Nella mattinata del 21 marzo scorso è morta Madre Anna Maria Cànopi. E’ significativo che sia entrata nella luce del Signore nel medesimo giorno e nello stesso modo in cui morì San Benedetto abate, sotto la cui regola ha militato per tanti anni: pregando (così come ha vissuto), insieme alle ottantasette sorelle della comunità benedettina dell’Abbazia di Mater Ecclesiae, da lei fondata nell’Isola di San Giulio sul lago d’Orta (No). Avrebbe compiuto 88 anni il 24 aprile.

Così si è espresso il vescovo di Novara, mons. Franco Giulio Brambilla, nell’apprendere la notizia del suo decesso: “Madre Anna Maria ci lascia un’enorme eredità. In quasi mezzo secolo di abbaziato a San Giulio ha reso la piccola Isola sul nostro lago d’Orta un centro pulsante di spiritualità, che lei, così esile e riservata, ha saputo animare con un’incredibile forza che si nutriva nel quotidiano dialogo con il Signore”,

Donna di profonda spiritualità e di grande cultura, ha saputo dare un nuovo impulso di vitalità al monachesimo che in questi ultimi anni ha dato segni di declino. Infatti, da quell’11 ottobre 1973, quando su richiesta del vescovo di Novara Aldo Del Monte diede inizio alla vita monastica sull’Isola di San Giulio, Madre Cànopi è divenuta una “calamita”, attirando una moltitudine di giovani al fascino della regola  – quella del Santo Patriarca del monachesimo di Occidente –, antica oltre mille anni e che lei ha saputo rendere attuale, tanto da non riuscire più a contenere le numerosissime vocazioni in un unico “nido”.

Per affinità di ideali e prassi di vita, nel 2006, in vista dell’apertura della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del servo di Dio don Ruggero Caputo, fu chiesto a Madre Cànopi di accettare l’incarico di “Teologo Censore” per gli scritti del suddetto Servo di Dio, da lei definito “un appassionato cultore della vita consacrata”. Nell’espletare questo compito la Madre ha saputo ben mettere in luce tutti gli aspetti della figura sacerdotale di don Caputo: “Chiamato al ministero della direzione spirituale per discernere e coltivare la vocazione divina nei giovani e nelle giovani delle parrocchie di cui era semplicemente coadiutore del parroco”, di cui “don Ruggero aveva certamente un carisma particolare per questo apostolato: lo dimostra il fatto che nell’arco di pochi anni abbia orientato centinaia di giovani alla vita consacrata, soprattutto alimentando di vocazioni femminili molti monasteri e istituti religiosi”.

Dove è riposto il segreto di tanta fecondità vocazionale di queste due anime elette dei nostri giorni? La risposta ce la da la stessa Madre Anna Maria Cànopi, affermando nella già menzionata relazione di don Caputo: “Il suo zelo era veramente eccezionale e sempre sostenuto dall’amore per Gesù” che “fu sempre il suo Tutto, e che dedicandosi alla cura delle anime non aveva altro intento che di generare in esse il Cristo e di accrescere la santità della Chiesa a gloria di Dio”. Sia lei che il nostro santo sacerdote avevano piantato le loro radici ai piedi del Tabernacolo; per questo Madre Cànopi, parlando di questa figura sacerdotale pugliese, confortata, esultò nell’affermare che: “Egli vedeva la vocazione della claustrale come una partecipazione alla vita di Gesù nel Tabernacolo”.

A coronamento della sua relazione Madre Cànopi, nel confermare l’attualità del messaggio e dell’attività del nostro servo di Dio don Ruggero Caputo, sottolineerà l’altro aspetto che lo ha contraddistinto: “Per quanto poi riguarda il suo instancabile e illuminato zelo nell’orientamento vocazionale dei giovani, egli può essere un esempio stimolante da additare a quanti – sacerdoti e laici – oggi si dedicano alla pastorale giovanile”.

Dopo aver svolto il compito chiestole dall’arcivescovo mons. Giovan Battista Pichierri, la Madre Abbadessa di San Giulio d’Orta così si esprimerà nella missiva del 19 marzo 2006: “Eccellenza Reverendissima, ho ricevuto il generoso contributo per il mio piccolo servizio in favore della Causa di Beatificazione di d. Ruggero Caputo. Grazie! Per me era già un dono grande l’aver potuto conoscere questo Santo Sacerdote!”.

Sappiamo guardare a queste luminose figure che il Signore al momento opportuno fa risplendere nel firmamento della Chiesa, soprattutto quando sembra che prevalgano le tenebre. I santi ci aiutano a non soccombere e a proseguire con slancio sempre più rinnovato il nostro cammino di fede e a portare avanti la nostra bella testimonianza a favore degli altri: “perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5, 16).

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