Marvel e Netflix, tra alti e bassi: si tirano le somme con i “Defenders”

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Più volte, parlando di cinecomics, si è avuto modo di lodare quella che è, principalmente, la vera causa dell’enorme successo cinematografico della Marvel a dispetto della rivale DC, ovvero un’organica e (quasi) granitica programmaticità e coerenza che tiene insieme gli innumerevoli film dei Marvel Studioso in maniera coerente, lasciando pochi punti deboli (vedasi la questione relativa al tempo intercorso tra la seconda pellicola dedicata ad Iron Man e l’ultimo film Marvel approdato nelle sale, “Spider-Man: Homecoming”) in un progetto che è tanto inattaccabile quanto godibile.

Il grande progetto Marvel però non si limita solo alle produzione per il grande schermo, bensì le produzioni televisive ricoprono anch’esse un ruolo di primo piano: abbiamoper esempio la serie “Agents of Shield” o, ancora, “Inhumans”, che a breve approderà sui teleschermi. Ma oggi vogliamo concentrare l’attenzione sul progetto nato dal connubio tra Marvel e Netflix, un connubio nato sotto i migliori auspici.

Consapevoli dei limiti del mezzo e di budget, il colosso dello streaming e la Casa delle Idee hanno deciso di portare sulla piattaforma stessa le storie di eroi notoriamente “di strada”, legati cioè più all’appartenenza al proprio quartiere e meno coinvolti in minacce globali o, peggio, cosmiche come accade nei prodotti per il grande schermo.

È nata così la serie dedicata al “Diavolo Custode” di casa Marvel, Daredevil, che ha saputo dimostrare come un prodotto del genere possa essere realizzato in maniera a dir poco ineccepibile e intrattenere anche i meno avvezzi ad avvicinarsi al genere, senza risparmiarsi però sui dettagli più fumettistici; poi seguita una serie dedicata a Jessica Jones, molto ben riuscita nell’intento di trasporre sullo schermo quello che nei fumetti è un vero e proprio poliziesco in salsa supereroistica, e poi le serie che hanno però ridimensionato le aspettative del pubblico: prima, una seconda stagione di “Daredevil” non brillante come la precedente, poi la macchiettistica “Luke Cage”, dedicata al personaggio omonimo che è stato molto più apprezzabile come spalla di Jessica Jones piuttosto che improvvisato paladino dei diritti dei neri, e il davvero poco riuscito “Iron Fist”, in cui buona metà delle puntate è letteralmente da buttare.

Le problematiche di questi prodotti, pur nella loro diversità, sono state sempre le stesse: un ritmo a tratti troppo lento per un prodotto del genere, difficoltà nel caratterizzare degnamente i personaggi e una pessima gestione dei Villain, escludendo però le prime due serie prodotte dal connubio Netflix-Marvel (in cui i cattivi, interpretati da Vincent D’Onofrio e David Tennant, sono stati a dir poco esemplari e tra i migliori dell’intero Marvel Cinematic Universe).

Ma il progetto è andato avanti e l’intenzione ultima dello stesso era una sola: portare sul piccolo schermo una versione più “urbana” degli Avengers: ecco dunque arrivare alla serie, approdata su Netflix il 18 agosto, dedicata ai “Defenders”, un gruppo supereroistico composto dai protagonisti delle quattro serie create in precedenza intenti a combattere un nemico comune, i pericolosi membri della Mano.

Si è da subito voluto evitare di ripercorrere gli stessi errori delle altre produzioni, accorciando il numero di episodi (da 13 a 8) e cercando subito di focalizzare tutto sulle relazioni tra i personaggi e cercando di creare un villain di spessore, interpretato da una sempre convincente Sigourney Weaver.

Ma “Defenders” è un prodotto che convince solo a metà, perché comunque ripresenta i vecchi errori di sempre e, soprattutto, sconta non solo la sua natura più “povera” rispetto alle produzioni cinematografiche, ma anche tuti gli errori di caratterizzazioni relativi ai protagonisti di serie precedenti, Iron Fist su tutti.

Il personaggio di Iron Fist, ossia Danny Rand, orfano addestrato dai monaci du K’un L’un per divenire l’arma definitiva contro la Mano, è quello che senza dubbio presenta la maggiore quantità di difetti: caratterizzato come un bambino viziato nonostante la vita di privazioni, incapace di combattere decentemente nonostante si sia addestrato nelle arti marziali per 15 anni, il personaggio interpretato da un a dir poco inadatto Finn Jones (che avrà fatto la sua figura in armatura in “Game of Thrones” ma con le arti marziali è dannatamente impedito) mina buona parte della bontà della serie, visto che, senza fare spoiler, è attorno a lui che girano tutte le mire dei cattivoni guidati dal personaggio della Weaver, Alexandra.

Tutti i personaggi provenienti dalla serie “Iron Fist” (due dei membri della Mano, Bakuto e Madame Gao,  e lo stesso Danny, con l’eccezione del suo co-primario nonché interesse amoroso, Coleen) nonché la centralità della vicenda che vede legati i monaci della città paradisiaca himalayana e i cattivoni di turno subiscono così tanto dagli errori del passato che fanno scadere per molto tempo tutte le dinamiche attorno cui ruota la storia quasi nel ridicolo.

