Il mistero di Orazio Carlo Stella, un grande artista dimenticato

Un fitto mistero avvolge la figura di Orazio Carlo Stella, un grande artista, pittore e scultore che ha prodotto un gran numero di opere delle quali non si sa però più nulla, come del resto di lui, del quale conosciamo con certezza solo la data di nascita e di morte forniteci dall’Ufficio Anagrafe del Comune e dall’Archivio di Stato di Barletta. Dai quali siamo informati ch’egli – maestro elementare – visse molti anni della sua vita fuori Barletta, dove periodicamente faceva ritorno.

Abbiamo consultato l’elenco della Telecom alla ricerca di qualche parente, fra i quaranta “Stella” registrati nella rubrica telefonica di Barletta, ma senza successo (l’unico omonimo di cui si serbi memoria, è mons. Orazio Stella canonico della Cattedrale e arciprete di S. Maria di Nazareth).

Siamo andati allora all’indirizzo del suo ultimo domicilio, in via Martiri XII settembre, 77/12, l’ultima traversa di via Regina Margherita proprio di fronte alla chiesa di S. Nicola, un grande condominio con un ampio atrio interno e quattro scalinate, ma interrogando numerosi inquilini, anche anziani, abbiamo racimolato pochi scampoli di nebbiosi ricordi, specialmente quelli di un elettricista in pensione il quale rammentava d’essere stato a casa di questo anziano e riservato signore, una volta per registrargli l’impianto elettrico e un’altra per riparargli il televisore, così come ricordava che la casa era piena di quadri e soprattutto di sculture. Testimonianza importantissima perché è l’unica dalla quale siamo informati che molte delle sue opere – nella sua tarda età – erano ancora a Barletta, specialmente le sculture. Delle quali qualche sbiadita foto è giunta sino a noi da un articolo del quotidiano “Puglia”, firmato da Nicola Ugo Gallo, datato 20 marzo 1990. Nel quale il noto giornalista musicologo, nipote dei famosi fratelli Gallo a cui è intitolata la galleria del Teatro “Curci”, ne firmava una concisa biografia.

Incontrai Nicola Ugo Gallo all’ospedale civile di Barletta, a metà settembre del ’91 e mi raccomandò questo suo caro amico, perché appoggiassi la sua domanda, inoltrata al nostro Comune, per una donazione della sua produzione artistica. Mi dettò anzi anche degli appunti biografici, molto schematici, ripromettendosene una più circostanziata ricostruzione. Ma non ne ebbe il tempo, perché morì di lì a qualche giorno, sotto i ferri di una infausta operazione, e la raccomandazione sfumò, anche perché, di quella istanza, ricordo di non aver trovato traccia al Comune. E dei suoi quadri? E delle sue sculture, alle quali il maestro Stella era così legato da non averne mai venduto alcun esemplare? Un fitto mistero avvolge la fine delle sue opere come del suo autore, del quale ho cercato di ricostruire la vita sia pure in chiaroscuro e per sommi capi, dai dati dei nostri uffici anagrafici, da alcuni frammenti di baluginanti ricordi, e dalle note biografiche di Aldo Carugno e Nicola Ugo Gallo che me le affidarono perché ne ricostruissi l’iter artistico in un redazionale, che non ebbi però il tempo di pubblicare, un impegno al quale assolvo oggi non senza un barlume di rimorso, con qualche anno di ritardo…

 

 

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Orazio Carlo Stella nacque a Barletta il 4 novembre 1904, penultimo di otto figli, in via Roma 100, da Giuseppe e Angela Capuano. Fin da ragazzo aveva manifestato una spiccata attitudine per il disegno, che crebbe specialmente quando frequentò dopo la scuola media, i due anni di ginnasio sotto la guida del professore di disegno Pasquale Ceci (lo stesso di Mauro Di Pinto) che lo incoraggiò a proseguire gli studi presso il Liceo Classico per poi iscriversi all’Accademia delle Belle Arti, a Napoli. Ma per le precarie condizioni economiche della famiglia, Orazio frequentò solo la prima liceale per poi iscriversi alla Scuola Magistrale. Ma questo non gli impedì di assecondare la sua passione per le arti figurative, che egli coltivava disegnando tutto quello che intorno lo ispirava, bozzetti di vita che raccoglieva in grandi album che riempiva anche di immagini tratte dai rotocalchi del tempo, specialmente dalle belle copertine disegnate da Achille Beltrame per la “Domenica del Corriere”.

Conseguito il diploma di maestro, vinse il primo concorso e andò a insegnare per due anni in Venezia Giulia, quindi nel Salento, a Surano, in provincia di Lecce. In quegli anni Stella si dedicò alla pittura classica, e per esercitarsi si ispirava soprattutto a quadri di grandi artisti, come Raffaello, Tiziano e Caravaggio. Ritornato a Barletta, chiese e ottenne il trasferimento a Cerignola dove restò per tre anni.

