Oh … Cultura sì bella e perduta !

Essendo un inguaribile melomane (dal dizionario Treccani melòmane s. m.e f. – Chi ama moltissimo la musica, spec. lirica, talvolta in modo quasi morboso; musicomane) qualche giorno fa ascoltavo l’opera Nabucco di Verdi e il famosissimo coro del “Va pensiero” diretto dal maestro Riccardo Muti. Al termine dell’esecuzione il pubblico chiedeva il bis e il Maestro, acconsentendo, coglieva l’occasione per affermare che “…Mentre il coro cantava “Oh mia Patria si bella e perduta” ho pensato che se noi uccidiamo la cultura su cui è fondata la Storia dell’Italia, veramente sarà la nostra una Patria bella e perduta”.

A qualcuno potrebbe apparire forte la critica del notissimo Direttore d’orchestra ma a chi si indigna vorremmo far presente che la Cultura nel nostro, come in tanti altri Paesi, è così importante da essere parte integrante della Carta costituzionale. Infatti tutti (o quasi) sanno recitare il primo capoverso della nostra Costituzione e cioè “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e limiti della Costituzione” però non conoscono nella maniera più assoluta uno dei successivi paragrafi che recita “L’Italia si impegna a conservare, tutelare e valorizzare il Patrimonio culturale e ambientale, nel rispetto delle generazioni passate, presenti e future”.

La cultura 3 Ma come tante altre buone intenzioni contenute nella nostra Carta, la Cultura è ridotta così male perché da quasi quarant’anni, in pratica da quando esistono a Roma un Ministero e nelle città un assessorato espressamente dedicati, la cultura è progressivamente scomparsa dalla vita quotidiana ed è stata confinata ai margini della società (per non parlare della scuola dove è vissuta dagli studenti in maniera ostativa, rientrando nella sfera dell’obbligo) o dietro di essa, nei musei, luoghi della memoria e del passato, nonostante i tentativi tardivi e il più delle volte osteggiati di modernizzarli, utilizzando, in maniera il più delle volte amorfa, sbagliata o fuorviante, le nuove tecnologie della comunicazione.  È ridotta come una comprimaria perché essendo un riempitivo della vita quotidiana non è considerata una priorità dalla politica, che anzi, soprattutto a livello regionale e ancor di più nei Comuni, la utilizza come strumento di distrazione dai problemi economici e sociali che riguardano per l’appunto la vita quotidiana o, ancor peggio, come leva di propaganda, funzionale alla costruzione di una solida immagine e  reputazione, perché, si sa, basta riempirsi la bocca con la parola cultura che si diventa immediatamente uomini di cultura. È ridotta così male perché in maniera diffusa, cittadini, istituzioni e addetti ai lavori, se ne ha una considerazione erronea sotto molti profili. In tanti farciscono i loro discorsi colti con il famoso 77% dei beni culturali mondiali posseduti dal nostro Paese citando l’adagio “Capitale mondiale dei beni culturali”, pensando che questo basti a sostenere l’industria turistica e culturale ma nessuno ha lo stomaco di esporre come il patrimonio culturale è ridotto a brandelli o valorizzato con idee e mezzi paragonabili al più squallido bookshop. Eppure, per quanta retorica passa da questo argomento, ci si aspetterebbe perlomeno l’ombra di un’idea da parte di chi (Assessori, Dirigenti e Funzionari) ha in mano questo tesoro incommensurabile.