Neanche Luce Cage, interpretato da un Mike Holter perfetto per il ruolo, ha sofferto così tanto il suo passato: pur provenendo da una serie che, sotto molti punti di vista, è di qualità inferiore ad “Iron Fist”, il personaggio ha svolto il suo ruolo di “power house” del gruppo in maniera egregia, venendo utilizzato per di più benissimo nelle dinamiche tra personaggi. È evidente che i numerosi dialoghi tra Cage e Iron Fist siano una semplice introduzione al duo, famoso nei fumetti, degli “Heroes for Hire”, ma le dinamiche tra i due fanno ben sperare ad una buona riuscita del duo in futuro, anche con la permanenza di Finn Jones nell’universo Marvel.

Trattati ancora male i Villain: i cinque capi dell’organizzazione malvagia, capitanati dall’Alexandra di Sigourney Weaver, soffrono di un grave difetto, oltre quello della caratterizzazione piuttosto superficiale, che però non possiamo specificare visto che andrebbe ad inficiare la visione della serie. Per chi già è veterano di queste produzioni, vi basti sapere che a circa metà stagione succede quanto accade ai villain nelle ultime tre produzioni Marvel su Netflix.

Ultimo punto debole, i combattimenti con protagonista, o anche solo co-primario, il personaggio di Finn Jones: dovendo coprire il continuo cambio tra l’attore e il suo stunt man, le scene d’azione che lo vedono coinvolte risultano caotiche e spesso incomprensibili.

Ma, terminata la filippica, è giusto lodare la serie per tutto ciò che di buono ha realizzato ed ereditato, specie tutti i personaggi provenienti da “Daredevil” e “Jessica Jones”, tutti perfettamente nella parte, capaci di creare una serie di relazioni credibile e appagante, mai scontata o ridicola. Il rapporto interpersonale tra i Defenders, in effetti, è forse il fiore all’occhiello della produzione, tolti sempre gli eccessi dovuti al personaggio di Danny Rand, e vanno ad esplorare lati delle personalità dei protagonisti spesso poco approfonditi anche nelle loro serie originali. Un plauso al rapporto tra la Jessica Jones di Kristen Ritter e il Matt Murdock/Daredevil di Charlie Cox, che insieme hanno letteralmente dominato lo schermo quando protagonisti di scene spesso fondamentali.

Da non sottovalutare anche i rapporti tra eroi e cattivi, il cui emblema è il combattuto amore tra Daredevil e Elektra, rediviva assassina della mano che ha perso la memoria della vita precedente trascorsa in un rapporto di odio/amore con Matt. Tra i villain sicuramente Elektra è quella che soffre meno un certo appiattimento, per quanto la precedente caratterizzazione avvenuta nelle due stagioni di “Daredevil” hanno contribuito ad aggiungere un qualcosa che forse, stando la ristrettezza dei tempi proporzionata al numero dei personaggi, altrimenti non ci sarebbe stata.

Da lodare e promuovere quasi a pieni voti la regia: tolti i difetti relativi alle scene di azione con il poco avvezzo Finn Jones e la lentezza nel ritmo delle prime due puntate, pure legittima, tutte le altre idee relative alla regia sono funzionali e rendono facilmente caratteristica questa produzione. Anche solo il cambiare il colore del filtro visivo a seconda di quale dei quattro protagonisti è in scena è motivo di plauso, ma in generale la costruzione delle scene, la gestione delle inquadrature in modo da rendere le scene dinamiche anche nei momenti più statici e le varie citazioni alle tecniche registiche più caratteristiche delle quattro serie precedenti sono tutti fattori che aumentano il livello della regia stessa.

Criticabile forse un certo utilizzo nella camera durante i dialoghi con queste continue inquadrature con il dialogante tutto spostato su una metà di schermo e la telecamera letteralmente sulla spalla dell’interlocutore; una tecnica forse abusata nelle prime puntate ma che poi ha lasciato spazio ad un montaggio più semplice delle scene.

In definitiva, “Defenders” non si assesta come la migliore delle serie Marvel approdate su Netflix, eppure risolleva i cali di qualità di “Luke Cage” e “Iron Fist”; si rivela come un prodotto assolutamente valido ma non eccezionale come i precedenti “Daredevil” e “Jessica Jones”, capace di intrattenere e di tirare fuori molte idee originali nonché spunti interessanti per tutte le altre serie che vedranno le loro nuove stagioni prendere piede proprio dal finale di questa “reunion”.

Tanta azione, divertimento con un occhio di riguardo per le relazioni interpersonali, il tutto in parte toccato dalla scelta di aver posto il personaggio dell’Iron Fist al centro dell’intera vicenda, non perché fumettisticamente non abbastanza ricco di “lore” per reggere il ruolo, anzi, ma perché vittima di un adattamento non sempre brillante ed un attore francamente poco adatto al ruolo(non per quanto riguarda la razza, come molti leoni da tastiera hanno affermato in passato, visto che il personaggio nei fumetti è anch’esso bianco, biondo e con occhi azzurri, ma per la totale lontananza dell’attore a ciò che caratterizza il personaggio stesso).

Insomma, una buona prova di pure intrattenimento per mamma Marvel, nella speranza che si possa solo andare sempre meglio!

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Vittorio
Vittorio Grimaldi è nato il 17 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Casardi" di Barletta, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Appassionato ed esperto di folklore e mitologia, gestisce dal 2013 il canale youtube a tale materia dedicato "Mitologicamente". Giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, dal 2014 è stato cronista politico della testata online Barletta News fino a dicembre 2017.

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