Cibi scaduti, gravi carenze igieniche e perfino topi e parassiti vari. Queste le motivazioni alla base della chiusura di sette mense scolastiche da nord a sud Italia.

Le mense sono da sempre, potremmo dire, al centro di dibattiti e se ne torna puntualmente a parlare all’inizio di ogni anno scolastico allorché le famiglie si ritrovano a dover accettare che i propri figli frequentanti scuole a tempo pieno consumino pasti preparati dalle mense.

Con la finalità di verificare se davvero il servizio di ristorazione sia rispettoso delle esigenze nutrizionali e salutistiche dei ragazzi, il Comando per la Tutela della Salute, d’intesa con il Ministero della Salute, ha avviato fin dall’inizio dell’attuale anno scolastico un monitoraggio, tuttora in corso, sui servizi di ristorazione nelle scuole di ogni ordine e livello.

Il controllo ha mirato ad accertare le condizioni d’igiene e strutturali dei locali nonché la rispondenza dei menù ai capitolati d’appalto e la corretta gestione e preparazione degli alimenti.

A due mesi dall’avvio delle ispezioni i risultati sono sconvolgenti.

Delle 224 mense ispezionate, in 81 sono state riscontrate irregolarità e di queste ben sette hanno presentato una situazione igienico-strutturale talmente grave da rendere doverosa la sospensione del servizio di ristorazione.

Ad essere contestate sono state violazioni penali e infrazioni amministrative e ne è seguita l’irrogazione di sanzioni pecuniarie per oltre 576 mila euro.

Accertata la presenza, nei locali adibiti alla conservazione dei cibi, di derrate alimentari prive di indicazioni di tracciabilità e provenienza dei prodotti, ne è stato disposto il sequestro.

In un istituto scolastico di Roma è stata sospesa anche l’attività didattica, oltre al servizio mensa, attesa la presenza diffusa di animali infestanti ed escrementi di roditori.

Sospensione dei servizi mensa anche a Livorno, Pescara, Taranto e Brindisi.

A Taranto veniva addirittura somministrata carne di origine polacca anziché italiana e a Lecce il NAS ha riscontrato la presenza di insetti nei panini.

Alla luce di tali risultati, sorprende che si debba ancora discutere della possibilità di introdurre nelle mense scolastiche cibi portati da casa ma ciò che maggiormente appare incomprensibile è la motivazione del diniego.

Hanno fatto tanto discutere le  deliberazioni del consiglio comunale e della giunta comunale di Benevento del 2017 con le quali si imponeva ai genitori, in caso di mancata iscrizione al servizio mensa, di prelevare il minore per il tempo necessario alla refezione e riaccompagnarlo all’inizio dell’orario delle attività pomeridiane secondo le indicazioni del dirigente scolastico e tutto questo con la spiegazione che non sarebbe consentito consumare nel locale della mensa cibi diversi da quelli forniti dalla ditta incaricata, sul presupposto che il consumo di pasti confezionati a domicilio o comunque acquistati autonomamente, potrebbe rappresentare un comportamento non corretto dal punto di vista nutrizionale oltre che una possibile fonte di rischio igienico sanitario.

Incredibilmente il Comune si preoccupa che i genitori possano far mangiare ai propri figli cibi non sicuri fidandosi invece ciecamente dei centri di cottura appaltati.

Oggi che le criticità di tanti servizi mensa sono palesi deve essere chiaro più che mai che non è consentito al Comune imporre ai genitori la mensa scolastica!

Sono state proprio le citate deliberazioni ad indurre molti genitori ad agire in giudizio per veder tutelato il proprio diritto alla libera scelta alimentare.

Fortunatamente il TAR ha annullato quelle deliberazioni e il Consiglio di Stato, decidendo sull’appello proposto dal comune, con sentenza del 3 settembre 2018 ha definitivamente posto fine ad una questione  di cui da troppo tempo si discute.

In sentenza si legge “La scelta restrittiva radicale del comune di interdire senz’altro il consumo di cibi portati da casa (attraverso lo strumentale e previsto divieto di permanenza nei locali scolastici degli alunni che intendono pranzare con alimenti diversi da quelli somministrati dalla refezione scolastica) limita una naturale facoltà dell’individuo -afferente  alla sua libertà- e se minore, della famiglia mediante i genitori, vale a dire la scelta alimentare: scelta che –salvo non ricorrano dimostrate e proporzionali ragioni particolari di varia sicurezza e decoro– è per sua natura e in principio libera e si esplica vuoi all’interno delle mura domestiche vuoi all’esterno: in luoghi altrui, in luoghi aperti al pubblico, in luoghi pubblici”

Se davvero se ne volesse fare una questione di rischio igienico-sanitario allora non dovrebbe essere consentito neppure il consumo di merendine durante l’orario scolastico.

Questa la situazione, ogni genitore ha oggi più che mai diritto a preparare il pranzo per i propri figli da consumare all’interno della mensa scolastica, con la speranza che questo non determini forme di isolamento come quelle verificatesi e Genova in questi giorni dove si è assurdamente pensato  di delimitare con un nastro giallo-nero uno spazio all’interno del quale i bambini con il pranzo da casa debbano consumarlo.

Quanto a Barletta, speriamo siano vere le promesse fatte dalla Cascina ad inizio anno scolastico finalizzate a migliorare la qualità dei pasti somministrati!

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