Qualche tentativo lo si sta facendo proprio in questi giorni con il programma del progetto interdisciplinare, beneficiario dei finanziamenti della Regione Puglia, “Disfida 2014 – Rievocazione in mostra”, con cui si intende dare seguito alla recente rievocazione storica con una serie di iniziative culturali e di animazione che possano continuare ad attrarre e sviluppare l’economia turistica nell’arco dell’intero anno. La mostra, in programma dal 30 ottobre 2014 al 15 febbraio 2015, prevede diverse sedi per numerosi eventi culturali selezionati dalle manifestazioni di interesse raccolte nell’ambito della programmazione culturale 2014. A Palazzo della Marra sarà organizzata direttamente dall’Amministrazione comunale una esposizione di opere di proprietà del Museo Nazionale di Capodimonte, della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, della Pinacoteca Reale di Torino, della Galleria d’Arte Moderna di Verona, della Pinacoteca Comunale di Faenza e della Pinacoteca Comunale “De Napoli di Terlizzi” oltre a opere e manufatti proprie del patrimonio del Comune di Barletta, con il contributo scientifico e il supporto dell’Associazione Italo Tedesca di Bari e della Dida art srl di Barletta. Nella Cantina della Sfida saranno esposti manufatti appartenenti alla Collezione Cafiero e abiti realizzati nell’ambito del “Parco Letterario”. Nell’ambito della rivalutazione del patrimonio artistico del Museo Civico è inoltre previsto il restauro e la manutenzione dei Pupi della Collezione Immesi, testimonianza della presenza e diffusione della cultura popolare del teatro dei pupi nella nostra città, a cura della Cooperativa Sociale Prometeo di Trani. I locali del Palazzo Real Monte di Pietà, dal 30 ottobre al 30 novembre 2014, ospiteranno le sculture “13  artisti per 13 cavalieri”, a cura di  CeSaCoo.    E’ chiaro ad una prima lettura che queste iniziative non hanno la nobiltà d’esser considerate svolte epocali ma, questo si, lanciano un consistente segnale di risveglio culturale della nostra Città.

Al contrario, con il dovuto rispetto a persone che si prendono la briga di scrivere pagine e paragrafi di mirabolanti proposte, appare evidente di come non possa essere considerata un’offerta ragionevole o futuribile quella di considerare una mostra come la mercificazione delle opere d’arte ed al complementare sfruttamento della diffusa esigenza di cultura, testimoniata dalle persone disposte a stare in fila per ore per vedere mostre o assistere ad eventi opportunamente pubblicizzati dai media.

La cultura 2Negli ultimi 20 anni la cultura è stata considerata solo ed esclusivamente una leva utile ad alimentare il turismo, quello sì improvvisamente divenuto un settore da tutti ritenuto strategico. E quindi grandi mostre e grandi eventi, magari anche super musei (leggi idea polo museale nel Castello), tutto e sempre con funzione di “attrattori turistici”.

Ma la cultura è un bene che deve servire in primo luogo alla cittadinanza, deve generare un valore finalizzato ad accrescere il capitale culturale (e non il peso corporeo), che non è fatto solo di beni materiali, ma anche e forse soprattutto, immateriali, buona parte dei quali si condensa nella testa, nella memoria, nella capacità dei cittadini. Quanti più cittadini leggono, suonano, dipingono, visitano musei, scrivono, ascoltano musica, tanto più alto è il patrimonio di una città. Se si pensa invece prima a coloro che non abitano la città, il risultato inevitabile è un paese povero, economicamente, eticamente, socialmente.

Chi pensa di gestire la Cultura, inoltre, non tiene conto, sbagliando in maniera clamorosa, che la composizione e il profilo degli addetti ai settori culturali è cambiata e oggi comprende i beni culturali e le attività ad esse legate; lo spettacolo dal vivo; le industrie dei contenuti (editoria, tv, cinema, comunicazione); le culture materiali (moda, abbigliamento, enogastronomia), ma il ministero e gli assessorati competenti continuano ad interloquire solo con la platea tradizionale, fatta di associazioni, fondazioni, musei e teatri. Per non ricordare inoltre che si continua a non curare le periferie, includendo in queste non solo quelle urbane e metropolitane, ma anche e soprattutto, quelle rurali o tutte quelle aree che insistono in territori e regioni ritenute secondarie. Ma, come dimostrano i cambiamenti in atto, la loro vera forza propulsiva deriva da due elementi: l’orgoglio e la rivendicazione culturale e la valorizzazione delle aree periferiche, luoghi piccoli e lontani che diventano motore del cambiamento.

La sempre più marcata separazione tra le esigenze di un onesto e proficuo lavoro sulle possibilità che si offrono a chi voglia veramente difendere i beni culturali e l’indifferenza della politica a ciò che ci rende unici nel mondo, diventa oggetto di esperimenti, di proposte che passano sotto silenzio proprio perché non in sintonia con quel mercato che da cittadini ci rende turisti.

Se si legge la lista di amministratori (Ministri, Assessori e Dirigenti vari ed eventuali) che hanno retto il settore Cultura in questi ultimi anni, non c’è alcun bisogno di domandarci come mai l’Italia tratti  in questo modo la più nobile tra le sue risorse. Si sta discutendo ovviamente su scelte sempre più disastrose compiute verso i beni culturali e paesaggistici.

Sic transit gloria mundi !

 

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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