Il Nome, il Destino e il Cambiamento

Pirandello parlando del nome proprio affermava che “rappresenta la persona e la rimemora, ma sarà una persona diversa secondo i ‘centomila’ che le si rapportano e ne frantumano l’unità vanificandola in un angoscioso “nessuno”. Il segno onomastico conferisce certezza anagrafica al portatore. è indubbio, perciò, che il nome proprio riassuma intera la persona”.   

Da parte loro i grafologi spiegano che la firma non è soltanto uno scarabocchio con il quale ci identifichiamo legalmente. A prescindere da questa funzione, nel nostro autografo si forgiano le principali caratteristiche della nostra personalità, così come le nostre paure e ambizioni segrete.   

Nonostante non si possa dedurre la personalità di una persona esclusivamente dalla sua firma, è però accertato che tramite essa è possibile ricavare importanti indizi sul suo modo di essere. C’è chi afferma, addirittura, che la firma è come un’autobiografia o un autoritratto, sintetizzati in base al valore che ciascuno attribuisce a se stesso.

Cambiare il nome o abbreviarlo mostrerebbe un rifiuto per le esperienze dell’infanzia ed il desiderio di dimenticare il passato.

Nomen omen dicevano i latini, che significa il destino è nel nome. Il nome è un presagio, un nome un destino, di nome e di fatto. Tutto ciò è dovuto al fatto che i romani “leggevano” nel nome della persona il suo destino, ma parrebbe proprio che a qualcuno quel destino non piacesse ed ha pensato bene di cambiarsi il nome.

Questa riflessione nasce dalla mia partecipazione ad una conferenza durante la quale si è parlato, tra l’altro, del gesuita barlettano Giuseppe Filograsso. Uno dei relatori, che ha tracciato in maniera completa e puntuale la figura del sacerdote, ha continuato a ripetere, in maniera quasi ossessiva, il cognome “Filograssi” ignorando, evidentemente, che nel Comune di Barletta, dal 1809 al 1899, non risulta essere nato nessun Filograssi Giuseppe bensì, come si evince dall’atto di nascita n.1.341 dello stato civile del Comune di Barletta, il giorno 17 novembre dell’anno 1875 alle ore antimeridiane dieci in via Mulini n.13 è nato Filograsso (breve inciso: l’origine del cognome è Fallogrosso) Giuseppe figlio di Michele, contadino, e Monterisi Angela Michele, donna di casa. Per completezza d’informazione il gesuita è morto a Roma il 12 aprile 1962, atto n. 587 parte I.

Già un po’ di tempo fa e cioè in occasione delle manifestazioni organizzate per il centenario della morte dello storico barlettano Savino Loffredo, al quale oltretutto è intitolata la biblioteca comunale (con il nome Sabino!!!), era stata perpetrata la stessa svista, se la vogliamo chiamare così!.   

Conoscendo e avendo seguito la Disfida a colpi di penna nata per affermare la verità storica che vuole, in quanto tale, il nome del Santo Vescovo di Canne Ruggero e vincendo la mia riluttanza a ritornare sull’argomento per non alimentare sterili quanto inutili contrapposizioni, mi vedo costretto a soffermarmi sull’argomento non tanto per ergermi a tuttologo o depositario della verità ma solo per riportare la mia ormai quasi quarantennale esperienza lavorativa quale Archivista di Stato che, tra le altre cose, mi vede impegnato nell’informatizzazione degli atti dello stato civile (nascite, matrimoni e morti) del Comune di Barletta depositati presso la Sezione di Archivio di Stato di Barletta, la qual cosa ha comportato lo studio, uno ad uno, degli atti prodotti dal 1809 (anno di istituzione dello stato civile) fino al 1899, rendendomi allergico alla inaccettabile osservazione “ ma si firmava così!”. E questo, che tipo di giustificazione sarebbe ?

Un secolo di nomi vi sembra abbastanza per farsene un’idea più o meno fondata e quindi poterne parlare con cognizione di causa?

