Obesità infantile, opportuna una tassa sugli zuccheri?

obesità

Merendine, patatine fritte, cibi dei fast food sono tra le cause dell’obesità infantile che rappresenta uno dei principali problemi di salute nel mondo.

In Italia un ragazzo su cinque è purtroppo obeso.

Consapevole della gravità del fenomeno, il M5S ha presentato pochi giorni fa in Commissione affari sociali una risoluzione per impegnare il Governo nella prevenzione dell’obesità infantile.

Prima di addentrarci nel contenuto di quella che potremmo definire una palese “richiesta di aiuto”, analizziamo le cause dell’obesità, le conseguenze e la terapia da avviare.

Quali sono le cause dell’obesità?

Nella maggior parte dei casi questa è causata da stili di vita scorretti: da un parte un’alimentazione ipercalorica e dall’altra un ridotto dispendio energetico a causa di inattività fisica.

Ci si muove sempre meno e questo per svariate ragioni: tante ore dedicate ai telefonini, computer e giochi elettronici, la inevitabile sedentarietà  legata allo svolgimento dei compiti scolastici (spesso eccessivi già in tenera età), la mancanza di spazi dove svolgere attività fisica (soprattutto nelle grandi città).

Innegabile è che la crisi abbia contribuito a ridurre il budget familiare destinabile allo sport dei figli.

Se queste sono le cause principali, non bisogna tuttavia dimenticare che in alcuni casi l’obesità deriva da condizioni genetiche o da malattie endocrine quali il cattivo funzionamento della tiroide (ipotiroidismo).

Come determinare se un soggetto è obeso?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) distingue tra sovrappeso e obesità e per determinarli si affida all’indice di massa corporeo (IMC).

Si avrà sovrappeso in presenza di un IMC da 25 a 29,99 e obesità con IMC superiore a 30.

Per l’obesità sono indicate 3 classi:

-IMC tra 30 e 34,99: obesità classe 1,

-IMC tra 35 e 39,99: obesità classe 2,

-IMC superiore a 40: obesità classe 3.

Premesso che il predetto indice tiene conto del peso e dell’altezza, l’OMS individua nella misura del punta vita un altro metodo per diagnosticare il sovrappeso e l’obesità e per l’effetto, una circonferenza superiore a 94 cm negli uomini e a 80 cm nelle donne è considerata patologica.

Quali sono le conseguenze dell’obesità?

Le conseguenze sono innumerevoli atteso che chi è obeso in età infantile lo è spesso anche da adulto, rischiando di sviluppare malattie cardiovascolari quali ipertensione, malattie coronariche, tendenza all’infarto.

A tanto si aggiunga il rischio di diabete di tipo 2.

Problemi sono riscontrabili anche a livello piscologico ed infatti il bambino/ragazzo obeso rischia di essere bullizzato ed isolato dai coetanei.

Qual è la terapia adeguata in caso di obesità?

Il trattamento dell’obesità consiste nella riduzione del peso corporeo, da effettuarsi sotto stretto controllo medico, seguendo un’alimentazione corretta ed effettuando un regolare programma di attività fisica.

La dieta dovrà essere personalizzata ma in linea generale comprenderà molta frutta e verdura, pane e pasta in quantità limitata.

Andranno invece evitati cibi troppo ricchi di sale (es. insaccati) e di grassi e zuccheri (merendine, patatine fritte ecc.).

E’ possibile prevenire l’obesità infantile?

Ovviamente sì, con un impegno che veda coinvolti genitori, scuole e industria alimentare.

Quest’ultima può svolgere un ruolo significativo nella promozione di una dieta sana, riducendo il contenuto di grassi, zucchero, sale, negli alimenti trasformati specialmente in quelli destinati ai bambini.

Classificatasi tra i peggiori Paesi europei (insieme alla Spagna e alla Grecia) per obesità infantile (circa il 20%), l’Italia non può aspettare ancora ma deve urgentemente intraprendere politiche finalizzate a risolvere il problema.

La situazione risulta essere migliore in Paesi come la Francia, la Gran Bretagna, l’Irlanda, con una percentuale di obesità più bassa che oscilla dal 5% al 9%.

Cosa prevede la risoluzione presentata dal M5S?

L’obiettivo è quello di impegnare il Governo a promuovere campagne di sensibilizzazione per mezzo di specifici spot sui principali organi di stampa e con pubblicità in televisione al fine di indicare i valori di una sana alimentazione.

Si consideri che nel Regno Unito, dal 2005 vigono divieti di pubblicità in televisione per cibi ricchi di grassi, zuccheri e sali durante i programmi televisivi per bambini sotto i 16 anni.

Occorre sensibilizzare i bambini e le famiglie in merito ad un acquisto consapevole dei prodotti alimentari e affinché la scelta possa essere correttamente effettuata, la risoluzione richiede che sulle confezioni dei prodotti destinati ai più giovani siano riportate etichette o scritte che indichino il rischio di obesità associato al consumo squilibrato.

Il M5S propone, altresì, l’adozione di iniziative volte a vietare l’utilizzo di personaggi dei cartoon per promuovere il cibo ipercalorico.

La risoluzione non trascura neppure la necessità di un intervento del Governo affinché i luoghi dove i bambini si riuniscono (scuole, parchi giochi ecc.) siano liberi da ogni forma diretta ed indiretta di commercializzazione e di pubblicizzazione di alimenti con grassi saturi, acidi grassi, zuccheri.

Consapevole che ognuno deve impegnarsi per quanto di competenza e con la finalità di accrescere negli studenti il senso di responsabilità  verso la propria salute, la risoluzione impegna il Governo ad assumere iniziative per sostenere e incoraggiare, presso le scuole, progetti didattici legati all’educazione alimentare intesa come conoscenza dei prodotti, delle etichette, della provenienza degli alimenti, della pericolosità di alcuni cibi e bevande.

E se tutto ciò non dovesse bastare?

Ci si potrebbe ispirare a Paesi quali la Francia, la Gran Bretagna, il Messico e l’Irlanda che hanno introdotto la sugar tax.

Cos’è la sugar tax?

Trattasi di una tassa che colpisce le bevande ad elevato contenuto di zuccheri.

La sugar tax è stata introdotta in diversi Paesi con la finalità di indurre i produttori a ridurre il contenuto di zuccheri per potersi così sottrarre all’obbligo impositivo.

In Gran Bretagna l’obiettivo è già stato raggiunto in quanto sono stati consumati circa 45 chili in meno di zucchero in un anno grazie alla riduzione del quantitativo nelle ricette.

Che non sia giunta l’ora di introdurre anche in Italia la sugar tax?

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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