“L’Ordalia di Barletta”: l’imperdonabile evoluzione del dialogo in violenza

disfida

Abbiamo raggiunto e superato il limite massimo dell’accettazione.

Inutile perdersi in perifrasi per descrivere quanto sta accadendo ultimamente a Barletta, città in cui abbiamo dovuto prendere atto prima delle lettere minatorie e anonime inviate a Michele Partucci, di cui abbiamo già parlato e riportato le parole dei diretti interessati, per arrivare all’evento scabroso accaduto solo poche ore fa, ovvero gli atti vandalici perpetrati alla sede del Comitato Italiano Pro Canne della Battaglia, evidentemente non semplice frutto di un deprecabile atto di vandalismo come tanti ma più probabilmente diretti a minacciare, in maniera tanto esplicita quanto poco verbale l’attuale presidente del Comitato, il collega Nino Vinella.

Che le critiche politico-sociali negli ultimi tempi si fossero fatte più aspre è una cosa che non è sfuggito a nessuno: in campo istituzionale, maggioranza, schieramenti interni e divergenti nella stessa, e l’opposizione hanno ingaggiato una battaglia fatta di proclami e comunicati stampa sempre più velenosi, spesso costellati da risposte estreme e comportamenti tanto irrazionali quanto potenzialmente minatori per la stabilità, già fin troppo provata, della città. Basti pensare alle sistematiche minacce di abbandonare l’aula nel corso dei consigli comunali, ma anche la minaccia delle dimissioni del sindaco Cascella avvenuta pochi mesi fa.

Non è sfuggito a nessuno nemmeno che le celebrazioni di quest’anno per la Disfida abbiano riacceso molto più che violentemente le polemiche tra le forze politiche in gioco: accuse di poca trasparenza, poca utilità, scelte poco oculate sulla gestione delle risorse e troppa autoritarietà sono letteralmente piovute addosso all’amministrazione comunale, e tra le varie voci che hanno partecipato a questo coro di indignati c’è stato per l’appunto il giornalista Vinella, vittima di atti vandalici.

La risposta dell’amministrazione è stato l’invio, senza tentativo di mediazione e appianamento delle divergenze in maniera più dialettica e pacata, al revisore dei conti di tutte le carte riguardanti gli appalti e gli affidamenti alle imprese che hanno contribuito alla realizzazione della Disfida 2015. Di certo, con questa mossa, l’amministrazione, soprattutto nella persona del sindaco, ha voluto con fermezza dimostrare di non temere nessun controllo e di aver agito nel massimo della trasparenza, ma ciò non toglie che l’ennesima risposta ferma potrebbe aver in effetti esacerbato più del necessario il clima.

Ma anche così le critiche non si sono fermate dopo l’invio dei documenti e, anzi, si sono fatte sempre più pressanti, e sono continuate anche su altri aspetti critici della città, come le opere di urbanizzazione della zona 167, le quali hanno scatenato l’ennesimo bisticcio, per voler usare un eufemismo, tra maggioranza e opposizione, che seppur solo a suon di comunicati si è acceso di toni davvero poco consoni ad una dialettica politica corretta. E dopo tutte queste tensioni, infine, sono giunte le clamorose notizie su citate.

Nasce dunque l’idea che Barletta, dopo la disfida, si stia apprestando ad affrontare un’ordalia nel vero senso del termine, impietosa e ingiustificabile. Solo ieri eravamo tutto “Charlie”, tutti a gridare alla libertà di parola e di opinione, e assistiamo al triste e deprecabile spettacolo di due cittadini, impegnati nel sociale, che sono minacciati, in maniera più o meno esplicita, di tacere, “tenere la bocca chiusa” a meno che non vogliano vedere la loro lingua mozzata e i loro beni e la loro vita distrutti.

Manifestiamo dunque pubblicamente la vicinanza a queste due vittime di minacce e più in generale si vuole approfittare di questa occasione per reclamare, ancora una volta, il rispetto al diritto assoluto e imprescindibile di libertà di parola e ad un confronto serio e ovviamente non violento o viziato da orgoglio inutile e dannoso, mirato soprattutto a risolvere i problemi della città e, soprattutto oggi alla luce di tutti questi avvenimenti, eradicare con fermezza e senza mezzi termini queste pratiche violente, assicurare alla giustizia i colpevoli di una condotta che dovrebbe essere impensabile ai giorni nostri e smetterla una volta e per tutta con la logica del più forte.

Noi tutti meritiamo di meglio. Barletta merita di meglio.

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