Matrimoni precoci e forzati, doveroso renderli reati

matrimoni precoci

Sognare di incontrare il  “principe azzurro” che ti faccia battere il cuore, come nella più belle delle favole, non è concesso a tutte.

Private del diritto di scegliere se, quando e con chi sposarsi, sempre più adolescenti sono costrette ad abbandonare gli studi e obbligate a diventare madri troppo presto.

Sono circa 12 milioni ogni anno in tutto il mondo le bambine e ragazze (più di una su 5) che si sposano prima di aver compiuto i 18 anni.

I tassi più elevati di diffusione del fenomeno si riscontrano nell’Asia meridionale e nell’Africa subsahariana.

In Bangladesh, Mozambico, Repubblica Centro Africana e Niger, più del 40% delle ragazze tra i 15 e i 19 anni sono sposate.

Il fenomeno non è sconosciuto in Italia dove riguarda generalmente giovani nate nel nostro Paese da famiglie straniere.

 Sono tante le cause dei matrimoni forzati ma tra le principali vanno annoverate la povertà e le norme sociali e religiose che accettano tali matrimoni.

Analizziamo la vigente disciplina per poi considerare il disegno di legge sui matrimoni forzati, attualmente in esame in Parlamento, nonché la proposta formulata dall’Autorità Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza circa la necessità di intervenire non solo sui matrimoni forzati ma anche su quelli precoci.

Quale protezione offre la legge italiana?

In Italia, a differenza che in altri Paesi europei, non esiste una legge che faccia riferimento al problema dei matrimoni forzati o precoci.

Il vuoto normativo più forte riguarda questi ultimi.

 All’uopo, con il precipuo intento di  evitare che tante ragazzine vengano private del proprio presente e del futuro, il Comitato sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Onu  ha da poco rivolto all’Italia la raccomandazione di eliminare le eccezioni attualmente vigenti che consentono di celebrare il matrimonio ai minori di 18 anni.

Infatti, l’art. 84 del codice civile stabilisce l’età per la capacità matrimoniale nei 18 anni, nel contempo prevedendo la possibilità eccezionale di un abbassamento a 16 anni attraverso l’istituto dell’emancipazione, vagliata dal tribunale per i minorenni, qualora sussistano gravi motivi.

Il vero problema concerne l’assenza di tutela in ambito penale ed infatti, per quanto concerne il matrimonio forzato, se è vero che attualmente non sussiste un’apposita norma è altrettanto vero che i predetti matrimoni sono riconducibili ad altre fattispecie penalistiche quali la violenza privata o il sequestro di persona mentre, per quanto riguarda i matrimoni precoci questi, pur non essendo consentiti dalla legge civile, non sono puniti penalmente salvo nelle ipotesi in cui si configuri il reato di atti sessuali con minorenne ex art. 609 quater c.p.

A sollecitare l’urgenza di una normativa a tutela dei diritti dei più piccoli è anche la Convenzione ONU che all’art. 3 sancisce il principio del superiore interesse del minore che deve rappresentare il criterio-guida per gli adulti in tutte le scelte che li riguardano.

Di non minore importanza l’art. 19 che riconosce il diritto ad essere protetto da ogni forma di maltrattamento, abuso o sfruttamento da parte di chiunque.

 Infine, la Risoluzione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite del 2 luglio 2015 sollecita tutti gli Stati membri ad emanare leggi volte a prevenire il matrimonio precoce e forzato e proteggere i soggetti a rischio.

Con l’intento di introdurre nel codice penale il reato di matrimonio forzato (affinché la questione trovi tutela in via diretta) è stato elaborato il disegno di legge n°174, assegnato alla 2° Commissione Giustizia del Senato che finalmente ha avviato l’esame.

 Cosa prevede il disegno di legge?

Sono tre gli articoli che il testo normativo intende introdurre nel codice penale.

L’art. 609 terdecies prevede la reclusione da tre a sette anni per chi, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità o di relazione domestica, costringa un minore di età a contrarre vincolo di natura personale con sé o con terzi, anche in un Paese estero.

Il successivo art. 609 quaterdecies  innalza la pena dai 5 ai 10 anni di reclusione se il fatto è commesso dal genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, parenti o affini entro il quarto grado e da chi ha la cura del minore.

Una pena ancor più elevata (da sette a 12 anni) verrà inflitta  se il fatto è commesso  in danno di minore che non abbia compiuto i dieci anni.

 Il disegno di legge non si limita a prevedere la reclusione ma affianca a questa delle pene accessorie (art. 609 quindecies) quali la perdita della responsabilità genitoriale, l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno.

L’intervento dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza in merito ai matrimoni precoci

Convinta  della doverosità per lo Stato di proteggere il fanciullo, l’Autorità Garante si è detta in queste settimane favorevole all’introduzione del reato di matrimonio forzato sottolineando, tuttavia, la necessità di non trascurare il fenomeno dei matrimonio precoci, ovvero di quelli contratti in presenza di consenso ma troppo presto.

 Ha così palesato il suo timore circa il riferimento alla “costrizione” contenuto nel disegno di legge.

A suo dire, questo farebbe supporre la volontà di sanzionare unicamente il matrimonio forzato.

Ha così precisato che un matrimonio precoce è da considerare comunque forzato in quanto sotto l’età stabilita dalla legge il consenso della persona minorenne, per quanto dalla stessa dichiarato, non può essere considerato libero, consapevole ed informato.

E’ indubbio che il fenomeno dei matrimoni precoci e forzati in Italia sia oggi in gran parte sommerso.

A volte si sente affermare che il problema non concerne il nostro Stato perché il matrimonio viene celebrato in altro Paese, tuttavia sovente le condotte preparatorie al matrimonio maturano in Italia.

Con la speranza che a nessuna bambina/ragazza venga più negata la spensieratezza, pur riconoscendo l’importanza delle norme che si mira ad introdurre è necessario che a queste si affianchi un lavoro di prevenzione a scuola.

 Non si può ignorare infatti il ruolo chiave svolto da quest’ultima  atteso che molte richieste di aiuto avvengono tra quelle mura con confidenze fatte ad insegnanti o amici.

Occorre che i docenti prestino attenzione ad assenze prolungate da scuola oltre che ad un’improvvisa decisione di abbandono anche perché un’adeguata istruzione consentirebbe di conoscere i propri diritti e rivendicarli.

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