Nuova denominazione vie, tra revisionismo e scherzo

barlettanews- Comitato cittadino Riprendiamoci Barletta

Un paio di anni fa i Club Lyons di Bari, Barletta, Andria, Trani e Foggia del distretto 108 di Puglia, con la partecipazione di numerosi Club Unesco della zona, organizzarono, patrocinata da tutti gli Enti territoriali, un’interessantissima conferenza sull’avventurosa vita di un grande italiano Giorgio Perlasca. Chi era presente quel pomeriggio ed ascoltò con attenzione le parole dei relatori, andò via arricchito nello spirito e senza ombra di dubbio, nella mente. E proprio per queste ragioni mi sorse quasi spontanea una domanda: perché il Sindaco di Barletta, attento alle tematiche dell’antisemitismo e al riconoscimento del meritorio comportamento tenuto dai servitori dello Stato, non fa propria l’iniziativa di intitolare all’ “Eroe” Giorgio Perlasca una via della nostra Città? La domanda così come era nata, allo stesso modo finì nel dimenticatoio.

Di contro in questi ultimi mesi si è “scatenata” una non comprensibile disputa sulla intitolazione di nuove vie (da Dario Fo a Mike Bongiorno) e la cassazione, con ritorno alla vecchia denominazione, di altre arterie cittadine.

Nuova denominazione Strade3Fra le più gettonate per una caduta nelle nebbie dell’oblio, la molto discussa via Cialdini. E si, perché, la proposta di cancellazione fu avanzata dal Sindaco Cascella, in una riunione della Commissione Toponomastica, il quale motivava l’iniziativa di mutare il toponimo di quella che nei secoli, ante XX, poteva considerarsi la via principale della nostra Città “…Nel quadro di una più complessiva riflessione sul recupero dell’identità storica della città, la Commissione è invitata a valutare l’ipotesi di ripristinare la denominazione originale di “Strada delle Carrozze”.

Tenendo conto delle problematiche emerse nel passato, la commissione condivise l’orientamento del Sindaco per una verifica preventiva, sia attraverso un procedimento che potesse avvalersi della collaborazione di Prefettura e degli istituti storici competenti, sia della volontà ( in pratica un referendum, per me, dall’esito scontatissimo) dei residenti e soprattutto, dello sterminato e variegato popolo dei titolari di attività varie ed eventuali che hanno sede in quella importante via del centro storico, ostacolo questo apparso, a tutti i presenti, veramente insormontabile (si parla di diversi soldini da sborsare per i commercianti).

Si volle, da parte della totalità dei presenti alla riunione, sgombrare subito il campo da fraintendimenti che avrebbero fatto pensare, immediatamente, ad una mera e pericolosa azione di smaccato e partigiano “revisionismo” odonomastico, facendo passare in secondo piano la vera finalità di una proposta che, teoricamente, farebbe solo bene alla Storia della nostra Città.

    E si perché ripristinare gli antichi nomi delle strade, produrrebbe un circolo virtuoso utile a far comprendere tante cose sulla formazione del nucleo fondante di Barletta.

Ma si sa, tra il dire e il fare c’è di mezzo non il mare ma l’ingarbugliatissima rete di leggi, adempimenti (non presenti nel 1861) e chi più ne ha…che fa diventare un’impresa titanica un’idea, quella si, che darebbe nuova linfa allo studio della Storia locale.

Il pesantissimo ma legittimo dubbio che incombe su tutta la discussione in atto e che sulla stessa porrebbe seri e profondi interrogativi è il seguente: ma una volta adottata un’univoca linea (ovviamente non si accetterebbe la malefica “una tantum”), le decisioni che verrebbero prese subirebbero l’effetto domino o no? Mi spiego.

Se si decidesse di ripristinare il “vecchio” odonoma per via Cialdini, in ossequio del “recupero dell’identità storica della Città” e non per altro, sia chiaro, dovremmo necessariamente rivoluzionare l’intero centro cittadino sostituendo la delibera consigliare n. 8 del 7 novembre 1861 con la quale si decidevano le intitolazioni di Corso Vittorio Emanuele II, Via Cavour, Corso Garibaldi e Piazza Plebiscito, con una nuova delibera Bronteche ri-ridenomini, in ordine, strada (e non via!) delle Carrozze, strada della Cordoneria, strada Cambio, strada la Piazza e Largo Paniere del Sabato? Per non parlare delle antichissime stradine che si diramano lateralmente a via Duomo (l’unica che rimarrebbe uguale cambiando solo via con strada), ricchissime anche queste di esercizi commerciali e che hanno mutato il loro nome in onore, per la maggior parte, dei 13 della Disfida. Che ne pensate? Una bazzecola…vero?

E non si alzi il solito espertissimo a dichiarare “…non abbiate paura delle difficoltà burocratiche e delle lagnanze di operatori commerciali e professionisti”. Ma mi faccia il piacere! Si presentasse lui ai commercianti per spiegare che l’oneroso esborso a cui sarebbero obbligati, è per il  “recupero dell’identità storica della Città” o che un tale meriti più di un altro di essere immortalato su una targa di pietra. Avrei grossi timori per la sua incolumità fisica.

CadornaSe poi tutto quello detto non fosse affatto un recupero di identità storico-sociale ma solo una squallida facciata per nascondere un anacronistico revisionismo, non cambierebbe assolutamente nulla in quanto, come per gli esempi innanzi riportati ed in ossequio ad una uniformità legislativa, bisognerebbe cestinare, oltre a quella del plurivotato Cialdini, la denominazione di vie che portano il nome del sanguinario generale Cadorna, assassino di suoi soldati; del braccio destro dell’Eroe dei due Mondi la camicia rossa Nino Bixio soprannominato il decimatore di Bronte e potrei continuare ancora citando tanti altri famosi o famigerati personaggi che hanno ricevuto l’onore dell’intitolazione di una via.

Quindi appare ovvio che se ad ogni mutazione del vento che tira in quel determinato momento storico, il comandante pro tempore volesse cambiare i nomi delle vie perché le intitolazioni riguardano appartenenti alla fazione opposta alla propria, sarebbe un vero caos e a pagare sarebbero solo e soltanto i poveri cittadini.

So che è difficile, ma cosa ne pensate se al grido di “Al rogo, al rogo!” molto in voga tra gli “storici” autoreferenziati dell’ultim’ora, sostituissimo una visione laica e non dogmatica che punta alla ricerca della verità, attraverso i documenti, per trasmettere la memoria capace di mobilitare le coscienze e di suscitare interesse e passioni soprattutto fra le giovani generazioni?

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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