E proprio l’annuncio delle celebrazioni per il centenario della morte del Loffredo stimolò la mia curiosità (brutto vizio la curiosità!) e volli verificare l’atto di nascita dello storico (n.283 del 1828) e con mia minima meraviglia scoprii che il nome voluto dal sig. Giuseppe Loffredo per il proprio figlio era Savino con la “v”.

Dico minima meraviglia non per falsa modestia bensì perché, nella lingua barlettana, ribadisco “Lingua” barlettana, il nome del Vescovo di Canosa si trasformava da Sabino in Savino e questo supportato dai tantissimi atti di nascita di bambini nati nella nostra Città che riportano tale mutazione linguistico-dialettale.

Viene, per questi motivi, spontaneo il collegamento con il nome Ruggero che “ …l’amata lingua natia volle” fosse trasformato in Ruggiero.

Non è mia intenzione schierarmi con nessuna delle due fazioni pro e contro la famigerata “I” o la meno nota “V” di Savino, anche se sono portato a far mie le verità storiche e questo per deformazione professionale, ma viene naturale chiedersi il perché si seguano differenti teorie a seconda del vento che spira. E mi spiego.

Sulla pagina culturale, oltre che in prima pagina, della Gazzetta del Nordbarese del 31 luglio 2005  tra gli altri titoli, ve ne era uno che così recitava “Don Ruggero Caputo via alla beatificazione”. Naturalmente anche nel corpo dell’articolo più volte veniva ripetuto il nome Ruggero senza l’incriminata “i”.

A quel punto mi sono chiesto (e tanti altri lo hanno fatto come me): “Perché, dopo una dura disputa per affermare il barlettano Ruggiero si compiva una così repentina marcia indietro ?”

E si, perchè, come viene riportato nella pubblicazione di Don Sabino Lattanzio (veri nomi Sa(v)ino Amedeo nato a Barletta l’11 ottobre 1960, atto n.1687 come riportato negli atti di nascita del Comune di Barletta e nell’annuario dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie) “Don Ruggero Caputo pane spezzato con Cristo” il sacerdote in odor di santità “…prende il nome dal Santo Patrono di Barletta e come avviene da tradizione secolare per la maggior parte dei barlettani, per volgarizzamento del nome latino è stato dichiarato all’anagrafe Ruggiero. Tuttavia alla stregua di altri confratelli del suo tempo aventi lo stesso nome, preferirà firmarsi Ruggero(anche il Loffredo si firmerà sempre Sabino come risulta da diversi documenti rinvenuti).

Al caro amico Don Sabino (così si firma e desidera che sia chiamato), sarà sfuggito che un suo omologo, il Gesuita Giovanni Paolo Grimaldi, nel 1607 intitolava il proprio libro “Vita di  S. Ruggiero Vescovo, et Confessore, Patrono di Barletta” ed inoltre, non curante dell’errare humanum est, perseverare autem diabolicum di vetusta memoria, sette anni fa, il Parroco di S. Giacomo, inoltrava alla Commissione Toponomastica del Comune di Roma, la richiesta, poi accettata, per l’intitolazione di una strada a Padre Giuseppe Filograssi. Mio caro Monsignore, toglimi una curiosità: ma sai che firmare un qualsiasi documento ufficiale con un nome diverso da quello riportato sull’atto di nascita, può rendere il tutto nullo? Sicuramente ne sei a conoscenza e sono anche sicuro che in quella occasione il tuo nome torna, obbligatoriamente, ad essere Savino.       

In base a questi innegabili fatti viene, dal profondo di me stesso, chiedermi se non sia possibile, a dispetto delle leggi che regolano la materia, mutarsi nome o cognome a proprio piacimento.

Da quanto esposto, parrebbe proprio di si ma, per un’archivista con qualche anno di esperienza negli occhi, non possono passare sotto silenzio tante inesattezze così acclarate che non si contrappongono a personalissime opinioni bensì alla storia, polverosa,  ma pur sempre storia incontrovertibile.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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