Mennea: Quelle domeniche AVISINE del ‘68 che segnarono la svolta della sua vita

 

Il 4 giugno Golden Gala, a Roma, intitolato a Pietro Mennea. Nel suo ricordo, per la circostanza, Franco Mascolo e Isidoro Alvisi sono stati invitati dal presidente nazionale del CONI Giovanni Malagò al quale consegneranno una biografia di Pietro Mennea da cui abbiamo tratto questo ricordo, ai primordi della carriera agonistica del nostro campione

Il primo nitido ricordo che conservo di Pierino Mennea (era poco più di un adolescente e tutti lo apostrofavano col diminuitivo) risale a una domenica mattina di metà ottobre del ‘68, sulla sede dell’AVIS di via Baccarini, io nella stanza della redazione del bollettino “Sangue e Vita”, per completare la scrittura di un articolo, lui confuso fra tanti piccoli atleti nel gran vociare del salone adiacente, in attesa di partire per Bari quando fosse arrivato il prof. Lattanzio, il mitico presidente del Gruppo Sportivo AVIS – Barletta.

Mennea, da poco reduce dalla vittoriosa kermesse primaverile dei Campionati studenteschi baresi negli 80 metri e dall’eccellente exploit sui 300 metri ad Ascoli Piceno, già piccolo eroe dell’ambiente sportivo avisino, se ne stava lì, in disparte, apparentemente straniato dalla circostante confusione, smarrito in mezzo a tanti altri adolescenti come lui. A guardar bene, mingherlino com’era, non avresti giurato che quell’anonimo ragazzino nascondesse, sotto le mentite spoglie di un finto abatino, uno “tosto”, uno che avrebbe presto investito nell’atletica il suo futuro e fatto della velocità la sua ragione di vita, con tenace determinazione.

Benché autunnale, era una splendida mattinata, di buon auspicio per le prestigiose competizioni che aspettavano i nostri ragazzi a Bari, i Campionati italiani AICS categoria “allievi” presso il campo scuola del CONI, non lontano da Punta Perotti. S’andava a Bari col pulmino dell’associazione o con le macchine a noleggio di Magliocca (lo Stadio della Vittoria era lontano dalla stazione), mentre il professore ci raggiungeva con la sua macchina – un’austera Aurelia del ‘58 – accompagnato dal suo autista, il fedelissimo Ruggiero Musciagna, e talvolta dal fotografo del gruppo, il maestro Mauro Di Pilato.

Quella mattina, sulla scorrevole pista del campo “Bellavista”, nel rione Japigia, quel ragazzino, su cui s’appuntavano le speranze di successo del Gruppo Sportivo barlettano, non solo vinse gli 80 metri, ma con lo strepitoso tempo di 9” eguagliò anche il primato che il prof. Lattanzio aveva stabilito nel lontano 1928! E inoltre vinse pure i 300 piani e portò alla vittoria – all’ultimo cambio del testimone – anche la staffetta 4×100.

Di lì a una settimana, a Termoli, terza domenica di ottobre, per il Trofeo nazionale “Leve dello Sport”, (organizzato dal “Corriere dello Sport” alla ricerca di nuovi talenti), Pierino avrebbe rivinto i 300 piani e la 4×100 ma soprattutto – quattro giorni prima, mercoledì 16 – avrebbe vissuto una notte magica. Da una camera d’albergo di terz’ordine, in mondovisione, avrebbe assistito alla vittoria di Tommy Smith sui 200 metri, a Città del Messico, che gli avrebbe impresso nella memoria un ricordo incancellabile. Quella vittoria e quel primato – avrebbe confessato più tardi e trascritto nella sua autobiografia – avrebbero diviso la sua vita tra il “prima” e il “dopo” quell’evento, suggestionandolo di adeguati stimoli e dischiudendo orizzonti più lontani e profondi alle sue attese.

Benché i Campionati nazionali AICS di Bari come quelli di Ascoli e poi di Termoli – le sue prime grandi ribalte nazionali – avessero consacrato un campione di indiscutibile talento, neppure la stampa locale ne diede tempestiva notizia, a cominciare dal nostro bollettino “Sangue e Vita” nel quale solo cinque mesi dopo, nel numero di marzo ’69, avremmo  riportato un resoconto di quei campionati autunnali, firmato dallo stesso prof. Lattanzio. Con un’integrazione, nel numero di aprile, dove avremmo trovato spazio per due foto storiche dei Campionati AICS di Bari: la prima, l’istantanea che riprendeva la straordinaria vittoria di Mennea sugli 80 metri, e la seconda il momento della premiazione dello stesso Mennea, per la vittoria della gara sui 300 metri, da parte del prof. Lattanzio nelle vesti di presidente zonale della FIDAL.

Questo libro, tra ricordi, testimonianze, immagini e cronache giornalistiche, briciole d’archivio raccolte qua e là,  come in un puzzle, tenta di ricostruire la vita del giovane Pietro, negli anni vissuti a Barletta, la sua dimensione umana, il suo percorso sportivo-agonistico, il suo ostinato talento, la sua tenace voglia di arrivare ad ogni costo.

Questo libro racconta la vita di Pietro negli anni in cui, nella sua città, maturò la sua personalità, la sua ragione di vita, dai primi calci tirati al pallone sul campetto sterrato di piazzetta Pescheria e dai primi allenamenti sulla battigia della spiaggia di Ponente, ai Campionati studenteschi di Bari, e dai Campionati nazionali “allievi” dell’AICS, alle “Leve dello Sport di Termoli”, fino al Bronzo di Monaco.

Quindi il sofferto addio a Barletta, dopo un esitante tergiversare, e il suo lungo peregrinare, portando il nome della città sui più prestigiosi stadi di tutto il mondo, tra un’Olimpiade e un campionato europeo, da dove ci avrebbe dispensato tante irripetibili emozioni. E come non rievocare i suoi ritorni, anch’essi densi di un’inesprimibile gioia, l’unico velocista al mondo ad aver partecipato a cinque Olimpiadi e – dell’ultima, a Seul – portabandiera della nostra compagine nazionale!

Anche il resto della sua vita, lontano dai campi di gara, ricostruito fra le testimonianze sparse della seconda parte della sua intensa esistenza, la visse, da par suo, sempre impegnato ai massimi livelli: la creazione di una biblioteca con 100mila volumi, 4 lauree, autore di 20 libri, protagonista scomodo di molte battaglie federali, polemista di razza sempre all’avanguardia sulla linea del fuoco delle più arroventate dispute sul doping, parlamentare europeo, amabile conversatore con i giovani per i quali la sua vita sarà sempre di stimolo e di esempio, soprattutto oggi che non c’è più.

Renato Russo

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