Tutela e monitoraggio ambientale a Barletta: in libreria un quadro locale, regionale ed europeo

barlettanews- monitoraggio ambientale

Si è svolto sabato pomeriggio, presso la libreria “Penna Blu” di Barletta, l’incontro sulla tutela e i monitoraggio ambientale organizzato da Attivisti 5 Stelle Barletta e moderato daSavio Chiariello. Sono intervenuti Grazia Di Bari, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Ruggiero Quarto, professore dell’Università di Bari e geologo, Piernicola Piedicini europarlamentare M5S e Sandra Parente, del Forum Salute e Ambiente. Si è partiti cercando di analizzare la situazione attuale della città di Barletta, la quale, come si è evinto, presenta seri problemi che riguardano la falda acquifera, il suolo, il mare e l’aria.

La prima a prendere la parola è stata Sandra Parente, che ha raccontato quanto fatto fino ad ora dal Forum Salute e Ambiente: “Noi abbiamo iniziato la nostra attività nell’ottobre 2015, avviando la raccolta firme per l’approvazione in consiglio comunale di due delibere, una delle quali riguardava la strategia rifiuti zero e l’altra relativa al monitoraggio ambientale delle aziende insalubri. Dopo un grande successo e una bellissima manifestazione, il Comune di Barletta si è affannato a firmare un protocollo di monitoraggio molto diverso da quello che noi avevamo richiesto nella delibera. Lo ha fatto chiaramente per favorire la Timac e la Buzzi. Oltre a far approvare le due delibere siamo riusciti recentemente anche a farne finanziare una, quella sul monitoraggio, con 100 mila euro, i quali, però, non sono stati ancora spesi e che rischiamo di perdere.

“Dal 2011/2012” ha continuato Sandra Parente “i cittadini attivi a Barletta hanno cercato di bloccare le autorizzazioni ambientali di Timac e Buzzi Unicem, e nel 2012 quest’ultima ha ottenuto la possibilità di incenerire 65 mila tonnellate l’anno di rifiuti. Chiaramente, si è cercato di bloccare tutto questo, ma non è stato possibile. All’epoca si diceva che non c’era nessun disastro ambientale. Nel 2008 non c’erano le premesse per autorizzare ad incenerire, e le persone che lo hanno permesso sono gli stessi che oggi dovrebbero aiutarci a risolvere il problema”.

La Regione Puglia, l’anno scorso, ha firmato una nuova convenzione dove si sono stanziati ulteriori 500 mila euro per un totale di 700 mila euro per una seconda fase di monitoraggio ambientale. Il Comune di Barletta ha ricevuto un acconto di 30 mila euro il 7 febbraio e da quella data avrebbe dovuto predisporre un piano di azione per la nuova fase di monitoraggio, cosa che però non è stata ancora fatta.

Il professor Ruggiero Quarto ha spiegato che sul suolo sono stati fatti solo 11 campionamenti. Secondo il professore, sarebbero troppo pochi ed ubicati in maniera da rivelarsi poco efficaci per capire qual è il livello effettivo di inquinamento del suolo. Per quanto riguarda l’acqua, invece, le acque che sono risultate inquinate galleggiano sull’acqua di intrusione marina. Barletta è stretta da una morsa: da una parte vi è il fiume Ofanto e dall’altro il Ciappetta Camaggi che prima era un fiume ma che poi pian piano è stato canalizzato.

Il canale porta con sé, oltre ai reflui del depuratore di Andria, le acque di scarico abusive. Quando piove le acque vanno a finire nella fogna nera e arrivano al depuratore. A fronte di tutto questo, cosa è possibile fare? Il professore suggerisce un piano di monitoraggio ambientale estero su tutta la città riguardo tutte le matrici ambientali come aria, suolo, acqua sotterranea, indagini epidemiologiche, un controllo spietato di tutti i sistemi fognanti, la sollecitazione di monitoraggi per farli diventare quanto più efficaci possibili.

È poi intervenuta la consigliera regionale Grazia Di Bari, la quale ha parlato di dati locali tutt’altro che rassicuranti se confrontati su scala nazionale: ”Per quello che riguarda i dati epidemiologici, ho fatto una scoperta drammatica due anni fa quando abbiamo fatto il piano di riordino ospedaliero. Un dato che mi ha colpita particolarmente è stato quello relativo alla percentuale di crescita tumorale nella provincia di Foggia e nella provincia BAT. Questa percentuale di morte causata da tumore cresce in maniera maggiore in quelle due aree rispetto a tutta la nazione. E già questo deve far riflettere molto. Si è data poi alle industrie la possibilità di prorogare l’adeguamento dei propri impianti esattamente ad un anno. Quello che più preoccupa purtroppo è che a questi dati drammatici non ci sia un’azione conseguenziale non soltanto da parte del Comune ma anche dalla regione”.

L’europarlamentare Piernicola Piedicini ha invece parlato di “fallimento del modello industrale” che non rispetta i diritti della salute del cittadino. Il grillino ha spiegato che la soluzione sarebbe individuabile “in un’economia circolare che permetta di liberarsi dei rifiuti, di creare un processo virtuoso e di riutilizzare quelle risorse in modo da dare anche posti di lavoro”.

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