“Non ci abbandonare alla tentazione”, la nuova versione del Padre nostro

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“Non ci abbandonare alla tentazione”, approvata  la nuova versione del Padre nostro

“Non ci abbandonare alla tentazione” è la nuova versione del Padre nostro. Una preghiera molto cara ai fedeli, perché consegnata da Gesù.

Dal Vangelo di Luca (Lc 11,1) si evince infatti che un giorno mentre Gesù si trovava in un luogo a pregare, quando ebbe finito uno dei discepoli gli chiese: “Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli” (Lc 11,1).

In risposta a questa domanda ci è stato donato il Padre nostro, una preghiera questa dalla quale emergono i desideri e bisogni umani ma che nella sua ultima parte ha negli anni fatto tanto discutere.

Non ci indurre in tentazione” non è nel tempo apparsa  un’interpretazione corretta del volere di Dio perché, come Papa Francesco ha più volte evidenziato, non è Dio che induce in tentazione ma Satana mentre Lui -da buon Padre- ci aiuta a rialzarci quando questo accade.

Sollecitata così da più parti una nuova traduzione, dal 12 al 15 novembre in Vaticano, presso l’Aula Nuova del Sinodo, si è svolta la 72° Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana.

Convocata sotto la guida del Cardinale Gualtiero Bassetti, l’assemblea ha approvato la traduzione della terza edizione italiana del Messale Romano, a conclusione di un percorso durato oltre 16 anni.

L’innovativo testo sarà ora sottoposto alla Santa Sede per i provvedimenti di competenza, ottenuti i quali andranno in vigore la nuova versione del Padre nostro “non abbandonarci alla tentazione” e dell’inizio del Gloria “pace in terra agli uomini amati dal Signore” invece di “pace in terra agli uomini di buona volontà”.

E’ indubbio che la nuova versione della preghiera cristiana fondamentale risulti essere maggiormente in linea con l’amore di un Padre che non può certamente indurre al male un figlio.

Un Padre sempre presente che non forza i suoi figli e non li costringe neppure al bene perché li vuole liberi.

Nella libertà a noi riconosciuta, anche di sbagliare e di essere tentati dal male, Lui non ci lascia però soli e la Scrittura ci ricorda che, in quanto Dio fedele, non consente di farci tentare oltre le nostre forze.

La tentazione che, ripetiamo,  non viene da Lui, ha in tutti i casi, potremmo dire, la sua utilità in quanto consente all’uomo di riconoscere la propria miseria e di ravvedersi, rendendo così grazie a Dio per i doni ricevuti.

Ecco allora che ci viene offerta la via d’uscita con la preghiera del Padre nostro che può essere immaginata come un colloquio di amore attraverso il quale chiediamo, nella nostra fragilità, di non abbandonarci alla tentazione ma di tenderci una mano.

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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