Olimpiadi Amarcord: nel ’48 l’occasione mancata di Puttili , nel ’70 il record di Mennea

Sta per calare il sipario: ultime ore alle Olimpiadi di Rio 2016. Nella storia dei Giochi, il nome di Barletta riporta direttamente a Pietro Mennea, indimenticabile e leggendario recordman (ancora l’uomo bianco più veloce del mondo) che vi ha gareggiato per quattro edizioni di seguito: Monaco 1972 (bronzo sui duecento), Montreal 1976, Mosca 1980 con l’oro sempre sui duecento ed il bronzo nella staffetta 4×400, Los Angeles 1984.

E’ stata questa in Brasile la prima Olimpiade per Veronica Inglese, azzurra sui diecimila metri, protagonista di una caduta (ma cadde in una gara anche Mennea, e lui seppe rialzarsi dando lezione di come come diventare monumenti dello sport sapendosi rialzare dalle avversità), la “gazzella barlettana” da molti sulla stampa così definita, o addirittura “la freccia rosa”. Un futuro tutto quanto da conquistare.

Ma Barletta avrebbe potuto avere anche un terzo olimpionico, lui, Cosimino Puttilli, il due volte campione italiano di marcia nel 1938 (a Como) e nel 1945 (sulle strade di Barletta), “esempio di avversità superate con coraggio e passione. La storia di un marciatore «di provincia» che vinse 2 titoli italiani, vestì la maglia della Nazionale, ma non riuscì a staccare il biglietto né per i Campionati Europei né per i Giochi Olimpici”. Così scrive lo storico dello sport Marco Martini (Fidal). A Puttilli é intitolato lo stadio che ospita la pista dove Pietro Mennea ha conquistato il record dei duecento sul mare, esattamente 36 anni fa, domenica 17 agosto 1980, in un’autentica ovazione di gente pazza di lui.

A Cosimino Puttilli Pietro Mennea voleva un bene così profondo e una devozione tanto forte da non avere mai smesso di dargli del voi, né in privato né in pubblico, e di averlo sempre chiamato “campione”. Perché Cosimino è stato il campione, l’idolo di almeno un paio di generazioni a cavallo del Fascismo, e lui, Cosimino, di converso, nutriva verso Pietro l’affetto che era quello più di un padre, una specie di reincarnazione del sentimento di “patriottismo” barlettano.

BARLETTA, MALEDETTA E BENEDETTA BARLETTA – Entrambi correvano, lottavano, sudavano, vincevano, perdevano e si rialzavano, nel bene e nel male, col nome di Barletta nel cuore e sulla bocca. Puttilli addirittura lo portava scritto e ricamato sulla maglietta, come nella foto che vi mostro per gentile concessione della sua famiglia.

Veniamo alle Olimpiadi mancate. Come ce le descrive sempre Marco Martini “L’occasione mancata, Londra 1948. Il numero 35 porta sfortuna. Questo il titolo che si potrebbe assegnare al racconto dei tentativi di Cosimo Puttilli di partecipare ai Campionati Europei  1938 e ai Giochi Olimpici  1948.

Nel 1938 finisce 3° nella prova di selezione (Pescara 7 agosto) dietro Giuseppe Gobbato ed Ettore Rivolta. La FIDAL garantisce la convocazione solo al vincitore, e fa svolgere un’altra gara di selezione, il 21 agosto a Firenze, sulla distanza dei 35 km. Vince Antonio De Maestri su Giuseppe Kressevich, e suo nonno si ritira poco dopo metà gara. Ai Campionati Europei vanno Gobbato e De Maestri.

Nel 1948, Cosimo Puttilli chiude ancora al terzo posto la prova ufficiale di selezione per i Giochi Olimpici (Torino  22 maggio) dietro Valentino Bertolini e al veterano Francesco Pretti; Cascino è quarto.

La FIDAL, senza ancora pronunciarsi sui prescelti, indice un’altra indicativa, che si disputa il 20 giugno a Spoleto sui 35 km. Vince Salvatore Cascino su Giuseppe Kressevich, Bertolini e  Puttilli.  I tre che la FIDAL sceglie sono Bertolini, Pretti (45enne, ex primatista del mondo dei 50000 metri su pista) e Cascino. Tra gli sfortunati, oltre a Cosimo Puttilli, direi decisamente anche Kressevich, altro asso della specialità.”

a cura Nino Vinella

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