulta notevole in quanto tra le varie questioni che insorgono vi è quella della decadenza della responsabilità genitoriale, con conseguente affidamento del minore o designazione di un tutore.

Nella scelta del nuovo contesto in cui inserire l’orfano, la legge n° 4/18 tende a privilegiare la continuità delle relazioni affettive eventualmente consolidate dal minore con i parenti entro il terzo grado e in presenza di fratelli o sorelle, il tribunale provvede assicurando, per quanto possibile, il mantenimento dei rapporti tra gli stessi.

Consapevoli del peso che il cognome dell’assassino avrà sui  minori, il testo all’articolo 13 offre, altresì,  la possibilità di chiedere la modificazione del proprio cognome quando esso coincida con quello del genitore condannato in via definitiva.

Si consideri, in tutti i casi, che non basterà cambiare cognome per dimenticare tanta sofferenza ma necessiterà l’assistenza medico-psicologica che la legge in commento  prevede come gratuita e a cura del servizio sanitario nazionale, per tutto il tempo occorrente al pieno recupero del loro equilibrio psicologico, con esenzione dei beneficiari dalla partecipazione alla relativa spesa sanitaria e farmaceutica.

Quali sono le tutele a livello economico?

A dover essere fronteggiate, al verificarsi di simili tragedie, sono anche le situazioni economiche.

Non a caso, la prima disposizione della legge n° 4/18 prevede l’ammissione degli orfani al patrocinio a spese dello Stato, anche in deroga ai limiti di reddito previsti per legge.

Un’ulteriore novità sono le misure di sostegno allo studio e all’avviamento al lavoro da garantire nei limiti delle risorse a tal fine destinate e precisamente 2 milioni di euro annui (art. 11 legge 4/18).

Tale somma è destinata all’erogazione di borse di studio in favore degli orfani per crimini domestici e al finanziamento di iniziative di orientamento, di formazione e di sostegno per l’inserimento dei medesimi nell’attività lavorativa.

Almeno il 70% dell’importo è da destinarsi agli interventi in favore dei minori mentre la quota restante, ove ne ricorrano i presupposti, agli interventi in favore dei soggetti maggiorenni economicamente non autosufficienti.

I due milioni di euro vanno ad incrementare la dotazione del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive, dell’usura, nonché agli orfani per crimini domestici.

Cosa ne è stato di tali misure di sostegno?

Sono ancora in attesa di fare il loro ingresso  e questo perché il regolamento che doveva stabilire “i criteri e le modalità per l’utilizzazione delle predette risorse e l’accesso agli interventi mediante le stesse risorse finanziati”, non è st

to ancora emanato pur essendo ampiamente decorso il termine di tre mesi dall’entrata in vigore della legge, entro il quale doveva essere varato.

Questa la ragione per la quale il Garante per l’infanzia e l’adolescenza ha scritto in questi giorni al Ministero dell’economia e delle finanze sollecitandolo affinché entro tempi brevi tale regolamento veda luce e si possa finalmente utilizzare il fondo.

Non bastano norme ben scritte ma occorrono azioni concrete se davvero si desidera offrire un futuro migliore a chi ha un passato in parte da dimenticare.

 

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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