Fu a quel tempo che l’amico Nicola Ugo Gallo lo presentò al maestro Giuseppe Gabbiani che – apprezzando alcune delle sue tele – gli consigliò di trasferirsi a Roma. Di questo incontro resta una sbiadita fotografia scattata da Gallo nel giardino del villino del grande pittore. Ma finché vissero gli anziani genitori, il figlio non se la sentì di lasciarli soli. Così, dopo la scomparsa della mamma, nel 1936 (il padre era morto quattro anni prima, nel 1932), Stella, raccogliendo l’invito di Gabbiani, fece domanda di trasferimento a Roma, che gli venne accolta l’anno dopo, come risulta dagli atti dell’Anagrafe di Barletta che ne registra l’espatrio il 2 aprile 1937 a Zagarolo, non lontano da Roma, dove si fermerà fino al 25 luglio 1957.

A Zagarolo insegnò per vent’anni e qui, per seguire un concorso di scultura in argilla dei suoi allievi, cominciò lui stesso a scolpire di suo realizzando delle opere eccellenti ispirandosi soprattutto ad argomenti biblici e personaggi mitologici. A questi anni risalgono alcune opere inventariate da Gallo nel suo articolo sul quotidiano “Puglia”: Il marinaretto (1937), Trionfo della civiltà sulla barbarie (per la villa comunale del Comune di San Remo, 1938), Il ragazzo col canestro (per la mostra di Verona annullata all’ultimo momento per lo scoppio della guerra, 1939), Il ragazzo con la lampada (1941), Fetonte (1942), S. Domenico (1943), Ragazzo che tira la barca (1944), Ragazzi nella nebbia (1945), Ragazzi alla fontana (1946), Perseo libera Andromeda (1947).

Nel 1948 il provveditore Scolpini ne autorizzò il trasferimento a Roma dove Stella parteciperà – negli anni – ad alcune mostre, fra cui, notevoli, quelle allestite nell’atrio di Palazzo Venezia. A Roma fu destinato alla Scuola Elementare “Giuseppe Garibaldi”, ma al tempo stesso il provveditore lo assegnò al Centro di Educazione Artistica per organizzare corsi di disegno e di scultura. L’anno dopo (1949) Orazio sposò una ragazza barlettana, Anna Maria Filograsso, dalla quale non avrà figli.

Dopo la guerra, nel 1955, espose ad una mostra riservata agli insegnanti, alle Terme di Caracalla dove le sue sculture furono notate e apprezzate dal ministro della Pubblica Istruzione on. Guido Gonella. Furono anni di intenso lavoro creativo. Di solito Stella le realizzava in gesso e solo in seguito – per l’insistenza della moglie – di alcune ne curò la fusione. Tra una scultura e l’altra è doveroso ricordare come Stella componesse anche delle poesie (pare ne abbia lasciate un gran numero, ma neppure una silloge è giunta fino a noi).

Nel 1957 tornò a Barletta, ma pochi mesi dopo, in autunno, sentì l’irresistibile richiamo di Roma e tornò nella capitale dove – siamo informati dai dati anagrafici – si fermerà fino al 2 febbraio 1977.

In questo secondo ventennio romano, saltuariamente, Stella non mancava di ritornare a Barletta, dove aveva casa in via Porta Reale 28. In uno dei suoi ritorni, i ladri gli devastarono lo studio romano e gli trafugarono alcune delle sue opere. Nel 1958 partecipò a una mostra a Lucera dove riscosse un notevole successo, alternando la sua presenza a mostre capitoline come nel 1967 quando concorse alla Quadriennale d’Europa.

Nel 1977 ritornò definitivamente a Barletta dove andò ad abitare in un nuovo condominio, in via Martiri XII settembre 77/12. Quell’anno Stella aveva 73 anni ed è strano che in occasione del suo ritorno, non abbia tentato di avvicinare i pittori barlettani o che non sia stato tentato di esporre lui pure nella annuale mostra di arti figurative di via Nazareth. Da una foto di gruppo del 1979, scattata nel Circolo Unione, al termine di una mostra di pittura e scultura, registriamo la presenza di numerosi artisti, tutti noti e accreditati, fra i quali Michele Chieco, Mauro Di Pinto, Lucio Garribba, Camillo Maddonni, Mauro Mazzola, Mimma Picardi Coliac, Luciano Ricci, Paolo Vitali e altri.

Orazio Stella negli ultimi tempi non usciva volentieri. Forse la sua ultima uscita, o una delle ultime, fu quella in occasione della posa della prima pietra della vicina chiesa di S. Nicola, il 19 luglio del ’92. Qualche mese dopo, il 18 novembre il parroco – don Michele Tatò – morì e allora Stella gli dedicò una poesia, firmata da lui e dalla moglie Lina, riprodotta nella biografia di don Michele.

Negli ultimi tempi Stella manifestò al suo amico Nicola Ugo Gallo l’intenzione di fare una donazione al Comune di Barletta. Me ne parlò, Gallo, ma proprio quando questa volontà stava per realizzarsi, come abbiamo visto, Gallo morì e Stella, ch’era alquanto riservato, non intraprese alcuna iniziativa per dare visibilità alle sue sculture.

Così, due anni dopo – il 25 maggio 1993 – lui pure, alle soglie dei novant’anni, ci lasciò e da allora delle sue opere non se n’è saputo più nulla e la sua stessa figura è restata avvolta nell’alone di una ingenerosa dimenticanza.

Renato Russo

 

 

 

 

 

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